“Pinocchio dal Maghreb” in scena nel Carcere di Ivrea (www.teatroacanone.it)

“Pinocchio dal Maghreb”

in scena nella

Casa Circondariale di Ivrea

il 4 e 5 giugno

ore 14

 

Progetto “Al di là del muro”

diretto dall’Associazione Volontari Penitenziari (AVP) di Ivrea
Regia: Luca Vonella
Costumi, scenografie: Anna Fantozzi
Con: Beata Kalis, Enzo Bertone ed i detenuti della Casa Circondariale di Ivrea. 

 

 

 


FATA TURCHINA: Dove sei stato, figlio mio dagli occhi scuri? Dove sei stato, mio caro ragazzo? 
PINOCCHIO: Ho inciampato sul fianco di dodici montagne brumose, ho strisciato su sei strade tortuose, sono andato dentro a sette cupe foreste, sono stato davanti a una dozzina di oceani morti, mi sono addentrato per diecimila miglia in una tomba.
FATA TURCHINA: E cosa hai udito figlio mio dagli occhi scuri, cosa hai udito?....

Pinocchio è una fiaba che tutti conosciamo. E’ conosciuta persino in Marocco e in Africa centrale. E’ un patrimonio dell’immaginario collettivo. E’ entusiasmante adattare la favola di Pinocchio al contesto in cui prende nuovamente vita. I testi classici, mutano a seconda dell’essere umano che li “calza” e sono sempre capaci di dirci qualcosa di nuovo.

Il Teatro a Canone, con i volontari dell’AVP di Ivrea, ha fatto tutto ciò con i detenuti del carcere di Ivrea grazie al progetto “Al di là del muro”. 

 

vedi anche

http://www.rossetorri.it/pinocchio-dal-maghreb-in-scena-nella-casa-circondariale-di-ivrea-il-4-e-5-giugno/

 

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Gustavo Pietropolli Charmet

L'insostenibile bisogno di ammirazione

 

2018 Collana Tempi Nuovi, Edizioni Laterza

 

In pochi anni e con un'accelerazione imprevedibile è successa una catastrofe: sono spariti il Patriarcato e il suo rappresentante più noto, il Padre. Il loro posto è stato occupato dal Sé, è lui che comanda e sancisce il giusto dall'ingiusto. L'individuo, insensibile alle regole e alle leggi e in assenza di grandi narrazioni condivise, pretende di realizzarsi e di ottenere con facilità ricchezza, benessere e potere sociale. Se nelle società del passato l'urgenza era quella di adeguarsi alle regole e alla legge del Padre, oggi il desiderio più profondo dei ragazzi - ma sempre di più anche degli adulti - è quello di suscitare ammirazione. E se non c'è l'ammirazione, c'è la vergogna: risulta intollerabile l'idea di essere considerati brutti, insignificanti, privi di fascino. Alla caduta dell'etica condivisa ha corrisposto l'enfasi sull'estetica, sul potere della seduzione, sull'esibizione spudorata di doti spesso inesistenti. Ecco perché oggi la paura di essere inadeguati, di non essere all'altezza delle aspettative, di non essere desiderabili, è divenuta la causa più diffusa di sofferenza mentale.

 

L'Autore

 

Gustavo Pietropolli Charmet è uno dei più importanti psichiatri e psicoterapeuti italiani. È stato primario in diversi ospedali psichiatrici e docente di Psicologia Dinamica all’Università Statale di Milano e all’Università di Milano Bicocca. Nel 1985, con l’appoggio di Franco Fornari e con altri soci, ha fondato l’Istituto Minotauro di cui è stato presidente fino al 2011 e di cui è tuttora socio. Attualmente, presso il Minotauro, è docente della Scuola di Psicoterapia dell’Adolescenza ARPAD ed è il Direttore Scientifico del Consultorio per Adolescenti. A Milano è Presidente del C.A.F. Onlus - Centro Aiuto alla Famiglia in Crisi e al Bambino Maltrattato - e Direttore clinico del Progetto TEEN Comunità Residenziale e Centro Diurno. È Direttore Scientifico della collana “Parenting” della BUR – Rizzoli e della collana “Adolescenza, educazione, affetti” dell’Editore Franco Angeli; ha diretto la collana “Biblioteca dei genitori” del Corriere della Sera. È autore di numerosi saggi sull’adolescenza e dal 2014 è Direttore Scientifico del Festival della Mente di Sarzana.