DIPENDENZE PIU' DIFFICILI DA SUPERARE? QUELLA AFFETTIVA E' LA PEGGIORE (Cufrad.it)

ALCOOL? COCAINA? FUMO? CIBO?

NO, TRA LE DIPENDENZE PIÙ COMUNI, QUELLA AFFETTIVA È LA PIÙ COMPLICATA


La dipendenza affettiva è la più difficile da superare. Lo sostiene lo psicologo statunitense Stanton Peele, esperto internazionale di dipendenze e autore di numerosi saggi sull'argomento. Lo studioso ha stilato una classifica che ordina tipi diversi di dipendenza (cocaina, alcol, fumo...) sulla base della difficoltà a superarli: la dipendenza affettiva occupa il primo posto, risultando così la più complicata. Ma il messaggio più importante di questa analisi è che si può uscire da qualunque tipo di dipendenza.

L'esperto sottolinea infatti come nel mondo occidentale si sia affermato un vero e proprio marketing delle “dipendenze”, si tenda a medicalizzare qualunque aspetto dell'esistenza e di come sia invece necessario approcciare questa condizione nella sua globalità di danno fisico, psichico e relazionale. Puntando per risolverla non per forza all'astinenza ma ad un controllo sempre maggiore da parte del soggetto dei suoi comportamenti dannosi e della sua vita in genere, sostenendo un processo di “guarigione naturale”. La dipendenza non è una patologia cronica del cervello o un fenomeno biologico ma un processo che può essere indagato solo soggettivamente in termini di valori, finalità, motivazione, esperienza, relazioni. Soprattutto, dalla dipendenza, di qualunque tipo, si può uscire, non è una condizione permanente e sempre uguale.
Lo racconta con leggerezza Sara Gazzini nel nuovo libro "C'è chi dice di volerti bene", storia di 4 donne del gruppo "Innamorate anonime" che sotto la guida di una love coach imparano che lasciare andare un uomo, o meglio il pensiero, l'ossessione che ci lega a lui, è possibile.
La maggior parte dei “dipendenti” rinuncia alla propria dipendenza in un modo o nell'altro, quindi tutti possono farlo. Senza sottovalutare ovviamente la gravità di queste situazioni, la difficoltà ad uscirne e il bisogno di aiuto spesso necessario. Caterina, Sveva, Giulia, Bianca si ritrovano in uno scantinato di Firenze una volta a settimana per abbandonare la loro dipendenza sotto la guida di una love coah che ha istituito una terapia di gruppo per "Innamorate anonime"; donne dipendenti da una telefonata, da un sms, da una spunta blu di Whatsapp. Soffrono tutte per un amore sbagliato che cui non riescono a gettarsi alle spalle. Hanno bisogno di guarire dal mal d'amore, sono affette da dipendenza affettiva.

Ecco la classifica, in ordine inverso di difficoltà, delle sette dipendenze più difficili:

7- Cocaina: L'uso di questo stupefacente ha raggiunto il picco negli anni '80. Studi a lungo termine hanno tuttavia rilevato che i consumatori nel tempo sanno controllare o interromperne l'uso, pare infatti che meno del 10 per cento di questi tossicodipendenti continuino a soffrire di dipendenza per lunghi periodi.

6-Alcol: è la dipendenza più “chiacchierata”, anche in termini scientifici. Secondo molti esperti l'alcolismo è irrimediabile senza trattamento. Eppure alcune indagini su larga scala condotte negli Stati Uniti sul consumo di alcol e droghe indicano che solo una piccola parte dei soggetti definibili ad un certo punto della vita come dipendenti da alcol ha continuato ad abusarne mentre la maggior parte ha smesso senza nessun tipo di trattamento.

5-Psicofarmaci. Le benzodiazepine sono gli psicofarmaci utilizzati per la cura dell'ansia e dell'insonnia a cui è riconosciuto l'effetto di indurre astinenza, molto simile a quella causata da alcol o droghe. In generale più alte sono le dosi e maggiore è la durata della dipendenza, più lungo è il tempo necessario per diminuire le dosi del farmaco. E arrivare a sospenderlo

4- Eroina. È stato scritto molto sulla dipendenza da eroina. Ma non abbastanza, secondo l'autore, su come assuma aspetti variabili e sia paragonabile a quella da farmaci antidolorifici e analgesici potenti. Negli USA dilaga la dipendenza dei cosiddetti farmaci “pain killer”,antidolorifici da sballo che promettono la calma chimica. Secondo Stanton Peele, inoltre, non si fa abbastanza informazione sul fatto che da queste dipendenze si può uscire. I dati di tre grandi indagini condotte nel 2013 dal Boston College a livello nazionale su uso di dorghe e salute mentale mostrano che le persone possono smettere in qualsiasi fase della propria dipendenza, smentendo le previsioni di progressive e croniche ricadute.

3- Fumo. La nicotina è il principale ingrediente che causa dipendenza da tabacco. Tra cocaina, alcol e sigarette, quest'ultimo tipo di dipendenza viene considerato il più difficile da cui uscire. Tuttavia, milioni di persone hanno smesso di fumare. Lo studioso fa notare come comunemente si possono trovare ex fumatori “disintossicati” senza l'aiuto di interventi farmacologici o di terapie di sostegno.

2-Cibo spazzatura. Può essere considerata la dipendenza da sostanza più difficile da superare. Si riferisce a tutti gli alimenti di conforto, invitanti ma ingrassanti che privano i consumatori di anni di vita più di qualunque altra sostanza. Sebbene il sovrappeso sia disapprovato non ha ancora lo stigma come invece ce l'hanno droga, alcol e sigarette, così le dipendenze alimentari nascoste (ma anche quelle non così nascoste) sono tollerate, pur provocando gravi danni alla salute.

1- Dipendenza affettiva. Secondo Stanton Peele questa è la più temibile tra tutte. Abbiamo idea di come possano sentirsi i fumatori senza sigarette, certo, ma pensiamo a cosa vivono le persone quando perdono una relazione sentimentale di lunga durata o anche quando devono stare accanto a qualcuno che non amano. 

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

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 Claudio Rabbia

LA MIA VITA CON IL PARKINSON SULLE NOTE DEL TANGO

 

ArabaFenice Edizioni

2018, € 16,00, pag.176

 

Claudio Rabbia racconta con ironia la sua vita, dalle prime bravate da bambino all'incontro con Ivana, dalle difficoltà economiche alla scoperta del Parkinson che, a soli 44 anni, con due figli ancor piccoli, gli stravolge l'esistenza.
Dopo iniziale depressione decide di combattere la malattia a viso aperto, memore delle parole di suo padre "Se non ci riesci prova a fare al contrario di quello che hai fatto finora". Così Claudio studia nuove strategie per affrontare tutti gli ostacoli che la malattia porta al movimento.
Seguendo questa nuova strada si accorge che, dopo aver ballato il Tango argentino, sta meglio: ritrova l'equilibrio, i movimenti sono più sciolti, anche la calligrafia cambia. Ne parla con i suoi medici e da quel momento la sua vita cambia direzione.

QUARTA DI COPERTINA

Mi rimboccai le maniche cercando di dimenticare la frase "Non si guarisce, è una malattia degenerativa". Non volevo limitarmi a cercare stratagemmi per sopravvivere. Da quando misi in pratica quesa teoria, cioè non limitarmi ai consigli dei medici ma provare ad andare oltre, pur non sapendo ancora come, mi accorsi di sentirmi meno depresso. Trovare una speranza diversa dalle solite mi faceva acquisire fiducia in me stesso.
Ora avevo chiara la mia situazione: era come se avessi due personalità dentro di me. Mi dividevo fra la parte mia normale e la parte ammalata: da una parte ero Claudio Rabbia, dall'altra ero Claudio Parkinson. Quindi non ero tutto da buttare, metà di me era normale.
Difficile la convivenza dei due Claudio: il primo sempre attivo e allegro, il secondo ogni volta più lento e malinconico. Questo era il mio nuovo mondo.
Tenere divisi questi due personaggi è stato utile, a mio parere. Non ho mai condiviso la teoria degli psicologi che cercano in tutti i modi di farti accettare "la situazione". Non posso accettare la convivenza in me di un qualcosa che mi fa stare male. CR sta bene e non deve fermarsi per aspettare CP che è lento e che fa stare male. Che provi a correre più veloce se vuole raggiungermi, intanto non ce la farà mai. CR sarà sempre davanti. Accettai così la sfida con Mister park.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Claudio Rabbia nasce a Cuneo il 16 settembre 1956. La sua famiglia è composta da papà Angelo e mamma Lucia, due sorelle più grandi di lui, Concetta ed Elsa, e due fratelli più piccoli, Paolo e Alberto. Terminata la terza media inizia a lavorare nell'azienda agricola di famiglia a Roata Chiusani.
Il 23 maggio del 1981 si sposa con Ivana Revelli e, dalla loro unione, nascono Maurizio nel 1982 e Andrea nel 1986.
All'età di 44 anni, nel 2000, iniziano le prime difficoltà motorie e dopo le prime visite neurologiche, nel 2001, gli viene diagnosticato un "Parkinsonismo". Poco tempo dopo ha la certezza di essere affetto dalla "Malattia di Parkinson".
Dopo un periodo di comprensibile depressione si rialza, grazie alla forza sua e della moglie Ivana che lo spinge a non chiudersi e a continuare a coltivare la loro grande passione, il Tango Argentino.
Nel 2006 Claudio fonda, con l'aiuto di alcuni amici e dei neurologi dell'Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo, che lo seguono, l'Associazione Parkinson Lago Maggiore con sede a Pallanza.
Nel 2011 apre una seconda sede a Cuneo diventando "Associazione Parkinson Lago Maggiore, Cuneo e le sue Valli", meglio conosciuta grazie al suo originale e simpatico logo con la lumaca "La Parkimaca", portandolo così a far conoscere e divulgare, in Italia e non solo, la tanto sospirata "Tango Terapia".