IL DOPING ELETTRICO BENEFICO PER IL CERVELLO: MIGLIORA IL SONNO E CURA LA DEPRESSIONE (Diego Barbera, da Cufrad.it)

La tecnologia tDCS sta raccogliendo sempre più interesse e le sue applicazioni aprono orizzonti sempre più ampi. Acronimo di Stimolazione Transcranica a corrente diretta continua, il suo utilizzo è sia curativo che di potenziamento.

Da un lato può infatti diventare strumento per il trattamento di condizioni patologiche piuttosto diffuse come il morbo di Parkinson, la demenza di Alzheimer, la Sclerosi Multipla o ancora il dolore cronico. Dall’altro può svolgere un prezioso aiuto per le varie dipendenze, la riabilitazione dopo eventi come ictus e traumi, da disturbi che colpiscono la psiche come depressione e ansia. Questa tecnologia viene sempre di più utilizzata in ambito sportivo per la sua funzione di potenziamento.

Ecco come funziona la stimolazione tDCS

Una debole corrente elettrica continua di intensità costante tra 1-2 mA viene applicata al capo attraverso un caschetto con elettrodi rivestiti da spugna sintetica imbevuta da soluzione salina. Chi lo usa non percepisce nulla, il sistema è sicuro e senza controindicazioni.

Per scoprire di più TPI ha incontrato la dottoressa Elisabetta Geda dell’IRR, Istituto delle Riabilitazioni RIBA, a Torino. Un centro all’avanguardia per l’utilizzo delle ultime tecnologie in ambito medicale e Collaborating Center of Sports Medicine della Federazione Internazionale di Medicina dello Sport.

La dottoressa Geda spiega: “In qualche articolo è stato erroneamente definito un metodo sperimentale, in realtà è una tecnica nata negli anni Cinquanta ed è migliorata grazie alla tecnologia di controllo, al dispositivo di supporto e nella connessione, ora senza più ingombranti cavi e materiali poco confortevoli. Gli atleti o i pazienti non sono usati come cavie. Le modifiche avvengono per trovare il miglior protocollo possibile. Sull’utilità e l’efficacia è assodato, noi lavoriamo sulla modalità”.

Il centro IRR segue i ciclisti del team Bahrain Merida di Vincenzo Nibali, e Vittoria Bussi, detentrice del record dell’ora femminile. Gli atleti vengono seguiti nel tempo e in loco con trattamenti di potenziamento, neuropsicologia e psicologia dello sport, un programma a tutto tondo. Oppure anche da remoto come nel caso della squadra dello Squalo dello Stretto.

Ogni disciplina sportiva ha una sua particolarità, il ciclismo è ideale per l’endurance e il recupero“, ci racconta la dottoressa Geda. “Dunque il potenziamento di un’attività che non è intensa e breve, ma su uno sforzo di lungo periodo. In questo caso si va a stimolare il cervello durante un’attività rilassante come può essere il massaggio, che favorisce il recupero e va a potenziare l’azione meccanica e fisiologica di questo trattamento post-tappa. In altri sport in cui conta il gesto tecnico si lavora ad esempio sulla corteccia frontale dove vengono gestite le funzioni cognitive superiori, di alto livello“.

Come può il cervello ottenere dei benefici da questa tecnica?

Una volta trovata la configurazione migliore, il nostro cervello lavora per neuroplasticità. Dando uno stimolo, si attivano i neuroni che si adattano all’ambiente e alla situazione. Quando l’attività finisce, il cervello dopo breve tempo si riadatta per la nuova attività”.

“Se l’attività viene ripetuta, il network creato rimane più stabile e diventa qualcosa di fermo e più facile da riattivare con un minore stimolo. Per questo motivo la stimolazione ha senso se ripetuta sempre uguale. L’effetto apprendimento fa sì che basti poco per riattivare l’assetto di recupero generale”.

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

https://www.tpi.it/2019/01/30/stimolazione-elettrica-cervello-tdcs/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

 

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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