ADULTESCENTI: TRA ETERNA ADOLESCENZA E MANCANZA DI IDENTITÀ (Dario Montano)

Dal tema della neotenia in Hobbes al problema dell'identità personale in Feuerbach, il saggio "Adolescenti senza tempo" di Massimo Ammaniti ripropone in chiave attuale problemi che hanno da sempre caratterizzato il pensiero umano.

 

 

Massimo Ammaniti, professore di Psicopatologia dello Sviluppo presso l’università La Sapienza di Roma, ha pubblicato recentemente il suo ultimo libro“Adolescenti senza tempo”. Il testo, scritto sotto forma di saggio, affronta la condizione degli adulti di oggi che, citando le parole dell’autore, si trovano a “vivere un’adolescenza eterna”Ammaniti li definisce infatti “adultescenti”“Sono adulti che cronologicamente potrebbero essere dei genitori, ma continuano ad avere delle caratteristiche adolescenziali”. A questo perpetuarsi della condizione giovanile è connesso il tema dell’identità personale.

 

Il raggiungimento di una identità personale, condizione necessaria per entrare nel mondo degli “adulti”, ritarda sempre più il momento della sua consapevolezza. Alla base di questo mutamento umano troviamo quelle che posso essere definite come “distrazioni sociali”, ovvero i social network, lo spasmodico utilizzo della tecnologia e il consumismo omologante.

L’uomo è un essere neotenico

Tema centrale del saggio risulta essere dunque la neotenia. Con questo termine si intende la tendenza che hanno alcuni organismi di mantenere in età adulta le caratteristiche infantili della propria specie. Nell’uomo questa condizione è di gran lunga più marcata e decisiva che in altri esseri viventi. Già Hobbes, nel “De Cive”, si era soffermato su questo argomento poiché è uno dei motivi per cui la società risulta necessaria per il nostro genere. L’uomo infatti acquisisce autosufficienza nel vivere ad un età molto avanzata. I bambini non sono capaci di orientarsi da soli nel mondo come avviene invece per i cuccioli di altre specie animali. Data questa dilatazione temporale della condizione di immaturità risulta allora necessario per la sopravvivenza costruire una società che si renda garante della conservazione della vita di ognuno, anche dei più piccoli. E forse non è un caso che questa condizione umana si stia allungando in corrispondenza ad un declino della nostra società nella capacità di garantirci un certo sostegno.

IL PROBLEMA DELL’IDENTITÀ

“In passato i genitori affrontavano un percorso che li portava ad essere adulti. Ora si vestono tutti allo stesso modo (…) Tende ad esserci un’omologazione che riguarda fasi diverse.” Questo è l’altro tema centrale affrontato da Ammaniti nel suo saggioL’omologazione è divenuta ormai l’unica forma di risposta all’inquietudine che comporta la progressiva conoscenza di se stessi. La società si sta evolvendo e quelle strutture di pensiero che hanno da sempre promosso la formazione di una coscienza di sé stanno scomparendo. Rousseau, nel porre un problema di identità, avrebbe tirato in ballo le piccole patrie ed i costumi connessi ad esse. Avrebbe posto quella vicinanza fisica e mentale che accomuna chi abita lo stesso luogo come valore per il formarsi di una coscienza identitaria. Machiavelli avrebbe parlato parimenti della patria ed avrebbe aggiunto la religione come momento di coesione sociale capace di orientare la nostra direzione nel mondo. Concezioni forse troppo lontane dal nostro tempo, dove termini come patria e religione sembrano anacronismi.

IL VALORE DELLA DIFFERENZA

Una risposta alla tendenza omologante della nostra società potremmo trovarla negli scritti di Feuerbach. Sebbene “l’allievo” di Hegel abbia vissuto in un’epoca ancora estranea a queste prospettive di massificazione del desiderio e del gusto, la sua teoria può ugualmente fornire ottimi spunti di considerazione sui quali strutturare nuove idee. Sostenitore di un’eguaglianza ontologica degli uomini, in quanto ogni uomo è un momento di un principio comune a tutti, ovvero il genere umanoFeuerbach definisce, molto hegelianamente, un piano di acquisizione dell’identità sulla base del differenziarsi. Infatti egli sostiene che si sviluppa una propria identità in quanto ci si differenzia da ciò che è altro da noi stessi. Io posso dunque essere in identità con me stesso solo nella misura in cui mi differenzio da tutto ciò che non sono io. Ed è proprio il determinarsi di pluralità differenziate a fornire una propria identità ad ognuno e a manifestare ogni possibilità di ciò che ci accomuna in quanto siamo tutti esseri umani.

 Dario Montano

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Marie Francois Delatour

 

Alimentazione e salute mentale

 

Pendragon.Edizioni

 

dalla Newsletter n.623 di PSICORADIO

 

In questa puntata parliamo dei corpi delle persone con un disturbo psichico; quel corpo che è quasi un rimosso, quando si parla di salute mentale. Corpi che troppo spesso sono vittima degli effetti collaterali di psicofarmaci e di cattivi stili di vita di cui ci si occupa troppo poco, come fossero conseguenze inevitabili del disturbo psichico.

Un esempio: alcuni psicofarmaci provocano un forte acquisto di peso, anche 10 o 20 chili, che in breve tempo trasforma il corpo.

Marie Francois Delatour , presidente del CUFO (Comitato Utenti, Familiari e Operatori), che riunisce 34 associazione della salute mentale, insieme alla nutrizionista Anna di Muzio , ha scritto un libro dal titolo “ Alimentazione e salute mentale ”, edito da Pendragon.

“ Lo spunto principale del libro è stata proprio la preoccupazione dei familiari e dei pazienti rispetto agli effetti collaterali di molti psicofarmaci. - racconta Delatour - Da qui nel 2015 è partito un percorso con l’Azienda USL di Bologna, per migliorare il benessere fisico delle persone con disagio psichico, attraverso piani alimentari, diete personalizzate, attività fisica e un continuo monitoraggio degli obiettivi raggiunti dai singoli pazienti.

I risultati sono stati subito evidenti: riduzione del peso, migliore qualità del sonno, un’attività intestinale più regolare e in alcuni casi anche una riduzione delle quantità di farmaci assunti ”. Il programma ha coinvolto famiglie, utenti accolti in gruppi appartamento o in altre strutture residenziali; molti all’inizio del progetto non cucinavano mai in casa e spesso non sapevano realizzare neanche le ricette più semplici. Poi “ hanno scoperto il piacere di cucinare insieme e anche della convivialità della tavola. Il cibo è diventato lo strumento per stare con gli altri”.

“ Alimentazione e salute mentale” non insegna solo a mangiare meglio : una parte del libro è dedicata a teorie di cui oggi si sente parlare sempre più spesso, che collegano alcuni disturbi mentali con il sistema immunitario, lo stato di alcuni organi, primo tra tutti l’intestino, ed i livelli di infiammazione presenti nel corpo. Per esempio, viene ricordata la recente traduzione di un libro di Edward Bullmore - neuropsichiatra, neuroscienziato e dal 1999 professore di psichiatria all'università di Cambridge: La mente in fiamme – un nuovo approccio alla depressione , (Bollati-Boringhieri). Il testo inizia con spiegazioni sul funzionamento del sistema immunitario e con risultati di studi secondo i quali l’infiammazione del corpo puo’ rientrare tra le cause della depressione (per chi vuole approfondire ) .
Secondo questo approccio, curare un disturbo psichico non vuol dire solo attenuarne i sintomi, ma prendersi cura del paziente nel suo complesso, corpo e mente - che non sono ambiti così separati.

 

 

clicca sulla scheda del libro: 

http://www.pendragon.it/libro.do?id=2849

 

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