DROGHE E CAMBIAMENTI DEI MERCATI: CHE FARE? (Roberto Gatti)

Roberto Gatti, medico psichiatra e responsabile del Dipartimento Dipendenze Patologiche della ASL città di Milano, affronta in modo diretto e stimolante i problemi socio-sanitari e culturali posti dai cambiamenti nei mercati delle droghe. La riflessione di Gatti muove da due constatazioni.

In primo luogo, siamo di fronte a una fase in parte nuova rispetto ai mercati delle droghe, con l’abbassamento dei prezzi di vendita e la “promozione” mirata di eroina e oppiacei ad alta potenza, ma anche con la sempre maggiore presenza della rete nei canali di spaccio. In secondo luogo, l’attuale generazione di giovani appare poco preparata, dal punto di vista culturale, ad affrontare la questione, anche per la perdita di credibilità e di autorevolezza dei genitori e in generale degli adulti. Eppure, di fronte a una situazione in parte mutata, occorre non drammatizzare le difficoltà, agendo come se tutto fosse nuovo. Appare fondamentale recuperare il patrimonio di esperienze e di pratiche che, a più livelli, è stato costruito in Italia, ridando risorse adeguate ai servizi e restituendo centralità agli operatori e alle professionalità coinvolte.

Sostiene Gatti: “Che fare? Prima di tutto imparare dagli errori. I mercati della droga sono sempre attivi, cambiano nel tempo. Trascurare il problema, come abbiamo fatto in questi, anni è uno sbaglio. In questo anche la classe politica, fin troppo consapevole che parlare di droga al di fuori delle emergenze non porta voti, ha fatto non pochi errori. L’errore principale, comunque, è quello di considerare la questione droga un fenomeno statico. Dobbiamo monitorare continuamente l’evoluzione dei mercati e dei consumi (non solo il loro esito!) e prevederne l’andamento, per tarare le nostre strategie. Costruire strategie per raggiungere obiettivi chiari e misurabili. La situazione odierna era prevedibile; infatti, era stata prevista. Peccato che abbiamo preferito la scaramanzia alla prevenzione. Non dobbiamo, invece, semplificare la risposta agli eventi: pensare, ad esempio, che i genitori siano lasciati soli perché non esiste un meccanismo per obbligare i figli che si drogano a chiudersi in una comunità e che tutto il resto, Servizi Pubblici per le Dipendenze compresi, sia una inutile trafila burocratica è un errore che può essere fatale. Piuttosto dobbiamo dare maggior respiro alla pluralità di interventi possibili, dando ossigeno alle diverse forme accreditate di intervento, che sono in sofferenza di risorse, gestendo attentamente e potenziando la rete di offerta pubblica che è stata progressivamente ridimensionata.

Nella cura delle dipendenze non esistono magie. Chi le propone è un truffatore. Qualunque dipendenza ha bisogno di percorsi calibrati ad hoc sui singoli individui, per essere trattata, ma la conoscenza tecnico-scientifica su cosa fare è ricca e appropriata. Seguiamola, però, anche ricordando che una dipendenza richiede percorsi di trattamento lunghi, con possibili ricadute e che il percorso migliore non è quello che consideriamo ideale ma quello che la persona è in grado di accettare e di seguire. A differenza di altre situazioni, infatti, la dipendenza patologica non è curabile se l’individuo non partecipa alla cura. Non confondiamo le situazioni patologiche con quelle che non lo sono. La dipendenza patologica è curabile, la scelta di usare sostanze psicoattive a scopo non terapeutico, invece, deve essere approcciata in modo differente, con l’informazione e l’educazione prima che diventi una dipendenza. (…) Un mondo con meno droghe non è quello che dichiara guerra alle droghe ed alle persone e nemmeno quello che propone droghe di tutti i tipi per poi stigmatizzare chi ne diventa dipendente. Non è nemmeno quello che costruisce inutili e contradditori messaggi istituzionali per ribadire che la droga illecita fa male, mantenendo ambiguità e costruendo profitti degli Stati con le droghe lecite. È un mondo che costruisce ragioni per vivere a pieno, in quel piccolo spazio/tempo che a ciascuno di noi è dato per farlo, senza sprecarlo nella alterazione”.

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

http://www.cesda.net/?p=14414

 

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

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Anna Bravo Daniele Jalla 

LA VITA OFFESA

Storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti

 

Franco Angeli

 

"Raccontare poco non era giusto, raccontare il vero non si era creduti. Allora ho evitato di raccontare. Sono stato prigioniero e bon - dicevo".

Il cammino percorso dalia memoria dei Lager è in gran parte indicato da questa oscillazione tra il bisogno di verità e la difficoltà ad affermarla, tra lo sforzo di contrastare l'indifferenza del mondo e il silenzio come protesta; ma anche tra la spinta soggettiva a ricordare e quella opposta a dimenticare. Ostacoli esterni e interni non hanno interrotto questo cammino, facendo arrivare fino a noi un grande e inespresso patrimonio di esperienze.

A quarant'anni di distanza, la raccolta delle storie di vita degli ex deportati promossa dall'Aned in Piemonte, l'ha trasformato in racconto dando voce a tutti, in particolare a coloro - e sono la stragrande maggioranza - che non avevano mai trovato ascolto al di fuori della famiglia e del piccolo gruppo degli amici. Dalla stessa volontà nasce questo libro in cui parlano 200 sopravvissuti, in un montaggio di più di 900 brani tratti dalle 10.000 pagine di trascrizione delle loro testimonianze.

E' un accumulo enorme di notizie, episodi, giudizi, riflessioni ed emozioni; un coro che nasce dall'incontro di voci diverse, un primo abbozzo di memoria collettiva. E insieme, uno spaccato della deportazione italiana, con la sua fisionomia complessa e con i suoi tanti e diversi protagonisti: giovani partigiani e partigiane, intere famiglie ebree, antifascisti di vecchia data, militanti operai, soldati renitenti ai bandi, gente presa a caso nei rastrellamenti. Dalle loro voci - perché di voci si tratta in questa ricerca di storia orale - lo studio dei campi di sterminio può trarre moltissimi spunti capaci di allargarne radicalmente la conoscenza e di rimettere in discussioni valutazioni consolidate.

Ma oggi, in un panorama culturale e politico che inventa un volto umano al fascismo e tollera di convivere con prospettive di distruzione irreversibile, queste testimonianze hanno anche il valore di una denuncia e di un ammonimento.

 

Anna Bravo insegna storia sociale all'Università di Torino; si è occupata, tra l'altro, di resistenza, di cultura dei gruppi non omogenei e di storia orale, pubblicando diversi lavori su questi temi. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned del Piemonte.

 

Daniele Jalla lavora presso la Regione Piemonte, dove si occupa di storia e culture locali. Ha svolto ricerche e pubblicato vari lavori di storia orale della cultura operaia.

 

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Ricetta perfetta con Cook Expert Magimix!   Risotto allo zafferano

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

320 g di riso Arborio o Carnaroli 700 ml di brodo vegetale 1 cipolla 50 g di grana grattugiato 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva 1 noce di burro ghiacciato 1 bustina di zafferano in polvere o zafferano in pistilli 1 presa di sale grosso.

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