REGIONALISMO DIFFERENZIATO E PSICHIATRIA. La parola a Fabrizio Starace. (Ettore Mautone)

Regionalismo differenziato.
Starace (neo membro del Css): “È già in atto. Si parli piuttosto di come ridurne gli effetti devastanti”

 

 

Psichiatra napoletano, da anni direttore del Dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche di Modena, Starace è stato recentemente designato al Consiglio Superiore della Sanità. “Per frenare gli effetti devastanti del regionalismo differenziato sull’identità nazionale - dice - occorre rafforzare la funzione di indirizzo e controllo centrale, prevedendo meccanismi di finanziamento a progetto per garantire politiche di coesione e per limitare il divario esistente tra le singole Regioni”. 

 

21 FEB - Tra i 30 esperti che la Ministra Grillo ha recentemente designato al Consiglio Superiore della Sanità c'è Fabrizio Starace, psichiatra napoletano già direttore della unità complessa del Cotugno e da anni direttore del Dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche di Modena. Una “mosca bianca”, secondo l’Anaao, visto che si tratta dell’unico professionista in rappresentanza della medicina ospedaliera e territoriale, in una folta rappresentanza accademica.

Starace, accanto a una lunga esperienza presso istituti di ricerca nazionali e internazionali, tra cui l'Organizzazione mondiale della Sanità e il Royal Free Hospital di Londra, ha sviluppato i temi dell'innovazione organizzativa e gestionale nel sistema di cura per la salute mentale. Dice di non essere interessato alla polemica e già guarda agli impegni del nuovo incarico. Che non mancano, a partire dalle strategie da mettere in campo per superare le “intollerabili disuguaglianze inter-regionali” che ha recentemente documentato in un’analisi condotta dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, di cui è presidente (le analisi sono accessibili a tutti sul sito siep.it).


Lo psichiatra, che oggi viene considerato uno degli esperti italiani più ferrati di management applicato alla psichiatria territoriale, servizi di neuropsichiatria infantile e ai Sert, non ha dubbi: “Il regionalismo differenziato, di cui si parla tanto, è già in atto. Ciò di cui bisogna discutere sono gli strumenti per ridurne gli effetti devastanti che sta avendo sull’identità nazionale. Occorre rafforzare la funzione di indirizzo e controllo centrale, prevedendo meccanismi di finanziamento a progetto per garantire politiche di coesione e per limitare il divario esistente tra le singole Regioni”. “Per la salute mentale, le dipendenze, la neuropsichiatria infantile – prosegue Starace –  la questione è complicata dal rapporto stretto che c’è tra fattori socio-economici e insorgenza, decorso e prognosi delle principali patologie. La sanità da sola non può rispondere a tutti gli aspetti di salute dei cittadini. A contare sono l’ambiente, l'istruzione, le condizioni di vita e di lavoro, i comportamenti personali, ed è su questi fattori che occorre incidere per fare della salute mentale di comunità una realtà praticata quotidianamente, piuttosto che una mera affermazione di principio.”

Starace, che in un suo recente intervento divenuto virale tra la community degli operatori della salute mentale e dell’associazionismo di settore, si è espresso criticamente nei confronti dei particolarismi (ossia il restringere analisi e proposte operative all’ambito di specifica competenza tecnica o di appartenenza disciplinare, senza minimamente interrogarsi sull’impatto che le stesse hanno sul sistema globale che pretendono di governare) chiarisce: “Non ha senso, a mio avviso, perseguire l'eccellenza se questa non si traduce in cose concrete fatte per migliorare il sistema di cura cui le persone si rivolgono, in un beneficio tangibile e duraturo per le persone con sofferenza psichica e per i loro familiari”.

Da sempre sostenitore della “contenzione zero”, ha promosso nel dipartimento di Modena l’azzeramento degli episodi di coercizione fisica nei reparti ospedalieri e residenziali, pubblici e privati. “E’ un traguardo importante, cui siamo giunti grazie all’impegno ed alla dedizione degli operatori sanitari, ma anche degli Enti locali, delle Forze dell’Ordine, della Magistratura e non da ultimo dell’associazionismo di utenti e familiari”.

“Nei nostri servizi hanno iniziato ad operare – secondo un modello già adottato in molti Paesi anglosassoni – i cosiddetti utenti esperti, persone che hanno attraversato il problema della malattia mentale e che oggi, dopo un percorso di recupero e di formazione, mettono a disposizione degli altri esperienza e sensibilità”.

Convinto che la Salute mentale in Italia abbia anticipato principi e prassi che oggi sono fondamentali per tutta la medicina territoriale: l'attenzione ai determinanti sociali, ai diritti delle persone assistite, alla domiciliarità delle cure, alla non istituzionalizzazione della sofferenza, Starace aggiunge: "Pensi al paradosso che si realizza quando in un sistema sanitario si rafforza la componente ospedaliera trascurando quella territoriale. Inevitabilmente la domanda di salute si trasferirà nei pronto soccorso, intasandoli, creando conflittualità e impedendo a questi di dedicarsi alle grandi urgenze, all'alta specialità. Insomma, l’ospedale funziona bene solo se funziona l’assistenza sanitaria sul territorio, come in salute mentale abbiamo dimostrato ormai da anni”.

Quali le priorità? "Credo che un investimento importante, per il sistema della salute mentale nel nostro Paese, debba essere rivolto a riconquistare la fiducia dei cittadini, degli utenti, di coloro cioè che sono i veri datori di lavoro dei servizi pubblici e convenzionati. Una prima fondamentale azione è l'apertura alla comunità, con iniziative contro lo stigma e il pregiudizio che coinvolgano la cittadinanza intera. E ancora, la costituzione di comitati di utenti, familiari e operatori che regolarmente e liberamente discutano delle azioni da intraprendere, delle criticità da superare; ad esempio per azzerare condizioni inumane come la contenzione fisica nei posti letto ospedalieri e residenziali. Le persone devono sentire che i Servizi Pubblici sono realmente al servizio del pubblico”.

“Non va dimenticata una seria riflessione sulla governance del sistema; pur nel massimo rispetto delle autonomie regionali, occorre che i cittadini siano consapevoli di strategie organizzative e gestionali che funzionano meglio di altre; solo in questo modo avranno la possibilità di esigerle anche a casa propria.

Infine credo vadano rivisti alcuni meccanismi rimasti incompleti dopo la riforma che nel 2015 ha condotto alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Per evitare passi indietro e pericolose derive occorre procedere nella direzione intrapresa dalla Legge 81/2014, superando le contraddizioni lasciate irrisolte."
 
Ettore Mautone

21 febbraio 2019

 

articolo tratto da quotidianosanita.it (vedi link sotto)

 

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=71231&fr=n&fbclid=IwAR1UORVWfa6blpvJw1RRSjBb96pzf6k8N3k-VLz_BkLmkl5YXnLmN1IxJYM 

 

 

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Anna Bravo Daniele Jalla 

LA VITA OFFESA

Storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti

 

Franco Angeli

 

"Raccontare poco non era giusto, raccontare il vero non si era creduti. Allora ho evitato di raccontare. Sono stato prigioniero e bon - dicevo".

Il cammino percorso dalia memoria dei Lager è in gran parte indicato da questa oscillazione tra il bisogno di verità e la difficoltà ad affermarla, tra lo sforzo di contrastare l'indifferenza del mondo e il silenzio come protesta; ma anche tra la spinta soggettiva a ricordare e quella opposta a dimenticare. Ostacoli esterni e interni non hanno interrotto questo cammino, facendo arrivare fino a noi un grande e inespresso patrimonio di esperienze.

A quarant'anni di distanza, la raccolta delle storie di vita degli ex deportati promossa dall'Aned in Piemonte, l'ha trasformato in racconto dando voce a tutti, in particolare a coloro - e sono la stragrande maggioranza - che non avevano mai trovato ascolto al di fuori della famiglia e del piccolo gruppo degli amici. Dalla stessa volontà nasce questo libro in cui parlano 200 sopravvissuti, in un montaggio di più di 900 brani tratti dalle 10.000 pagine di trascrizione delle loro testimonianze.

E' un accumulo enorme di notizie, episodi, giudizi, riflessioni ed emozioni; un coro che nasce dall'incontro di voci diverse, un primo abbozzo di memoria collettiva. E insieme, uno spaccato della deportazione italiana, con la sua fisionomia complessa e con i suoi tanti e diversi protagonisti: giovani partigiani e partigiane, intere famiglie ebree, antifascisti di vecchia data, militanti operai, soldati renitenti ai bandi, gente presa a caso nei rastrellamenti. Dalle loro voci - perché di voci si tratta in questa ricerca di storia orale - lo studio dei campi di sterminio può trarre moltissimi spunti capaci di allargarne radicalmente la conoscenza e di rimettere in discussioni valutazioni consolidate.

Ma oggi, in un panorama culturale e politico che inventa un volto umano al fascismo e tollera di convivere con prospettive di distruzione irreversibile, queste testimonianze hanno anche il valore di una denuncia e di un ammonimento.

 

Anna Bravo insegna storia sociale all'Università di Torino; si è occupata, tra l'altro, di resistenza, di cultura dei gruppi non omogenei e di storia orale, pubblicando diversi lavori su questi temi. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned del Piemonte.

 

Daniele Jalla lavora presso la Regione Piemonte, dove si occupa di storia e culture locali. Ha svolto ricerche e pubblicato vari lavori di storia orale della cultura operaia.

 

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