Come far tacere il proprio grillo parlante ipercritico (Massimo Lattes)

Ma perché la maggior parte dei nostri dialoghi interiori sono negativi? Quali conseguenze portano questi pensieri negativi? Come riuscire a farli smettere?

Tutti abbiamo il nostro personale grillo parlante interiore che continua a sussurrarci nell’orecchio:

Non sei proprio all’altezza di questo. Non riuscirai mai e poi mai a fare quest’altro. Sbagli sempre. Non ne fai mai una giusta. Lui è più intelligente di te. Tu non vali nulla etc. etc.”

In alcuni casi il nostro grillo parlante è utile perché ci sprona a migliorare per raggiungere obiettivi professionali e personali che altrimenti non otterremo ma ahimè spesso e volentieri ci fa solo del male soprattutto quando il nostro grillo parlante è un “insettino” catastrofico e fastidioso. Una maniera per zittirlo potrebbe essere la meditazione vedi articolo.

Una ricerca presso l’Universidad Autónoma de Madrid ha infatti evidenziato come questo dialogo interiore negativo sia altamente dannoso per la nostra salute dal momento che va ad aumentare a dismisura il nostro livello di stress come anche ad abbassare la nostra autostima sabotando quindi l’intera nostra vita. Parte di questo esagerato senso autocritico ahimè è dovuto alla società di oggi che ci vuole sempre al meglio in tutto quello che facciamo vedi articolo. Ma ecco nel dettaglio quali danni – definiti dai ricercatori madrileni – producono i pensieri negativi che ci facciamo da appena svegli al mattino fino a quando ci addormentiamo alla sera:

  • Limitano la nostra vita perché più pensiamo che non riusciamo a fare qualcosa e meno riusciremo a farla per davvero; questo anche perché non saremo più in grado di cogliere le opportunità quando ci si presenteranno.
  • Ci portano ad essere dei perfezionisti e quindi a tirarci sempre indietro ogni qualvolta ci si presenterà l’occasione dal momento che non ci sentiremo mai all’altezza.
  • Causeranno depressione cronica perché ogni giorno ci sentiremo inadeguati per tutto.
  • Isolamento sociale perché questo esagerato auto criticismo ci farà percepire dagli altri come insicuri e bisognosi e li annoierà a tal punto da farli allontanare da noi e l’isolamento sociale creerà a sua volta depressione e così via in un crescendo negativo vedi articolo.

Al contrario un equilibrato dialogo interiore positivo e costruttivo non farà altro che migliorarci come persone portandoci al successo vedi libro Physiology of Sport and Exercise. I due autori Jack H. Wilmore e David L. Costill, docenti presso la Ball State University di Muncie nell’Indiana, hanno infatti confrontato 4 diversi tipi di dialogo interiore di alcuni atleti prima di una gara ed hanno appurato che quegli atleti che avevano avuto un dialogo interiore positivo erano stati i medesimi che avevano ottenuto le prestazioni migliori. Volete sapere come vincere ogni gara? Leggete l’articolo.

Ok abbiamo constatato come auto criticarsi non porti da nessuna parte, anzi ci rovini solo l’esistenza, ma allora come riuscire a mandare in vacanza questo nostro grillo parlante “ipercriticone” affinché smetta di perseguitarci?

Ecco quello che suggeriscono alcuni ricercatori della Liverpool John Moores University:

  1. Cambiare le parole che usiamo nei nostri dialoghi interiori. Sostituire cioè le parole molto negative con altre più neutrali ad esempio invece di usare: “Io odio la pioggia perché mi rende nervoso” molto meglio usare: “A me non piace la pioggia perché mi annoia molto”. Ecco in questo articolo come motivarsi con tre semplici parole.
  2. Sostituire le affermazioni negative con domande. Affermazioni autolimitanti come: “Non sono in grado di farlo” oppure “Questo è impossibile” od ancora “Non ho le competenze”sono dannose perché ci bloccano in uno stallo irremovibile; meglio invece pensare: “Come posso risolvere questa cosa? Come è possibile fare quest’altra? A chi posso chiedere affinché mi spieghi come sistemare questo problema?”.
  3. Parlare a sé stessi come ad un amico. Ci raccontiamo cose orribili che mai e poi mai diremmo ad un amico. Ecco perché la prossima volta che dobbiamo dirci qualcosa di negativo diciamocela come se dovessimo dirla ad un amico.
  4. Cambiare la prospettiva temporale. Quando un problema ci affligge ci mettiamo molta enfasi perché lo vediamo come irrisolvibile ma cosa succederebbe se provassimo a cambiare prospettiva temporale? Ad esempio tra 1 o 5 anni questo problema ci farà ancora così paura? 9 su 10 lo avremmo dimenticato.
  5. Ripeterlo ad alta voce. Si avete capito bene quando un problema vi perseguita potete urlarlo e vedrete che dopo vi sentirete moooolto meglio perché più rincuorati (ovviamente fatelo quando siete da soli altrimenti potreste venir scambiati per degli indemoniati 🙂 ).
  6. Sostituire i brutti pensieri con altri belli. Ogni qualvolta abbiamo un brutto pensiero sostituiamolo subito con uno bello ed incoraggiante – tutti abbiamo dei bei ricordi -. Ma dovete essere costanti nel farlo altrimenti non avrà effetto.

La cosa più importante però è sapersi accettare per quello che si è, come farlo? Beh basta leggere questo articolo.

Massimo Lattes

 

tratto da AudiMente

https://www.audimente.it/2019/04/26/come-far-tacere-il-proprio-grillo-parlante-ipercritico/

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Le Parole ritrovate sono un movimento che negli ultimi vent’anni ha cercato di rivoluzionare la salute mentale in Italia. Lo ha fatto    in maniera “dolce”: attraverso la passione e l’impegno quotidiano   di migliaia di persone. Questa rivoluzione si ispira a un principio: dare voce alle persone. Fare in modo che anche utenti e familiari abbiano un ruolo attivo e siano coinvolti nelle decisioni che con- tano attraverso quell’approccio che è diventato noto in tutta Italia come fareassieme. Sembra un principio semplice, ma purtroppo non è scontato. Nell’Italia della salute mentale, che viaggia a molte velocità diverse, ci sono ancora realtà dove le persone che soffrono di disturbi psichici – e le loro famiglie – sono spesso abbandonate    e inascoltate. Lasciate ai margini.

Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

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