Smartphone: consigli per evitare la dipendenza (Simone Valesini, Repubblica.it)

SMARTPHONE: CINQUE CONSIGLI PER EVITARE LA DIPENDENZA

 

L’85% degli adolescenti usa quotidianamente il telefonino, il 53% anche a scuola. E in media si perdono sei ore e mezza di sonno a settimana a causa degli smartphone. Un Position Statement presentato al congresso italiano di Pediatria aiuta i genitori a evitare che il telefono si trasformi in dipendenza.

 

di Simone Valesini

 

LO SMARTPHONE è una presenza fissa nella vita degli adulti. Nei ragazzi, adolescenti e preadolescenti, può trasformarsi facilmente in un’ossessione. Non che manchino aspetti positivi in questa vita iper-connessa, visto che la rete offre inedite possibilità di apprendimento e approfondimento, e i social network possono favorire lo sviluppo di relazioni sociali con i coetanei. Ma i rischi non vanno sottovalutati: occhi irritati, dolori al collo e alle spalle causati dalle troppe ore trascorse a fissare lo schermo, distrazioni continue e disattenzione nello studio. Tra abitudine e dipendenza, insomma, il passo è breve. Le ricerche in questo campo non mancano, e la Società Italiana di Pediatria (Sip) ha deciso di raccoglierne le indicazioni in un nuovo documento sull’uso corretto dei media device per adolescenti e preadolescenti tra gli 11 e i 17 anni. Un testo che approfondisce rischi e opportunità e contiene consigli preziosi per i genitori, presentato oggi ufficialmente in occasione del 75esimo congresso italiano di pediatria, che si apre oggi a Bologna. Cinque consigli che ricordano ai genitori di non abbandonare i figli all'uso della tecnologia. E sottolineano quanto sia importante imporre regole, dare il buon esempio, fare rete con gli specialisti e soprattutto parlare con i ragazzi.

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Sempre più adolescenti con lo smartphone sempre in mano

La maggior parte delle ricerche – spiegano gli esperti Sip – è stata condotta negli Usa e in Paesi asiatici come Cina e Corea, che per primi hanno sperimentato la diffusione su ampia scala delle tecnologie digitali. E descrivono gravi rischi di isolamento e dipendenza: un buon esempio è la Corea, dove la dipendenza da smartphone è riconosciuta come una vera e propria patologia al pari di quella dall’alcol o dalla droga, e colpisce l’8,4 % degli adolescenti. Cosa dire invece dell’Italia? Gli studi disponibili non sono moltissimi, ma gli effetti della diffusione delle nuove tecnologie tra gli adolescenti potrebbero vedersi presto, vista l’ascesa continua di questi dispositivi: secondo dati Istat riferiti al 2018, l’85% degli adolescenti tra 11 e 17 anni usa quotidianamente il telefonino. Le più frequenti utilizzatrici sono le ragazze (l’87,5% usa il telefono tutti i giorni), e circa il 60% dei ragazzi controlla lo smartphone come prima cosa appena svegli e come ultima cosa prima di addormentarsi. Il 63% (tra 14 e 19 anni) usa inoltre lo smartphone a scuola durante le lezioni; il 50% dichiara di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche al giorno con lo smartphone in mano.

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“Servono dialogo e regole chiare” spiega il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani. “Raccomandiamo ai genitori di mantenere sempre una comunicazione efficace con i propri figli, perché una buona relazione contribuisce a favorire un corretto uso delle tecnologie digitali. Ma è indispensabile anche stabilire regole e limiti chiari nell’utilizzo dei media device”. Il telefono – raccomanda ad esempio l’esperta – non deve mai seguire i giovani a tavola, va eliminato quando si fanno i compiti (a meno che non siano di ausilio per lo studio), nei momenti in cui la famiglia è riunita. Va bandito inoltre prima di andare a dormire, visto che in media si perdono circa sei ore e mezzo di sonno a settimana a causa dell’utilizzo di smartphone e tablet. “Si tratta di regole che valgono prima di tutto per i genitori – aggiunge Elena Bozzola, Segretaria Nazionale Sip – i quali dovrebbero dare il buon esempio. Genitori e pediatri dovrebbero inoltre fare attenzione ad alcuni campanelli d’allarme tra i quali frequenti mal di schiena, mal di testa, modifiche nei ritmi del sonno, bruciore e lacrimazione degli occhi, mancanza di interessi e incapacità di staccarsi dallo smartphone”.

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Le 5 raccomandazioni dei pediatri

1. Parla con tuo figlio – è importante favorire una comunicazione aperta tra genitore e adolescente, spiegando ai ragazzi cosa vuol dire un utilizzo positivo e intelligente dei media device, prestando attenzione ai contenuti che vengono pubblicati e letti e ricordando loro che è indispensabile proteggere la privacy online per tutelare se stessi e la propria famiglia.

2. Comprendi, impara e controlla – il genitore dovrebbe monitorare il tempo che il proprio figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primo le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, giocando insieme a lui e condividendo per quanto possibile le attività sui media device.

3. Stabilisci limiti e regole chiare – occorre limitare il tempo di utilizzo di smartphone, tablet e pc durante il giorno o nei fine settimana, stabilendo orari precisi di divieto per esempio durante i pasti, i compiti e le riunioni familiari. Considerare i media come un’opportunità per tutta la famiglia per vedere insieme film o condividere contenuti social o messaggi in chat e video

4. Dai il buon esempio – come genitore l’esempio è fondamentale, per questo mamme e papà dovrebbero limitare per primi l’utilizzo di smartphone quando si è in famiglia e durante i pasti; è importante inoltre che i genitori scelgano sempre contenuti appropriati e linguaggi adeguati sui social network

5. Fai rete – è indispensabile la collaborazione tra genitori, pediatri e operatori sanitari per tutelare e sostenere i ragazzi attraverso campagne di informazione che forniscano una maggiore consapevolezza degli aspetti positivi ma anche dei rischi che presenta l’uso eccessivo dei media device.

 

tratto da

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/29/news/smartphone_i_consigli_dei_pediatri_per_evitare_che_diventi_una_dipendenza-227461963/

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Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

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