CRESCITA PERSONALE E CRESCITA COLLETTIVA (Gianfranco Conforti)

Non ci sarebbe bisogno di commentare il disegno che ho fatto per il Granello di Senape perché sono sicuro che i lettori lo potranno interpretare abbastanza chiaramente e senza difficoltà, magari con accenti e/o sottolineature diverse com’è giusto che sia. Un disegno racchiude sempre chiavi di lettura diverse a seconda di chi lo osserva.

Ma intendo commentarlo perché mi piace sviluppare il tema affrontato graficamente. Questo tema, appunto è quello della crescita personale su cui si può e si deve basare la crescita collettiva.

Il periodo che stiamo vivendo è senz’altro caratterizzato da incertezze, paure, animosità, rabbia, atteggiamenti di colpevolizzazione degli altri e di autoassoluzione dalle proprie responsabilità. In questo “gioco” (che purtroppo gioco non è) al massacro in cui si cerca di vincere da soli o all’interno di ristretti ambiti parentali o di clan, si rimane ancorati al livello infantile perché troppo dominati dalla paura. Come sottolinea Giulio Cesare Giacobbe “la paura è la dimensione costituzionale del bambino”1. La paura, la sofferenza, il senso di vuoto e di perdita sembra che siano i sentimenti predominanti. Piero Ferrucci, psicoterapeuta e filosofo oltre che allievo di Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi, citò nel suo bellissimo libro Crescere (edizioni Astrolabio, 1981) il racconto di Franz Kafka La Tana “in cui un animale misterioso pianifica continuamente modi per rafforzare la sua tana contro nemici ignoti, e passa tutto il tempo a costruire sottoterra difese sempre più sicure”2. Noi rischiamo di trasformarci così?

 

Cerco ora di spiegare il disegno in cui ho voluto rappresentare graficamente due dimensioni: quella individuale e quella sociale, collettiva.

La dimensione individuale è caratterizzata dalle figure disegnate più in grande. Sono tre o è la stessa? Sono la stessa persona in un percorso di crescita, per cui la stessa persona non è (più) la stessa ma passa in fasi/condizioni completamente diverse. Di solito, in questi casi, si usa la metafora della farfalla che passa dalla fase di bruco a quello di crisalide prima di raggiungere lo stadio, che tanto ammiriamo, di farfalla appunto. Stesso insetto ma fasi completamente diverse che lo rendono irriconoscibile.

In psicosintesi si parla delle tre fasi di conosci-possiedi-trasforma. Conosci te stesso, le tue subpersonalità, i tuoi limiti e le tue potenzialità. Possiedile, impara ad accettare i tuoi limiti ed a sviluppare le tue potenzialità. Infine trasforma la tua condizione di individuo identificato in una o poche subpersonalità ed attività (fare soldi, curare l’aspetto fisico, costruirsi una sicurezza emotiva effimera, ecc.) in quella di individuo centrato nel proprio vero Sé.

Ed allora concentriamoci sulle tre fasi.

La prima è rappresentata dall’uomo che si tiene la faccia fra le mani, visibilmente sofferente. A rafforzare il concetto di sofferenza ho messo uno sfondo cupo, come nebbia, che avvolge l’individuo in questa fase di sofferenza. Una sofferenza che non è solo individuale, esistenziale, ma anche condizionata dall’ambiente esterno. Non a caso la mia firma è avvolta parzialmente in questa “nebbia”, a significare come io abbia ancora tanta strada da fare in questo cammino di crescita. Una sorta di outing grafico.

La seconda è simboleggiata dalla figura che, pur essendo in leggero movimento ascendente, si rivolge compassionevole verso la prima figura e cioè, in fin dei conti, guarda con accettazione sé stessa ed i suoi limiti e sofferenze. Ha una mano appoggiata sulla testa, quasi come una carezza. Il senso dello sviluppo è in diagonale, verso l’alto.

La terza è in contatto con il suo sole, è sorridente, ha le pupille (mentre le fasi precedenti sono sprovviste di occhi), ha la mano sinistra che poggia sull’aria, simbolo di spiritualità, di creatività, d’immaginazione. In psicosintesi si parlerebbe di dimensione transpersonale. Non a caso il suo “sole” ha sei punte, in riferimento al diagramma della stella di Assagioli, in cui si rappresenta la fisiologia psichica dove le punte (delle sensazioni, emozioni, impulsi/desideri, immaginazione, pensiero e intuizione) devono essere equilibrate affinchè si sia centrati nel proprio Sé.

Il sole è alle spalle, disegnato fumettisticamente con gli occhi ed un sorriso contagiante. Siamo illuminati dalla sua energia ma il sole che dobbiamo cercare è il nostro, è dentro di noi. L’Arcivescovo Celestino Migliore, nato a Cuneo, ama ricordare quanto sia vano voler andare soli verso il sole, seppur questa sia purtroppo una caratteristica sempre più crescente. Il sociologo americano Christopher Lasch descrisse, nel suo libro La cultura del narcisismo, in modo molto efficace questa caratteristica dei nostri tempi: “la mancanza di un senso di continuità storica, l’etica della sopravvivenza personale, la noia cronica e la ricerca continua di stimolazione emotiva, la sfiducia nelle proprie possibilità di cambiare il mondo, l’assorbimento nel proprio universo privato”3.

Ecco perciò che la crescita non può essere solo individuale. Piero Ferrucci ci ricorda come”nessuna tecnica usata per la crescita personale ha valore se non esercita un influsso creativo sul nostro modo di entrare in relazione con gli altri. E le relazioni interpersonali…sono a loro volta uno stimolo essenziale all’evoluzione individuale”4.

La dimensione collettiva perciò è rappresentata dagli individui che s’incamminano sulla schiena delle figure che abbiamo visto prima, circa la crescita individuale. Si vede come siano legati l’un l’altro in gesti di aiuto reciproco. Il fatto che camminino sulla schiena delle figure in primo piano rappresenta anche un altro concetto: che le moltitudini, nel loro processo infinito di crescita, poggiano su giganti del pensiero.

Per questo penso che, nell’impegno politico e/o sociale, sia non solo importante ma fondamentale anche l’impegno per la crescita individuale coerente, onde limitare i fenomeni di dissonanza cognitiva che portano a creare alibi per poter sopportare il disagio fra quanto si afferma e quanto si attua.

Questo per ridurre il più possibile errori ed orrori.

 

Gianfranco Conforti

 

1 – Giulio Cesare Giacobbe, Alla ricerca delle coccole perdute, Ponte alle Grazie, Milano, 2018, pag.24;

2 – Piero Ferrucci, Crescere, Edizioni Astrolabio, Roma, 1981, pag. 142;

3 – Piero Ferrucci, 1981, op. cit., pag. 13;

 

4 – Piero Ferrucci, 1981, op. cit., pagg. 12-13;

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Anna Bravo Daniele Jalla 

LA VITA OFFESA

Storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti

 

Franco Angeli

 

"Raccontare poco non era giusto, raccontare il vero non si era creduti. Allora ho evitato di raccontare. Sono stato prigioniero e bon - dicevo".

Il cammino percorso dalia memoria dei Lager è in gran parte indicato da questa oscillazione tra il bisogno di verità e la difficoltà ad affermarla, tra lo sforzo di contrastare l'indifferenza del mondo e il silenzio come protesta; ma anche tra la spinta soggettiva a ricordare e quella opposta a dimenticare. Ostacoli esterni e interni non hanno interrotto questo cammino, facendo arrivare fino a noi un grande e inespresso patrimonio di esperienze.

A quarant'anni di distanza, la raccolta delle storie di vita degli ex deportati promossa dall'Aned in Piemonte, l'ha trasformato in racconto dando voce a tutti, in particolare a coloro - e sono la stragrande maggioranza - che non avevano mai trovato ascolto al di fuori della famiglia e del piccolo gruppo degli amici. Dalla stessa volontà nasce questo libro in cui parlano 200 sopravvissuti, in un montaggio di più di 900 brani tratti dalle 10.000 pagine di trascrizione delle loro testimonianze.

E' un accumulo enorme di notizie, episodi, giudizi, riflessioni ed emozioni; un coro che nasce dall'incontro di voci diverse, un primo abbozzo di memoria collettiva. E insieme, uno spaccato della deportazione italiana, con la sua fisionomia complessa e con i suoi tanti e diversi protagonisti: giovani partigiani e partigiane, intere famiglie ebree, antifascisti di vecchia data, militanti operai, soldati renitenti ai bandi, gente presa a caso nei rastrellamenti. Dalle loro voci - perché di voci si tratta in questa ricerca di storia orale - lo studio dei campi di sterminio può trarre moltissimi spunti capaci di allargarne radicalmente la conoscenza e di rimettere in discussioni valutazioni consolidate.

Ma oggi, in un panorama culturale e politico che inventa un volto umano al fascismo e tollera di convivere con prospettive di distruzione irreversibile, queste testimonianze hanno anche il valore di una denuncia e di un ammonimento.

 

Anna Bravo insegna storia sociale all'Università di Torino; si è occupata, tra l'altro, di resistenza, di cultura dei gruppi non omogenei e di storia orale, pubblicando diversi lavori su questi temi. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned del Piemonte.

 

Daniele Jalla lavora presso la Regione Piemonte, dove si occupa di storia e culture locali. Ha svolto ricerche e pubblicato vari lavori di storia orale della cultura operaia.

 

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INGREDIENTI PER 4 PERSONE

320 g di riso Arborio o Carnaroli 700 ml di brodo vegetale 1 cipolla 50 g di grana grattugiato 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva 1 noce di burro ghiacciato 1 bustina di zafferano in polvere o zafferano in pistilli 1 presa di sale grosso.

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