LA MORTE DI ELENA E' UN CAMPANELLO DI ALLARME (Serena Fredda)

Elena Casetto, 19 anni, è morta nel rogo della sua stanza di ospedale durante il ricovero nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Le indagini in corso per omicidio colposo accertano che la ragazza era legata al letto e in una stanza chiusa.

 

 

Il 13 agosto Elena Casetto, una ragazza di nemmeno 20 anni, è morta in un incendio che ha coinvolto il reparto di psichiatria dell’ospedale bergamasco Papa Giovanni XXIII. Come sia stato possibile che in un ospedale le fiamme abbiano avuto il tempo e il modo di uccidere una paziente ricoverata è l’oggetto dell’inchiesta della Procura che ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo.

 

 

A dare l’allarme è stata un’addetta alle pulizie, anticipando il sistema antincendio. Pare ormai accertato che l’incendio sia partito proprio dalla stanza della vittima e proprio per questo sia stato impossibile ai soccorritori intervenire e trarre in salvo la ragazza: una volta aperta la porta, il fumo denso rendeva impenetrabile l’ambiente. Questo però non risponde alla domanda, anzi, ne pone altre.

I sindacati, a loro volta, denunciano come scarsità di personale, blocco del turn over e inadeguata formazione rendano le condizioni di lavoro del personale sanitario molto difficili. Questo non si fatica a crederlo, è un dato generale che chiama in causa direttamente Regione e Ministero della Salute: la qualità dei servizi sanitari, i diritti dei malati e le condizioni di lavoro del personale sanitario sono strettamente intrecciati e dove arretra uno, arretrano tutti gli altri.

Il fatto gravissimo che pare emergere dalle dichiarazioni dello stesso ospedale, infatti, è un altro. La ragazza era stata sedata e legata al letto, “contenuta” come si usa dire in gergo tecnico, prima del divampare delle fiamme.

«La paziente deceduta era stata bloccata pochi istanti prima dell’incendio, a causa di un forte stato di agitazione, dall’équipe del reparto. Scattato l’allarme antincendio, nell’ambito delle procedure di evacuazione dei pazienti prontamente attivate, il personale infermieristico ha aperto la porta della sua camera per portarla in salvo ma si è presentato un muro di fumo e nonostante l’uso dell’estintore non è stato possibile raggiungerla. Hanno tentato diverse volte, anche con gli addetti della squadra antincendio, senza purtroppo riuscire».

 

Che sia stata lei stessa ad appiccare l’incendio in un atto di autolesionismo pare molto probabile, oggetto dell’inchiesta rimangono i tempi e la dinamica in cui si è prodotto il rogo, ancora non chiari, elementi chiave a cui dare risposta per fare luce sui fatti e definirne le responsabilità.

Ciò che questa drammatica vicenda testimonia, infatti, è che la pratica della contenzione è contemplata e largamente utilizzata nei servizi psichiatrici.

A 40 anni dalla legge Basaglia la “contenzione” rischia di tornare ad essere di nuovo il paradigma del trattamento delle malattie mentali. Ridurre al silenzio, all’immobilità, all’invisibilità le persone con disagio psichico, negarne e esasperarne la sofferenza, significa riconsegnarle all’abbandono e all’abuso, cancellare il passaggio epocale che quella legge, con fatica e enorme lavoro medico e culturale, aveva compiuto: restituire la dignità e i pieni diritti a uomini, donne e bambini a cui non erano mai stati riconosciuti.

«Avevamo dimenticato la storia di Antonia Bernardini, morta bruciata il 31 dicembre 1974 legata a letto nel manicomio criminale femminile di Pozzuoli. Cominciammo a pensare allora che la pratica della contenzione sarebbe stata bandita. Prese infatti forza la lunga marcia attraverso le istituzioni manicomiali che arriverà tre anni dopo alla legge e alla sofferta chiusura dei manicomi». Così inizia l’intervento di Peppe dell’Acqua – psichiatra, stretto collaboratore di Franco Basaglia, dopo di lui direttore dei servizi psichiatrici di Trieste – sul sito del Forum Salute Mentale.

 

La morte di Elena nell’ospedale di Bergamo ci riporta alla mente anche storie più recenti: quella di Giuseppe Casu, ambulante sessantenne di Quartu Sant’Elena, che nel 2006 muore nell’ospedale Is Mirrionis di Cagliari, dopo un’intera settimana di contenzione, o quelle di Andrea Soldi, morto soffocato nel 2015 a 45 anni a Torino, e di Jefferson Tomalà, morto a 20 anni a Genova lo scorso anno, avvenute durante interventi di Tso.

Non si tratta di episodi isolati, insomma, suona un campanello d’allarme che non va ignorato.

Peppe dell’Acqua, in conclusione del suo contributo, cerca di riportare il problema “nella città”, chiamando in causa il sindaco di Bergamo Gori e richiamando il ruolo assegnato dalla legge ai sindaci (quello di ordinare il Tso ma anche di farsi garante della cura e dalla salute della persona sottoposta al trattamento). Riportare il disagio mentale fuori dall’ospedale, riportarlo a tema sociale e che proprio nella società va affrontato sembra infatti essere l’unica via d’uscita per non tornare indietro. Intanto il Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale Mauro Palma si costituirà parte offesa nell’inchiesta sulla morte di Elena Casetto.

 

di Serena Fredda

 

16 agosto 2019

 

tratto da: https://www.dinamopress.it/news/la-morte-elena-nel-rogo-psichiatria-un-campanello-dallarme/

Scrivi commento

Commenti: 0

 

Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

TOTALE VISITATORI

39464

TOTALE VISITE

57621

Dati aggiornati

al 16-09-2019

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2018
DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE.pdf
Documento Adobe Acrobat 618.6 KB

Referenti del Movimento “Le Parole Ritrovate”

a cui ci si può rivolgere per informazioni e collaborazioni

nelle regioni d’Italia dove il movimento è presente

 

vai anche alla pagina CONTATTI

Movimento LE PAROLE RITROVATE
Elenco Referenti regione per regione
elenco referenti regionali.pdf
Documento Adobe Acrobat 196.6 KB

----------------------------------------------

ATTIVITA' MENTEINPACE 2018
MIP - ATTIVITA' 2018.pdf
Documento Adobe Acrobat 129.6 KB
PROGETTO "STARE BENE INSIEME"
Relazione descrittiva presentata alla Fondazione CRC
PROGETTO STARE BENE INSIEME- RELAZIONE D
Documento Adobe Acrobat 405.0 KB

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

 Gyalwa Dokhampa

LA MENTE TRANQUILLA

Un nuovo modo di pensare, un modo nuovo di vivere

 

Astrolabio-Ubaldini Editore

 

collana: Civiltà dell'Oriente
pagine: 168
prezzo: € 16.00 

 

Nella tradizione buddhista la mente tranquilla è aperta, attiva, pronta a ricevere e dare. Conoscere la mente è il primo e fondamentale passo per indirizzare pensieri, parole e azioni e concentrarsi su ciò che davvero si può cambiare nella propria vita. Questo libro offre al lettore una serie di strumenti, teorici e pratici, per comprendere la vera natura di noi stessi e degli altri. Attraverso la respirazione, la meditazione, la contemplazione e la presenza mentale sarà possibile portare tranquillità alla mente agitata dalle contingenze del quotidiano, e semplicemente essere, aprendosi al mondo e alla vita.

 

 

http://www.astrolabio-ubaldini.com/scheda_libro.php?libro=1386

 

Turismo
in Langa

Inaugurazione del Museo della Battaglia di Ceresole d’Alba

A seguito del lavoro svolto dal Comune di Ceresole d’Alba, dal Comune e dall’Ufficio del Turismo di Saint – Paul – de – Vence all’interno del progetto europeo SuCCeS, venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 settembre 2019 verrà inaugurato il Museo della Battaglia di Ceresole d’Alba (muBATT).
Per l’occasione saranno organizzate numerose attività, pubbliche e riservate, per visitare il nuovo spazio espositivo e per scoprire le vicende e le curiosità di una delle più importanti battaglie combattute da eserciti stranieri in territorio italiano.

 

Per saperne di più

http://www.turismoinlanga.it/it/inaugurazione-del-museo-della-battaglia-ceresole-dalba/

LA CUCINA LIGHT DI GELSO

TIRAMISÙ CREMOSO ALLA PANNA

Cari lettori,

in molti mi chiedete di svelarvi il segreto per preparare un tiramisù cremoso e compatto, ma allo stesso tempo leggero e spumoso. Per questo ho pensato di pubblicare la ricetta del mio tiramisù cremoso alla panna! In questa ricetta la panna montata prende il posto degli albumi montati a neve e il risultato è davvero sorprendente! Di norma non amo preparare il tiramisù in pirofila, preferendo invece le monoporzioni al bicchiere o in barattolo, proprio perché difficilmente il tiramisù classico riesce a reggere la prova taglio con conseguenti crolli e sbavature che preferisco evitare essendo una fobica della precisione, in senso buono, ovviamente 😉 La ricetta del tiramisù cremoso alla panna, al contrario, vi permetterà di ottenere una bella fetta regolare e stabile. Ecco come procedere!

CLICCA SU:

http://blog.giallozafferano.it/gelsolight/tiramisu-cremoso-alla-panna/