DISFUNZIONE SESSUALE PERMANENTE DA ANTIDEPRESSIVI (Maria Rita Montebelli)

Disfunzione sessuale persistente dopo terapia anti-depressiva

 

Si chiama PSSD (disfunzione sessuale post –SSRI) ed è una nuova entità nosologica di recente riconosciuta, che ha portato negli scorsi mesi l’EMA ad aggiornare la scheda tecnica di una serie di farmaci anti-depressivi appartenenti alle classi degli SSRI e degli SNRI. Le cause di questo che è un disturbo iatrogeno (e non psicologico) sono sconosciute; la diagnosi è puramente anamnestica e non esiste al momento alcun trattamento. Ad essere interessate dal problema potrebbe essere un gran numero di pazienti.

 

L’11 giugno di quest’anno, dopo un’approfondita ricognizione della letteratura scientifica in materia (ma anche delle evidenze disponibili su EudraVigilance e delle segnalazioni sui social media), il Comitato di Valutazione del Rischio della Farmacovigilanza (PRAC) dell’EMA  ha ufficialmente riconosciuto l’esistenza di una nuova condizione, prodotta dal trattamento con antidepressivi della classe degli SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors) e degli SNRI (Serotonin-Norepinephrine Reuptake Inhibitor): la  disfunzione sessuale post-SSRI (PSSD da SSRI).
 
L’EMA ha invitato dunque tutte le aziende produttrici ad emendare, nell’arco dei 2 mesi successivi, il foglietto informativo (con un warning) e la scheda tecnica di questi farmaci (citalopram, escitalopram, fluvoxamina, fluoxetina, paroxetina, sertralina per gli SSRI; duloxetina, venlafaxina, desvenlafaxina, milnacipramper gli SRNI) segnalando la possibile comparsa di una disfunzione sessuale  di lunga durata, persistente oltre la sospensione della terapia.
 
Il Royal College of Psychiatrists inglese dal canto suo ha di recente annunciato l’intenzione di rendere più restrittive le linee guida prescrittive su questi farmaci, riconoscendo che, alla sospensione di questi antidepressivi, può comparire una disfunzione sessuale grave e duratura (per settimane-mesi o addirittura permanente).

 
La disfunzione sessuale da SSRI/SRNIè una condizione che, in alcuni pazienti, in trattamento con questi farmaci anti-depressivi persiste anche dopo sospensione dei farmaci stessi o addirittura compare alla sospensione del farmaco. E’ la persistenza (per mesi, anni o a tempo indefinito) degli effetti indesiderati sulla funzione sessuale a rappresentare una novità, visto che quelli in corso di trattamento erano noti, ma in genere si risolvevano alla sospensione dei farmaci, o riducendone il dosaggio.  La sindrome di recente identificazione si manifesta in genere con una ipo/anestesia nell’area genitale, disfunzione erettile, anedonia, anorgasmia e nella perdita della libido. Pazienti ed esperti descrivono questa condizione come debilitante, oltre che ampiamente sotto-diagnosticata.
Il problema assume una maggior gravità nelle donne ma tende ad essere leggermente più frequente tra gli uomini.
 
Gli studi registrativi su questi farmaci, alcuni dei quali risalenti ormai a una ventina d’anni fa, avevamo messo be in luce il problema degli effetti indesiderati sulla sfera sessuale (noto come ‘disfunzione sessuale indotta da anti-depressivi’) che, per alcuni farmaci della categoria, può arrivare ad interessare anche 3 pazienti su quattro di quelli trattati.
Le revisioni della letteratura effettuate negli ultimi anni hanno portato a scoprire che questi effetti indesiderati, che hanno ricadute di una gravità facilmente immaginabile sulle relazioni interpersonali (rottura di matrimoni, problemi lavorativi, suicidi), possono persistere anche una volta sospeso il trattamento. Secondo alcuni esperti, visto l’ampio numero di persone  trattate con questi farmaci, la  PSSD da SSRI potrebbe arrivare a configurare un vero e proprio problema di salute pubblica.
 
Le cause
Non è chiaro quali possano essere i meccanismi alla base di questa condizione. Tra le ipotesi vi sono le interazioni dopamina-serotonina, la neurotossicità da serotonina, e la down-regulation dell’espressione del recettore 1A della 5-idrossitriptamina. Un’altra ipotesi è che il blocco delle correnti del sodio (effetto in comune a tutti gli SSRI) possa causare ipoestesie genitali.
 
La diagnosi
Non esistono test diagnostici specifici per diagnosticare questa condizione, che può essere individuata dunque solo attraverso la raccolta di un’anamnesi (anche farmacologica) accurata. In alcuni casi può essere presente una riduzione dei livelli di testosterone, ma la loro correzione non risolve questi problemi.
La scarsa conoscenza (anche tra la classe medica) della disfunzione sessuale post-SSRI, può portare ad attribuirla a problemi psicologici, quando la causa è squisitamente farmacologica.
 
La terapia
Non è stata al momento individuato alcun trattamento per la disfunzione sessuale post-SSRI. La sospensione graduale degli SSRI non riduce il rischio di sviluppare questa condizione e neppure l’aggiunta di farmaci quali il bupropione ad un SSRI sembra proteggere dal problema, una volta sospeso l’anti-depressivo. Anche gli inibitori di PDE5 spesso sono di scarso aiuto nella PSSD.
Nel febbraio di quest’anno un case report pubblicato su Journal of sex & marital Therapy (primo nome R.S. Calabrò dell’ IRCCS Centro Neurolesi "Bonino-Pulejo" di Messina in collaborazione con l’Università de L’Aquila) riferiva che dopo tre mesi di trattamento con un nutraceutico a base di L-citrullina, un giovane con PSSD aveva recuperato la funzione sessuale.
Un gap terapeutico importante insomma per una condizione invalidante, che potrebbe interessare un numero cospicuo di pazienti.
 
Le ricadute
Già nel maggio dello scorso anno, RxISK e altri gruppi di ricerca indipendenti avevano firmato una petizione, indirizzata a EMA (European Medicines Agency), FDA (Food and Drug Administration) e MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) mirata ad aggiornare i warning per questi farmaci, inserendo la disfunzione sessuale post-SSRI e il disturbo persistente di arousal genitale (PGAD – che è in qualche modo paradossalmente l’opposto della PSSD), in modo da sensibilizzare medici e pazienti circa questo possibile rischio. La petizione, che ha stimolato questa revisione da parte dell’EMA, non ha per il momento elicitato reazioni da parte dell’FDA.
Il problema è rimasto finora in secondo piano perché la depressione stessa rappresenta un fattore di confusione rispetto alla salute sessuale. In realtà, fanno notare gli esperti, anche negli studi condotti su volontari sani, questi farmaci hanno prodotto problemi di drive sessuale.
Dal punto di vista dei pazienti, questa condizione (definita da alcuni ‘traumatizzante’, simile ad una ‘castrazione o ad una lobotomia chimica’) appare ulteriormente stressante alla luce del fatto che, quando riferita ai medici curanti, viene spesso ignorata o trascurata. Sono in molti poi a lamentare che al momento della prescrizione di queste terapie, non vengano fornite informazioni esaurienti e precise circa questi rischi.
 
Non solo PSSD da SSRI/SRNI
Oltre agli anti-depressivi di queste classi, altri farmaci sono in grado di provocare effetti indesiderati persistenti sulla sfera sessuale. Tra questi lo ziprasidone e gli antistaminici ad attività SSRI, alcuni antibiotici come tetraciclina e doxicillina (possono inibire il reuptake della serotonina), la finasteride e l’isotretinoina (farmaco anti-acne).
 
Maria Rita Montebelli

 

tratto da quotidianosanità.it

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=76915&fr=n

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Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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