IN-TESSERE. Sartoria popolare nella periferia di Torino (Gruppo Abele)

Esistono luoghi in cui il verbo “cucire” indica un’azione meccanica, noiosa perfino.
E poi esistono luoghi diversi e idee diverse. Posti umani, spazi reali di libertà, dove convivono parole e azioni, posti popolati di lavoro ma anche di cura.

Ecco che cos'è In-Tessere, il progetto di sartoria popolare che nasce dall’esperienza del Gruppo Abele ed è pensato per dare risposte alle domande inevase di formazione e lavoro provenienti dalle donne vulnerabili di Barriera Milano, quartiere a rischio della periferia torinese.

In una prima fase avvieremo una scuola di cucito, interamente gratuita, con esperti e sarti professionisti, durante la quale le donne si addentreranno nei meandri del cucito e frequenteranno moduli formativi sui temi dell'imprenditorialità al femminile per rendere da subito le competenze acquisite professionalizzanti.

La seconda fase sarà quella dell'apertura della sartoria popolare vera e propria, luogo in cui le donne potranno mettere in pratica gli insegnamenti acquisiti e a cui le persone del quartiere e della città potranno accedere liberamente e usufruire dei macchinari.

LE PROTAGONISTE

Un grande obiettivo, che è anche un orizzonte sociale: staccare loro di dosso l’etichetta di “vittime” (di qualcuno, di qualcosa, di sistema). Perché le donne che frequenteranno la sartoria popolare e che ora vivono gli spazi della Drop House, vedono spesso smarrita la propria identità sotto strati di giudizi frettolosi.
Il progetto In-Tessere nasce per restituire a ciascuna donna un’immagine che davvero la rappresenti, rompendo una volta e per sempre con ogni visione pietistica dell’ accoglienza .
Di qui l’intuizione di raccontarle attraverso l’eroismo umile che c’è dietro i loro piccoli gesti, quelli quotidiani, minuscoli, apparentemente insignificanti. E che sono al contrario magnifici esempi di cura.

UTILIZZO DEI FONDI

Quindicimila euro sono stati donati al progetto dalla Fondazione Eandi che, sin da principio, ha creduto nell’impatto positivo che la sartoria avrà sul quartiere in cui opera la Drop House.
Questa donazione, insieme con tutto quanto raccoglieremo anche grazie a te, sarà destinata alla formazione e all’allestimento della sartoria che oggi esiste solo come modesta sala cucito e utilizza materiali di riuso.
Dall’acquisto delle stoffe alla manutenzione e reperimento delle macchine da cucire; dai compensi di esperti e formatori all’adeguamento degli spazi: ogni risorsa sarà impiegata per fare di In-Tessere lo spazio dove tessere insieme il futuro!

E QUI ENTRI IN GIOCO TU!

Diventa parte attiva facendo una donazione! Gli strumenti a tua disposizione sono PayPal, carta di credito o bonifico. Dai uno sguardo qui a destra alle ricompense che abbiamo pensato per te! Oppure fai un’offerta libera per avere tutta la nostra gratitudine!
E poi? Noi crediamo al potere della parola e della condivisione. La cosa più bella che possa fare per noi è raccontare di questa scoperta che hai fatto a i tuoi amici, ai tuoi parenti. Parlane su Facebook, su Instagram, su Twitter!
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ZONA FRANCA 

è un laboratorio di inclusione sociale, in cui si sperimentano forme alternative di partecipazione, protagonismo ed espressione.

 

È ideato e prodotto dalla Cooperativa Proposta 80 

in collaborazione con l’Associazione Culturale Kosmoki 

e dagli

utenti del Servizio di Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale di Cuneo.

 

Collaborano al progetto la Città di Cuneo, la Cooperativa Momo, MenteInPace, DiAPsi Cuneo e la Casa del Quartiere Donatello.                       

  

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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