UN GIORNALE SCRITTO DA DISABILI PSICHICI (Renato La Cara, ilfattoquotidiano.it)

PaperBoy, il giornale scritto interamente da una redazione di disabili: “Diamo a questi ragazzi spazi anche per attività intellettuali”

 

Il periodico cartaceo, che ora arriva anche online, è edito dalla cooperativa sociale Il Villaggio di Esteban: nasce dall'idea di Carlo Noviello ed è diretto da Umberto Adinolfi. Marinella Marino, una delle autrici: "Mi sono appassionata tanto da farmi pensare che forse anch’io avrei potuto cimentarmi in questa cosa dello scrivere. Ed è stato proprio così". Il collega Luca Boffa: "Lo consiglio a tutti".

 

di Renato La Cara | 7 NOVEMBRE 2019

 

E’ online dal 4 novembre il sito di PaperBoy, periodico edito dalla cooperativa sociale Il Villaggio di Esteban e realizzato quasi interamente da redattori con disabilità. Si tratta di una testata regolarmente registrata che permette di conseguire il tesserino e l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti. Vi lavorano venti redattori disabili in tutto, di cui quattro già pubblicisti e due lo diventeranno a metà mese. Gli ideatori del progetto affermano che “si tratta dell’unica esperienza di questo tipo nel Sud Italia”. Consultando il portale sarà possibile essere informati in “real time”, grazie al lavoro giornalistico della redazione “speciale” gestita dalla coop sociale presieduta da Carlo Noviello e diretto dal giornalista Umberto Adinolfi. La testata cartacea Paperboy ora ha anche una veste web, grazie ad un portale ricco di contenuti. Il progetto nasce nel 2013 da un’idea del giornalista salernitano Adinolfi e di Noviello come laboratorio giornalistico dedicato a persone con disabilità.

“Tutto è partito come un’attività laboratoriale per avvicinare alcuni disabili al lavoro giornalistico e poi siamo riusciti a formare una redazione vera – dice a Ilfattoquotidiano.it Noviello -. Ciò rappresentava un elemento imprescindibile, volevamo che le attività non fossero fini a se stesse, ma rappresentassero un elemento professionalizzante della loro vita, che li accompagnasse in un percorso di praticantato fino ad arrivare all’iscrizione all’Albo”. Le principali difficoltà sono state quelle di avere a disposizione uno spazio dedicato, la relativa attrezzatura e i costi di stampa. “Riguardo al luogo della redazione – aggiunge – ci è stato vicino il Comune di Salerno, che ci ha messo a disposizione uno spazio che potesse ospitarci. Per le attrezzature, inizialmente, ci sono state vicine altre realtà locali, poi pian piano siamo riusciti a provvedere da soli”. Perché siete partiti con il cartaceo? “Ci piaceva far toccar con mano ai redattori il frutto del loro lavoro e dimostrare che potevano realizzare un giornale. Abbiamo sempre avuto chiaro che lo sviluppo naturale delle cose prevedeva anche la realizzazione di un sito web dedicato e così è stato. Il più grande traguardo è certamente quello di aver accompagnato sei (per il momento) di questi ragazzi all’iscrizione all’Ordine”. La maggior parte dei redattori ha una disabilità psico-relazionale, altri hanno un disturbo psichico. L’età va dai vent’anni fino ai sessantacinque e abitano perlopiù a Salerno.

Le attività sono dirette da Adinolfi e dal giornalista Stefano Masucci, che è il vicedirettore. Al loro fianco c’è il segretariato sociale della cooperativa, composto da operatori e assistenti sociali, oltre che psicologi che supportano l’intero lavoro dal punto di vista educativo. Che tipo di valori volete diffondere? “Questo è un progetto a cui abbiamo sempre tenuto molto – risponde Noviello -. Il senso profondo è sempre stato quello di realizzare attività che andassero oltre i lavori manuali che normalmente vengono messi in campo per le persone con disabilità e/o disagio psichico. Senza nulla togliere a questi, che hanno un’importanza fondamentale durante la riabilitazione, c’era la voglia di gridare al mondo che questi ragazzi possono svolgere a piano titolo anche attività intellettuali. L’iscrizione all’Ordine è il raggiungimento di questo grande obiettivo e dimostra che tutto ciò era ed è possibile. Ma soprattutto diamo prova che si può crescere sempre di più, visto che assieme al giornale cartaceo e al sito web, abbiamo creato anche una web radio: Radio Salerno Village”.

 

Marinella Marino è di Salerno, da un anno fa parte della redazione e ha un problema psichiatrico. “Mi sono avvicinata a questa avventura – dice al Fatto.it Marino – perché ne faceva già parte un amico che me ne aveva parlato molto bene. Mi sono appassionata tanto da farmi pensare che forse anch’io avrei potuto cimentarmi in questa cosa dello scrivere. Ed è stato proprio così”. Come valuti l’esperienza? “Mi fa molto piacere, mi dà molte soddisfazioni, mi permette di imparare tanto da Umberto e Stefano e anche di esprimermi con creatività”. Nella redazione inclusiva non ci sono distinzioni di genere, limiti anagrafici né esclusioni per tipo di disabilità. Tra i tanti redattori c’è anche Luca Boffa, con sindrome di Asperger, che ha 26 anni e partecipa alle attività fin dagli inizi. “I miei interessi sono soprattutto la religione, la politica internazionale, direi l’attualità in genere – racconta Boffa -. Porto avanti questo bel progetto con passione ed entusiasmo, sperando che continui e diventi sempre più grande. Sono anche speaker di Radio Salerno Village. Ho conseguito il tesserino di pubblicista nel 2016 e se dovessi definire PaperBoy lo definirei meraviglioso, una realtà che consiglio a tutti. Dovrebbero esserci più esempi del genere in Italia”.

 

tratto da ilfattoquotidiano.it

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/07/paperboy-il-giornale-scritto-interamente-da-una-redazione-di-disabili-diamo-a-questi-ragazzi-spazi-anche-per-attivita-intellettuali/5551235/

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Dislessici, autistici e iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione

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Una nuova emarginazione, basata su diagnosi erronee di disabilità trasformate in etichette di “diversità” irrecuperabile, è in pieno sviluppo nel nostro paese e coinvolge un numero crescente di bambini e ragazzi. Si riferiscono ad abilità considerate oggi importanti anche in una prospettiva lavorativa, come leggere bene e relazionarsi agli altri adeguatamente. Spesso, infatti, ritardi di lettura vengono confusi con sintomi di dislessia, oppure si certifica l’autismo mentre si è di fronte a difficoltà del linguaggio, depressioni, mutismo selettivo, o persino transitorie timidezze. Come può avvenire tutto ciò? E con quali conseguenze? Cosa ha portato all’esplosione di diagnosi, spesso senza fondamento, negli ultimi anni? Come liberare i bambini da etichette che compromettono l’intera loro esistenza e quella delle loro famiglie? A queste e a molte altre domande risponde Michele Zappella. La ricca casistica e la profonda esperienza clinica e di ricerca dell’autore chiamano in causa la scuola, gli operatori professionali e le politiche di “sostegno” alla diversità. Zappella invita i genitori e gli educatori ad aprire gli occhi e a non cedere al fascino (in)discreto dell’etichetta, e i professionisti a mantenere aggiornata la cultura specialistica, sperimentando nuove modalità di approccio ai bambini che ne stimolino fantasia e creatività. Gli effetti possono essere sorprendenti!

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