POVERTÀ, L’EMPORIO SOLIDALE ORA È ON LINE E CONSEGNA A DOMICILIO (Laura Solieri, csvnet.it)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È il 24° in Emilia-Romagna, ma il primo virtuale in Italia: sul sito di “Ohana” le famiglie del basso modenese in difficoltà economica possono acquistare gratuitamente beni alimentari, che le associazioni di volontariato gli portano a casa.

 

C’è chi lo ha definito un piccolo Amazon solidale. Nel distretto del Frignano, territorio appenninico del basso Modenese, è nato da pochi giorni l’emporio digitale Ohana, un progetto di comunità dove la tecnologia ha un ruolo determinante nel far accedere le famiglie in difficoltà economica a beni di prima necessità.

Nella cultura hawaiana Ohana significa famiglia, e famiglia significa che nessuno viene abbandonato. Attraverso il sito di questo “emporio sociale digitale”, le persone in stato di bisogno residenti nei piccoli comuni del distretto, individuate dai servizi sociali e munite delle credenziali, spendendo un certo numero di crediti virtuali gratuiti detti “Frignanini” potranno acquistare generi alimentari, che verranno confezionati in un magazzino ricavato nel salone parrocchiale di Pavullo e recapitati tramite la rete di volontariato delle pubbliche assistenze. E in un’ottica di “welfare generativo”, chi chiede e riceve i beni sarà chiamato ad attivarsi nelle associazioni del territorio, sperimentando così anche un legame più stretto con la comunità.

Il progetto è promosso da ventisei associazioni locali con l’importante sostegno di Regione Emilia-Romagna, Unione comuni del Frignano, Fondazione Cassa di risparmio di Modena, Parrocchia San Bartolomeo di Pavullo e Centro di servizio per il volontariato di Modena. “Oltre ai beneficiari diretti, - spiegano i promotori, - i destinatari del progetto sono anche i singoli cittadini che decidono di sostenere l’emporio con un piccolo aiuto economico o con qualche ora di volontariato e le aziende che possono partecipare donando merci e servizi, contribuendo così anche ad abbattere lo spreco alimentare”.

Come sottolineano Giuseppe Mucciarini della Croce Verde di Pavullo e il parroco don Roberto Montecchi, “era impensabile fare un emporio fisico perché il nostro è un territorio molto vasto e abbiamo pensato di fare un emporio diverso, digitale, per contenere al massimo i costi e garantire continuità”.

“Si tratta di un’iniziativa molto importante che si inserisce all’interno di una rete di 24 empori, fiore all’occhiello della nostra regione e del nostro territorio, - spiega Alberto Caldana, presidente del Csv Modena. - Gli empori solidali rappresentano un segnale della capacità di innovazione del volontariato di rispondere ai bisogni emergenti. Ohana è il sesto emporio solidale della provincia modenese ed è assolutamente unico nel suo genere, proponendo una modalità innovativa di coinvolgimento del singolo per sottrarlo alla zona grigia dell'isolamento”.

“È un progetto che fa sinergia tra le tante associazioni di volontariato e risponde con concretezza a un tema delicato come quello delle disuguaglianze e delle povertà, - commenta Luciana Serri, presidente della commissione regionale Politiche economiche. - Questo è un modo nuovo per ridurre le distanze e far sì che tutto il territorio possa essere servito”. 

Vai al primo rapporto di Caritas Italiana e CSVnet sugli empori solidali in Italia.

 

Vai allo speciale sugli empori di CSVnet.

tratto da https://csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3441-poverta-l-emporio-solidale-ora-e-on-line-e-consegna-a-domicilio?Itemid=893

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Sono passati più di quarant’anni da quando Franco Basaglia, coraggioso riformatore, ha realizzato il sogno di curare la malattia mentale senza i manicomi. La “sua” legge 180 doveva rivoluzionare l’intera cultura psichiatrica, ma la riforma del 1978 si è presto incagliata in ostacoli culturali, sociali, ideologici e organizzativi ed è ormai inadeguata nel fronteggiare i problemi della società contemporanea e dei nuovi malati. Ivan Cavicchi spiega perché il progetto di Basaglia è in realtà incompiuto e come la psichiatria sia ancora in larga parte da riformare, e propone di andare “oltre la 180”, rimuovendone le contraddizioni interne e sfondando il muro dell’apologia per evitare il rischio di regressività o di controriforma. Particolare attenzione va riservata ai professionisti sanitari che si occupano delle esistenze delle persone e dei loro “equilibri” nei contesti di vita e di lavoro, di ogni età e di ogni condizione sociale: un’adeguata riforma delle prassi degli operatori della salute mentale è infatti la più grande sfida del futuro della psichiatria e di tutta la medicina.

 

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Ivan Cavicchi è filosofo della medicina, sociologo e antropologo; insegna all’Università Tor Vergata di Roma. 

 

 

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