LE PAROLE RITROVATE: aggiornamenti (Renzo De Stefani)

Carissime & Carissimi

 

Eccomi a Voi appena rientrato dalla settimana trascorsa in India (per conto di Parole ritrovate) e su cui ho molte cose da dirvi.

Sotto questa mail trovate quella precedente di fine novembre così mi risparmio di riscrivere alcune cose che saranno oggetto dell’incontro del 18 gennaio nella consueta sede dei gruppi ama nella sede del Roncati, Viale Pepoli angolo Via Isaia. Chi non conosce il luogo contatti Roberto Cuni al 3491673276.

Vi ricordo subito che abbiamo deciso di prenderci più tempo del solito, dalle 10.00 alle 17.00, per poter affrontare al meglio gli argomenti all’odg e in particolare poter parlare del Progetto India alla luce delle cose che leggerete su questa mail e sulle riflessioni che ciascuno di voi farà da qui al prossimo incontro.

C’è anche l’impegno di portare cibarie per poter lavorare in continuità senza interrompere l’incontro per andare a mangiare in qualche bar-ristorante. A portare cibo si sono già impegnati Anna Gatti e Roberto Cuni. Ma sicuramente servono altri contributi!!! Quindi non cancellate queste righe gastronomiche!

 

Vengo ai punti in discussione 

 

1. Iniziative 2020

Come abbiamo già convenuto nell’incontro di Bologna del 9 novembre ci siamo presi l’impegno di portare all’incontro del 18 gennaio le proposte che ogni singola regione intende mettere in campo per affiancare l’incontro nazionale di Roma (la grande novità del 2020!) e il Progetto India, se come personalmente auspico vivamente, a questo grande sogno decideremo di aggiungere la partecipazione di Parole ritrovate.

Quindi prego vivamente tutti i mondi di Parole ritrovate rappresentativi delle varie regioni di impegnarsi ad essere presenti a Bologna il 18 gennaio, o in caso di assoluta impossibilità, di inviarmi via mail le singole proposte che io naturalmente porterò alò tavolo del 18 gennaio.

Aggiungo quello che vi avevo scritto a fine novembre al riguardo delle iniziative 2020 e che trovate cmq nella mail riportata sotto. Repetita iuvant con buona pace di Max di Parma che vorrebbe che io scrivessi mail di max 5 righe!

Nel corso della discussione sulla sede dell’Incontro nazionale si è sempre più spesso fatto rimando alla opportunità/necessità (e il nostro libro è nato in fondo per questo) che in tutte le Regioni dove siamo presenti si mettano in campo iniziative addizionali, altre e diverse, per rendere il movimento presente e visibile non solo nell’Incontro nazionale, ma il più possibile in tutte le realtà italiane dove siamo già presenti e provare a entrare in quelle dove ancora manchiamo.

Per questo le realtà presenti si sono prese l’impegno di dedicare i prossimi 2 mesi a dare libero sfogo alla fantasia per arrivare al prossimo coordinamento di Bologna, che è già stato fissato per sabato 18 gennaio 2020 dalle 10.00 alle 17.00 con cibarie portate un po’ da tutti per evitare interruzioni, nella consueta sede e con proposte una più bella dell’altra, non escludendo di inventarsi un evento nazionale o internazionale come in passato più volte e con grande successo abbiamo fatto.

Parlando dei presenti mi riferisco a: Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Lazio. Non erano presenti ma do per scontato che porteranno il loro contributo il 18 gennaio: Friuli, Liguria, Piemonte, Marche, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e spero anche Sardegna.  Meglio ancora se se ne aggiungeranno altre!!!

Una bellissima scommessa che possiamo solamente vincere! A questo proposito è stato suggerito a tutte le realtà regionali/provinciali di organizzare o riorganizzare dei coordinamenti locali, che dove sono stati fatti nascere, hanno dimostrato tutto il loro valore nel poter diffondere il movimento e renderlo più presente e forte. E qui mi fermo!

2. Progetto India

Nella mail di novembre, che potete rileggere sotto, trovate la storia del Progetto India come si è sviluppato a partire da quasi 15 anni fa e come negli ultimissimi mesi ha preso un nuovo indirizzo e si è caricato di un sogno che penso non potremo lasciare cadere. Ma naturalmente la decisione sarà presa da quanti saranno a Bologna e io potrò solo raccontarvi la mia personale posizione. Saranno presenti anche gli amici di Prato che sono i promotori del Progetto e forse anche Madre Paola, la suora che ha diretto fino a pochi mesi fa l'Ordine delle Domenicane che ha sede a Prato e che è l'anima del Progetto India, tanto più come si sta sviluppando ora.

Come ricorderete, se avete letto la mia precedente mail, fino a pochi mesi fa il Progetto India si è sostanziato in missioni annuali in cui gruppi misti di Prato (Polisportiva Aurora, Dipartimento di salute mentale, un istituto scolastico), secondo lo stile a noi caro del 'fareassieme' si sono recati a Kochin nello stato del Kerala, ospiti nelle strutture delle Suore, per portare vita, decoro e sopratutto dignità in una struttura, settlement, che a oggi ospita circa 200 persone, in maggioranza con disagi psichici, ma anche con altre fragilità e sofferenze. Il settlement non è in senso stretto un ospedale psichiatrico anche se ne ha alcune caratteristiche: l'isolamento totale dalla comunità, l'assenza di cure degne di queste nome, la mescolanza di disagi come era anche nei nostri vecchi manicomi. Il lavoro fatto dagli amici di Prato è stato ricco di commovente umanità e ha portato in quel luogo abbandonato da Dio e dagli uomini raggi di umanità e anche di decoro abitativo, visto come il degrado strutturale ne peggiorava ulteriormente la vivibilità.

Non mi dilungo su come si è arrivati negli ultimi mesi alla decisone governativa di chiudere a fine anno il settlement quanto piuttosto a cosa questa chiusura ha messo in pista.

Gli organi governativi competenti hanno chiesto alle Suore di prendersi in carico 50 donne che tuttora vivono al settlement. Casualmente in contemporanea le Suore stavano pensando ad attivare una comunità per donne con problemi di salute mentale in locali frutto di una possibile donazione che arrivava da un conoscente indiano. In poche settimane il tempo ha preso a volare e il progetto è progressivamente cambiato fino ad arrivare a quello attuale.

La partenza viene dalla decisione delle Suore di cambiare destinazione d'uso di una grande struttura (2.500 mq) che stavano costruendo e che era destinata a diventare una scuola (teniamo presente che la mission delle Suore è l'istruzione e la povertà). In allegato vedete alcune foto della struttura e altre più precise ne seguiranno. 

In questa struttura sicuramente troveranno ospitalità le 50 donne del settlement. Il progetto della comunità che doveva essere collocato nei locali oggetto della donazione può verosimilmente essere assemblato a quello che riguarderà le donne del settlement.  Ma la vera 'novità' sarà una versione modificata e corretta di quelli che in India si chiamano di solito ‘Centri di riabilitazione psicosociale’ e che ospitano per tempi che possono essere i più diversi persone con disagi psichici medio-gravi. Alcuni di questi centri ospitano per brevissimi periodi anche persone in crisi per eventualmente poi ospitarle al loro interno o dirottarle, se ritenute troppo 'gravi', negli ospedali psichiatrici, e svolgono un servizio di consulenza ambulatoriale per persone che vi si recano per ricevere terapie farmacologiche ed essere curate a casa dalle loro famiglie. 

La struttura dove prenderà vita il progetto provvisoriamente l'abbiamo chiamata, mentre giravamo le strutture che siamo andati a visitare a Kochin,  "Casa della ricostruzione della speranza" (nella lingua locale suona molto meglio) con 'sottotitolo' Centro di salute mentale con il nome del quartiere dove ha sede e che al momento non ricordo. 

Centro di salute mentale non è nome usuale per le strutture in India e già questo segna in qualche modo l'idea di un cambiamento.

La possibilità di stare 5 giorni a Kochin mi ha permesso di capire, almeno un poco, come funziona in quel paese la salute mentale e quali sono, a mio avviso le sue principali criticità. Anzitutto dobbiamo tener presente che l'organizzazione sanitaria è completamente diversa da quella italiana dove la sanità è pubblica. In India la sanità è prevalentemente privata e assomiglia al modello americano basato sul sistema assicurativo con l'inevitabile conseguenza di garantire cure di elevata qualità ai ricchi che possono pagare assicurazioni  che li coprono al meglio e di lasciare le classi povere 'abbandonate' alla carità di strutture religiose o a sostegni governativi che sono solitamente di livello basso/molto basso. 

La salute mentale ovviamente è allineata su questo modello. Le classi ricche usufruiscono di ospedali e di cure ambulatoriali di livello internazionale orientato prevalentemente ad un approccio medico-farmacologico. Le classi medie e sopratutto quelle povere usufruiscono di una rete di strutture che si avvale da un lato di ospedali psichiatrici (che non abbiamo visitato) ma che abbiamo capito essere luoghi di reclusione per utenti gravi e in qualche modo cronicizzati. Un modello verosimilmente molto simili a quello dei manicomi di casa nostra di 50 anni fa.  Le strutture più visibili e che abbiamo visitato e di cui vi ho parlato sopra sono i cd 'Centri di riabilitazione psico-sociale'. Ne abbiamo visitate 4, tutti con modalità di gestione e qualità interna molto diversa. L'ultima che abbiamo vista ci è 'piaciuta' per la qualità relazionale e affettiva che vi abbiamo trovato e per un buon livello di turnover. Solo il 15 % delle ospiti vi erano ricoverate da anni e non vi erano prospettive di uscita. In un'altra, anch'essa abbastanza valida sotto un profilo relazionale, gli ospiti vi soggiornavano in larga maggioranza (il 90%) senza prospettive di uscita, anche se erano in corso alcuni esperimenti per offrire a chi stava meglio la possibilità di vivere in una struttura tipo gruppo appartamento all'interno del terreno del centro. Nella prima che abbiamo visitato il turnover era molto buono ma chi la faceva da padrone erano le chiavi che rendevano il centro un luogo di reclusione davvero poco amabile. Cosa che non era nelle altre 2 strutture citate prima e che erano tutte 'aperte'. 

Un po' in tutti i centri abbiamo notato che il ruolo dello psichiatra, una specie di 'direttore' della struttura è molto 'forte', e tutte le decisioni su ingressi e uscite e sui progetti delle persone passano da lui, sembrerebbe senza alcun lavoro di condivisione con il resto dell'équipe. Un'altra cosa che è apparsa presente in tutta l'organizzazione è il ruolo centrale delle famiglie. Sono le famiglie di fatto a determinare i ricoveri obbligatori, assieme ad un ruolo non marginale della polizia, e sono le famiglie a decidere se e quando l'utente può di fatto essere dimesso. Di bello abbiamo visto che dove la famiglia è disponibile la permanenza della persona nelle strutture è limitata all'indispensabile e i parenti sono spesso in struttura per essere vicino ai loro cari ammalati. Di brutto il reciproco. Se la famiglia non c'è o non vuole riavere a casa la persona col disagio, e quindi con lo stigma, il suo destino è restare in qualche struttura e di fatto non esistono progetti territoriali alternativi. Per esempio che piccoli gruppi di utenti vadano a vivere da soli è cosa del tutto, al momento, inimmaginabile e questo spiega perchè le strutture siano sovraffollate e il fenomeno della 'lungodegenza', se vogliamo chiamarlo così, è molto presente. Positivo invece il ruolo del lavoro che viene valorizzato, con alcuni distinguo, in tutte le strutture. Una sorta di ergoterapia che sicuramente compensa altre mancanze, ma che non è chiarissimo quanto sia un ponte reale e usato per poi trovare o ritrovare un lavoro all'esterno. 

Durante la mia permanenza a Kochin sono state tantissime le ore dedicate a discutere di come il nuovo centro che le Suore vogliono finire e dedicare alla salute mentale territoriale debba caratterizzarsi. Madre Paola, Suor Rita, Lamberto Scali e il vostro antico segretario sono stati i 4 pensatori che più si sono impegnati a cercare di capire le caratteristiche del nuovo centro, centro che vedrà oltre alle attività sue proprie la convivenza con le donne che usciranno dal settlement. Nella nostra visione un valore aggiunto anche per restituire loro dignità e futuro. La 'cronicità' ovviamente nel nostro vocabolario non esiste.

Il nuovo centro, con tutti i necessari aggiustamenti  su cui si lavorerà nei prossimi mesi, assomiglierà, tenendo conto della specificità della salute mentale indiana, nel bene e nel male, per alcuni versi a un 'buon' centro di salute mentale italiano. Il quartiere se ne servirà ovviamente come un servizio di primo livello per tutti i tipi di disagi mentali, da quelli meno impegnativi alle vere crisi che vogliamo non abbiano come unico accesso immediato l'ospedale (cosa che succede per lo più ora). Questo comporterà che il centro disporrà di alcuni posti letto per gestire la crisi al suo interno facendo tutto il possibile per evitare il passaggio all'ospedale psichiatrico. Il Centro naturalmente disporrà di un servizio ambulatoriale di consultazione che è quello più rappresentato in India e che permetterà di seguire a quel livello le situazioni meno impegnative o quelle che hanno superato la fase critica. L'aspetto che più si proporrà come innovativo è quello di seguire gli utenti che più ne hanno bisogno al proprio domicilio, pratica attualmente poco o per nulla  presente. Naturalmente il sogno su cui più abbiamo discusso è quello dell'impegno che il centro metterà nel trovare soluzioni abitative autonome, se pur supportate da operatori del Centro, per chi non ha famiglia o non vi può tornare. Si tratta di una cosa oggi del tutto assente, anche per motivi economici legati alle difficoltà di reperire appartamenti. Naturalmente come sempre il fatto di crederci profondamente mescolato alla Provvidenza, di cui le Suore dispongono in grande quantità, ci permetterà di superare questo 'ostacolo' e introdurre un elemento fortemente innovativo nella salute mentale indiana. Cammino più in discesa in tema di lavoro dove semmai servirà liberare la fantasia per trovare le opportunità migliori per dar vita a produzioni che siano remunerative e spendibili sul mercato. Altra cosa su cui lavorare è sicuramente l'introduzione della figura dell'UFE che oggi in India non è presente. Vi è solitamente una certa solidarietà tra ospiti delle comunità/centri ma niente di simile alla presenza di un UFE strutturato e con un ruolo riconosciuto. Ma sicuramente in tema di UFE non dovremmo avere difficoltà a ottenere risultati. Lo abbiamo fatti nei posti più diversi del mondo e non sarà certo in India che non sarà possibile farlo.

Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere ma mi fermo qui per dirvi di quella che in questo momento, assieme alla stesura del Progetto, è la vera priorità che ci deve impegnare: la raccolta dei fondi per finire la struttura. La maggior parte del costo è già stata onorata e lo si vede dalle foto che documentano lo stato di avanzamento della struttura. Come si vede però mancano ancora non pochi lavori, gli arredi ovviamente e alcuni servizi generali. Il costo supera i 200.000 Euro. In Italia parleremmo di ben altre cifre, ma per fortuna il costo del lavoro e dei materiali in India è decisamente più basso e quindi si riesce a fare moltissimo con una cifra che pur importante è, per gli standard italiani, davvero modesta. Ciò non toglie che occorre trovarla perchè le Suore hanno già dato tutto quello che potevano e in India raccogliere soldi non è per niente facile. Quindi nel mio personale sogno vi è un impegno di Parole ritrovate che ricorda un po' quello che abbiamo messo nella raccolta fondi della costruzione della scuola di Muyeye. In questo non dimentichiamo che Prato e la Toscana, dove il Progetto è noto e apprezzato, sarà in vantaggio e sicuramente raccoglierà una parte non piccola del fabbisogno. Intanto pensate, se questo sogno vi prende, a modalità per raccogliere fondi perché, se andremo avanti, a Bologna dovremo avere già delle idee in pista. Vi ricordo il successo economico e simbolico dei mattoncini di Mila o delle cartoline che abbiamo venduto e spedito poi da Muyeye. Sembrano singolarmente gocce nel mare, ma se ci pensate hanno raccolto alcune decine di migliaia di Euro in pochissimo tempo. Più scrivo e più il sogno della 'Casa della ricostruzione della speranza' mi è entrato nel cuore e spero sia arrivato anche al vostro! Senza dimenticare che è una bellissima occasione per far rivivere a Parole ritrovate una delle sue mitiche avventure internazionali, naturalmente assieme alle Suore e agli amici pratesi che già vi hanno lavorato sin qui.  

3. Sede del prossimo incontro nazionale

Salvo imprevisti dell’ultima ora sarà Roma a ospitare il prossimo incontro nazionale. Ne abbiamo parlato moltissimo all’ultimo incontro e chi ha voglia ritrova la sintesi del dibattito nella mail sotto riportata. E Giovanni il 18 gennaio ci aggiornerà su tutto!!! Buon lavoro vetero!!!

4. Organizzazione di una 2 giorni sul supporto tra pari, in linea di massima a Bologna a inizio aprile 2020

Anche qui trovate molte info nella mail sottostante. I lavori stanno progredendo in un gruppo di lavoro ristretto e il 18 gennaio vi porteremo praticamente la 2 giorni organizzata almeno al 90%.

5. Il cammino del nostro libro

Sono state fatte altre presentazioni ma ho l’impressione che potremmo fare di più. Quindi sotto a organizzarle!

6. Varie ed eventuali

Come sempre benvenute

Mi fermo qui perché ho ancora i piaceri e le fatiche dell’India addosso e spero siate arrivati a leggere sin qui!

Baci tanti

Renzo

 

Mail di fine novembre con report incontro di coordinamento Bologna 9 novembre

Carissime & Carissimi

L’incontro di coordinamento del 9 novembre ci ha visto numerosi e molto partecipi. Ottimo clima e una bella discussione davvero! Si sono ‘aggiunti’ un bel numero di new entry (dal Veneto in particolare e la cosa fa particolarmente piacere) ma anche da altre realtà.

Ricordo l’ordine del giorno per chi non ha potuto venire:

  1. Sede del prossimo incontro nazionale
  2. Organizzazione di una 2 giorni sul supporto tra pari, in linea di massima a Bologna a inizio aprile 2020
  3. Il cammino del ‘nostro’ libro
  4. La missione India
  5. Varie ed eventuali

 Sede del prossimo incontro nazionale

È stato indubbiamente il punto che più ha suscitato un vivace scambio di idee e ha occupato la più parte dell’incontro. Del resto era chiaro a tutti che si stava prendendo una decisione destinata a incidere sul futuro del movimento  in maniera non certo leggera! Nel dibattito sono intervenuti praticamente tutti i presenti, che con argomentazioni diverse e sempre appassionate, hanno saputo contribuire al meglio per arrivare ad una decisione che tenesse conto dei pro e dei contro che una decisione di questa portata avrebbe comportato. Come penso ricordiate un po’ tutti l’argomento è ormai da alcuni anni sul tappeto e credo sia stato più che giusto arrivare finalmente ad una decisione! Un po’ in tutti gli interventi, o quanto meno nella netta maggioranza, sono stati sottolineati 2 punti: il primo riguardante il grande lavoro fatto dai trentini nell’organizzazione dei primi 20 Incontri nazionali, grande lavoro che forse ha creato con Trento un legame che negli anni si è talmente consolidato da finire per essere considerato ‘eterno’; il secondo, l’opportunità, una volta maturata la consapevolezza che il movimento è cresciuto sempre all’insegna del cambiamento, di mettere seriamente in discussione ‘l’eternità’ di Trento per far si che l’Incontro nazionale, nel diventare itinerante, portasse a più realtà i vantaggi che un Incontro del genere offre alla realtà dove viene organizzato. Come in tutti i cambiamenti sono emerse anche incertezze e ‘paure’. Si è discusso molto su cosa significasse lasciare Trento per un’altra città. Per qualcuno il rischio era il venir meno dei contributi di marca più trentina. Rischio che si è progressivamente sciolto quanto più si è chiarito che quanto andava in scena a Trento era frutto dei contributi di persone e gruppi provenienti da tutta Italia, e non solo o soprattutto dai pur ‘bravi’ trentini.  Anche l’aspetto più tecnico-organizzativo ha suscitato comprensibili apprensioni, visto che la squadra che organizza l’Incontro da ormai 20 anni è costituito da un gruppo compatto di appassionati operatori, utenti familiari e volontari del Servizio di salute mentale di Trento.  Ma anche a questo proposito alla fine ha prevalso l’idea che ancora una volta il cambiamento avrebbe dato l’opportunità a nuove squadre di crescere e in questo modo di far crescere il movimento, cosa che sopra ogni altra ci interessa.

Non sono in grado di trasmettere tutto quanto è stato detto nelle 2 ore di discussione e lascio a chi c’era aggiungere cose importanti che in questo momento sicuramente ho dimenticato. Mandatemele con il consueto impegno da parte mia di girare tutti i contributi e le riflessioni alla mailing list.

Prima di arrivare al voto finale che ci ha visto tutti unanimi nella decisione di rendere l’incontro itinerante, ovviamente è stata individuata la sede che ospiterà l’Incontro del 2020. Se ne era già parlato al coordinamento di settembre e si è confermata la candidatura di Roma. Al riguardo l’immortale vetero Giovanni Fiori si è caricato dell’impegno, consapevole che al momento le forze sono ancora poche, ma che in corso d’opera ne arriveranno sicuramente tante e di valide e che comunque i trentini resteranno sullo sfondo a dare una mano per quello che la loro esperienza potrà servire.

Ora Giovanni approfondirà i contatti già presi e entro l’anno potrà sciogliere la ‘riserva’ e  confermare al mondo che a ottobre 2020 saremo almeno in 1000 a Roma capitale! Se qualcosa dovesse andare storto (ma non succederà!!!!) si troveranno altre soluzioni, avendo anche il paracadute di Trento se proprio quest’anno non ce la facessimo a cambiare. Si è anche accennato a come operare qualche cambiamento nel ‘format’ dell’Incontro. Sono anche spuntate delle idee ma si è rimandato a gennaio approfondire e definire le possibili ‘novità’.

Nel corso della discussione sulla sede dell’Incontro nazionale si è sempre più spesso fatto rimando alla opportunità/necessità (e il nostro libro è nato in fondo per questo) che in tutte le Regioni dove siamo presenti si mettano in campo iniziative addizionali, altre e diverse, per rendere il movimento presente e visibile non solo nell’Incontro nazionale, ma il più possibile in tutte le realtà italiane dove siamo già presenti e provare a entrare in quelle dove ancora manchiamo.

Per questo le realtà presenti si sono prese l’impegno di dedicare i prossimi 2 mesi a dare libero sfogo alla fantasia per arrivare al prossimo coordinamento di Bologna, che è già stato fissato per sabato 18 gennaio 2020 dalle 10.00 alle 17.00 con cibarie portate un po’ da tutti per evitare interruzioni, nella consueta sede e con proposte una più bella dell’altra, non escludendo di inventarsi un evento nazionale o internazionale come in passato più volte e con grande successo abbiamo fatto.

Parlando dei presenti mi riferisco a: Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Lazio. Non erano presenti ma do per scontato che porteranno il loro contributo il 18 gennaio: Friuli, Liguria, Piemonte, Marche, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e spero anche Sardegna.  Meglio ancora se se ne aggiungeranno altre!!!

Una bellissima scommessa che possiamo solamente vincere! A questo proposito è stato suggerito a tutte le realtà regionali/provinciali di organizzare o riorganizzare dei coordinamenti locali, che dove sono stati fatti nascere, hanno dimostrato tutto il loro valore nel poter diffondere il movimento e renderlo più presente e forte. E qui mi fermo!

  1. Organizzazione di una 2 giorni sul supporto tra pari, in linea di massima a Bologna a inizio aprile 2020

Chi non ne era al corrente compiutamente è stato informato dell’iniziativa nata circa 6 mesi fa, in modo del tutto casuale, di organizzare una 2 giorni sul ‘supporto tra pari’. Negli ultimi anni sempre più spesso si sono resi presenti e operativi nel Servizi di salute mentali utenti (e qualche familiare) per andare a costituire un importante valore aggiunto nell’operatività dei Servizi portandovi tutto il valore preziosissimo del proprio sapere esperienziale maturato attraverso l’esperienza personale del disagio. La 2 giorni ha 2 promotori, Le Parole ritrovate con i loro UFE presenti in alcune regioni italiane e la Regione Emilia Romagna con la rete diffusa in tutte le provincie degli ESP. Si aggiungeranno altre realtà associative e istituzionali per dare maggior forza e visibilità all’evento. Obiettivo dichiarato quello di rendere esplicito e forte il valore del sapere esperienziale e di fare il punto sullo stato dell’arte di esperienze di supporto tra pari che sono al momento poco collegate tra loro e caratterizzate da difformità che non ne aiutano lo sviluppo in una dimensione nazionale e di contrattualità con il Ministero, le Regioni, le ASL, i DSM. Senza ovviamente voler omologare tutto a fattor comune la 2 giorni sarà una occasione preziosa per trovare comuni denominatori che facciano del supporto tra pari un interlocutore sempre più importante del mondo della salute mentale. Per dare un’idea di cosa andremo ad approfondire, a partire da quanto in essere nelle varie realtà coinvolte, abbiamo pensato ad esempio a confrontarci in particolare su: selezione e reclutamento dei pari; pari utenti e familiari o solo utenti; la formazione dei pari; le regole di ingaggio dei pari rispetto a DSM/ASL/Regioni e la loro rappresentanza nel sistema della salute mentale; Il riconoscimento economico; i rischi di istituzionalizzazione; le aree di attività dei pari; la loro valutazione. La 2 giorni si concluderà auspicabilmente con la stesura di un documento che funga da Carta nazionale sul supporto tra pari, che orienti le diverse esperienze in essere e costituisca la base per i necessari confronti con gli interlocutori istituzionali.

  1. ll cammino del ‘nostro’ libro

Unanime il consenso sull’ottima idea che abbiamo avuto nel mettere in circolo il libro sulla nostra storia arricchita da tante esperienze che amici di tutta Italia hanno scritto per il libro rendendolo un vero manuale di istruzioni per l’uso in tema di ‘‘fareassieme’’. Altrettanto unanime il giudizio positivo che il libro sta raccogliendo dove viene diffuso. Motivo questo che ci siamo (ri)detti ci deve stimolare a presentarlo nel maggior numero di posti possibile. Occasione splendida per far conoscere meglio il movimento e stringere alleanze fino ad oggi difficili da costruire, specie con il mondo istituzionale. Le presentazioni fatte sino ad ora si sono rilevate sempre molto piacevoli e utili e merita davvero fare qualche piccolo sforzo per proporsi dalle alpi alle Piramidi….. Se ci fossero realtà che si sentono più sicure dalla presenza del vostro antico segretario o di qualche storico di Parole ritrovate basta dirlo. Massima disponibilità da parte di tutti. Venerdì pomeriggio c’è stata una bellissima presentazione del libro  a Thiene organizzata da Sabrina e dalla sua band. Il momento più bello è stato quando ha preso la parola Rosita una utente del luogo che ci ha raccontato di come si è trovata la prima volta che è venuta ad un incontro nazionale di Parole ritrovate. “Era forse la prima volta che andavo ad un convegno e non sapevo cosa aspettarmi. Ma dopo un po’ che sentivo utenti familiari e operatori parlare delle loro esperienze e rendere le loro testimonianze ho sentito  una cosa bellissima ’la fragranze della libertà’”. Grazie Rosita in quelle 2 parole hai regalato a tutti noi che eravamo presenti e a tutti quelli che ti leggeranno in questa mail l’immagine più bella delle Parole ritrovate!

Come penso sappiate Erickson ha già fatto a inizio ottobre una prima ristampa che credo sia già andata più o meno esaurita. Per chi fosse interessato ad acquisirne un numero significativo (dai 20 in su)  è bene scriva a Cecilia che segue la situazione ( mail cecilia.piffer@erickson.it). Se Erickson fosse in difficoltà tenute conto che Trento ha fatto scorte e può supplire per un certo periodo.

  1. Il Progetto India

Come era già stato accennato nel coordinamento di settembre Parole ritrovate è stata ufficialmente coinvolta nel progetto che gli amici di Prato hanno sviluppato in India da ormai quasi 15 anni. Era presente Lamberto Scali, pratese, storico amico di Parole ritrovate e uno degli animatori del progetto India. Ci ha raccontato la storia del Progetto che per molti anni ha visto gruppi di utenti, operatori, volontari pratesi, legati al DSM e alla Polisportiva Aurora, accompagnati spiritualmente e fisicamente dalla vulcanica Suor Paola, recarsi a Kochi nella regione del Kerala per rendere vivibile, sia da un punto di vista alloggiativo che relazionale, una struttura che ricorda i nostri manicomi pre 180. Col cuore e con le braccia quel luogo dantesco ha ripreso un po’ alla volta sembianze umane con grande soddisfazione di tutti. Purtroppo negli ultimi 2 anni le cose sono ‘precipitate’ e a causa di un cambiamento nella politica locale tutto il lavoro fatto è andato in larga misura perso. Negli ultimi mesi a complicare le cose ci sono stati alcuni scandali legati a una gestione economica truffaldina della struttura. Alla fine forse non tutto il male è venuto per nuocere e l’amministrazione ha deciso che la struttura verrà chiusa entro il 31 dicembre di quest’anno. I 200 ospiti verranno trasferiti in altre strutture (50 saranno accolti dalle suore di Paola) con un sicuro giovamento. Negli stessi mesi era intanto partito un altro progetto che vedeva, da parte delle Suore, la volontà di dar vita ad una comunità terapeutica in locali già individuati e fruibili. Gli amici di Prato hanno pensato (male) di chiedere al vostro antico segretario di andare con loro a Kochi e provare a dare una mano non solo nell’attivazione della comunità terapeutica, ma nel provare a dar vita a qualcosa che assomigli ai nostri Centri di salute mentale, realtà che in India non esiste. L’India ha una salute mentale che richiama un po’ quella americana (strutture di eccellenza  per i ricchi che pagano le assicurazioni, strutture fatiscenti per i poveri che non sono in grado di coprirsi le spese di una sanità che va pagata se la si vuole di qualità). Ci sono peraltro iniziative legate al volontariato e alle ONG oltre che al mondo religioso che sono attive e una rete sociale che funziona abbastanza bene. Oltre al ruolo fondamentale che gioca la famiglia nella cultura indiana. Insomma una realtà complessa e una grande scommessa da cui speriamo di veder nascere quello che Parole ritrovate hanno saputo portare in altre realtà nei 4 continenti (ci manca l’Australia!). La missione India si svolgerà nell’ultima settimana di novembre e nella prima di dicembre.  Al rientro vi aggiorneremo, sicuri di portarvi buone nuove!!!

  1. Varie ed eventuali

Siamo arrivati quasi alle 3 e se anche c’erano varie ed eventuali nessuno si è proposto, colpito da fame e voglia di riprendere la strada di casa.

 

Vi ricordo l’appuntamento di sabato 18 gennaio, Bologna consueta sede, ore 10.00-17.00 per riprendere alcuni aspetti dell’Incontro nazionale e soprattutto portare le proposte di iniziative aggiuntive che ci dovranno vedere impegnati un po’ in tutta Italia.

 

Baci tanti

Renzo

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Storia e memoria dei Lager nazisti nei racconti di duecento sopravvissuti

 

Franco Angeli

 

"Raccontare poco non era giusto, raccontare il vero non si era creduti. Allora ho evitato di raccontare. Sono stato prigioniero e bon - dicevo".

Il cammino percorso dalia memoria dei Lager è in gran parte indicato da questa oscillazione tra il bisogno di verità e la difficoltà ad affermarla, tra lo sforzo di contrastare l'indifferenza del mondo e il silenzio come protesta; ma anche tra la spinta soggettiva a ricordare e quella opposta a dimenticare. Ostacoli esterni e interni non hanno interrotto questo cammino, facendo arrivare fino a noi un grande e inespresso patrimonio di esperienze.

A quarant'anni di distanza, la raccolta delle storie di vita degli ex deportati promossa dall'Aned in Piemonte, l'ha trasformato in racconto dando voce a tutti, in particolare a coloro - e sono la stragrande maggioranza - che non avevano mai trovato ascolto al di fuori della famiglia e del piccolo gruppo degli amici. Dalla stessa volontà nasce questo libro in cui parlano 200 sopravvissuti, in un montaggio di più di 900 brani tratti dalle 10.000 pagine di trascrizione delle loro testimonianze.

E' un accumulo enorme di notizie, episodi, giudizi, riflessioni ed emozioni; un coro che nasce dall'incontro di voci diverse, un primo abbozzo di memoria collettiva. E insieme, uno spaccato della deportazione italiana, con la sua fisionomia complessa e con i suoi tanti e diversi protagonisti: giovani partigiani e partigiane, intere famiglie ebree, antifascisti di vecchia data, militanti operai, soldati renitenti ai bandi, gente presa a caso nei rastrellamenti. Dalle loro voci - perché di voci si tratta in questa ricerca di storia orale - lo studio dei campi di sterminio può trarre moltissimi spunti capaci di allargarne radicalmente la conoscenza e di rimettere in discussioni valutazioni consolidate.

Ma oggi, in un panorama culturale e politico che inventa un volto umano al fascismo e tollera di convivere con prospettive di distruzione irreversibile, queste testimonianze hanno anche il valore di una denuncia e di un ammonimento.

 

Anna Bravo insegna storia sociale all'Università di Torino; si è occupata, tra l'altro, di resistenza, di cultura dei gruppi non omogenei e di storia orale, pubblicando diversi lavori su questi temi. Ha fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie di vita promossa dall'Aned del Piemonte.

 

Daniele Jalla lavora presso la Regione Piemonte, dove si occupa di storia e culture locali. Ha svolto ricerche e pubblicato vari lavori di storia orale della cultura operaia.

 

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 Risotto allo zafferano con cook expert

Ricetta perfetta con Cook Expert Magimix!   Risotto allo zafferano

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

320 g di riso Arborio o Carnaroli 700 ml di brodo vegetale 1 cipolla 50 g di grana grattugiato 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva 1 noce di burro ghiacciato 1 bustina di zafferano in polvere o zafferano in pistilli 1 presa di sale grosso.

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