CELLULARI E TUMORI: “NESSUN DATO CERTO, MA OCCHIO ALLA NUOVA TECNOLOGIA 5G” (quotidianosanità.it)

“La ricerca scientifica non ha fornito ad oggi assicurazioni assolute circa l’impatto sulla salute delle emissioni elettromagnetiche” afferma il presidente della Società italiana di medicina ambientale, secondo il quale con l’introduzione del 5G si “potrebbe determinare un incremento non quantificabile a priori dell’esposizione umana ed ambientale”. Il Decalogo per ridurre i rischi da esposizione ai campi elettromagnetici in ambienti indoor.

 

“Nonostante la grande quantità di studi condotti e di risorse investite negli ultimi anni, la ricerca scientifica non ha fornito ad oggi assicurazioni assolute circa l’impatto sulla salute delle emissioni elettromagnetiche, ai livelli che si possono incontrare negli ambienti di vita. In questo scenario si richiama l’impiego dell’approccio precauzionale al fine di mantenere le esposizioni ai più bassi livelli possibili”.

È quanto dichiara Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Professore di Prevenzione Ambientale presso l’Università di Milano in merito anche alla sentenza della Corte d’Appello di Torino, in cui si sarebbe evidenziato un nesso tra l’uso scorretto del cellulare e l’insorgenza di alcune tipologie di tumore.
 
“Forse nessuno poteva prevedere una diffusione così rapida dei telefoni cellulari, con l’Italia a detenere il record mondiale del numero di apparecchi pro-capite – ha affermato – cosa diversa è il rischio associato all’introduzione della nuova tecnologia 5G che sarà un’ulteriore fonte di esposizione della popolazione e dell’ambiente rispetto al clima elettromagnetico attualmente esistente. Infatti, se i piani del settore delle telecomunicazioni per il 5G si realizzeranno, la messa in opera di milioni di nuove stazioni radio base, di decine di migliaia di nuovi satelliti e di centinaia di miliardi di oggetti trasmittenti (dispositivi cellulari e wireless, elettrodomestici, accessori indossabili, etc.) potrebbe determinare un incremento non quantificabile a priori dell’esposizione umana ed ambientale sia in termini spaziali che temporali”.

 
“Al fine di trasmettere l'enorme quantità di dati richiesti, la tecnologia 5G farà uso di bande di frequenze molto più alte rispetto a quelle attualmente utilizzate i cui effetti biologici e sanitari sull’uomo sono ancora poco studiati e noti – evidenzia ancora Miani – la penetrazione superficiale di tali onde potrebbe diventare un pericolo per gli occhi e la pelle Inoltre, esse potrebbero dar luogo ad un aumento dei livelli delle correnti indotte trasportate all’interno del corpo umano. Tale scenario, impone quindi la necessità di scegliere se procedere con l’implementazione senza ostacoli della nuova tecnologia 5G fino a quando non ne sarà accertata la pericolosità oppure applicare il principio di precauzione che imporrebbe la sospensione di tale implementazione finché studi scientifici indipendenti e privi di conflitto d’interesse non accertino in maniera inequivocabile la non-pericolosità di tale tecnologia. Il primo modo di procedere, è stato già applicato in passato nei casi dell’amianto, del mercurio, della formaldeide ecc. con i risultati di cui tutti siamo a conoscenza. Per tali ragioni e per assicurare che lo sviluppo tecnologico sia rispettoso del diritto alla salute dell’uomo, l’applicazione del principio di precauzione è ragionevolmente condivisibile”.
 
In generale, conclude il presidente di Sima, “i cittadini possono decidere di adottare misure e comportamenti pratici al fine di ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici. Va precisato che si tratta solo di consigli, che non si basano assolutamente sulla comprovata pericolosità dei campi elettromagnetici ai livelli che si riscontrano nella vita di tutti i giorni. Solo la realizzazione di attività condivise, che coinvolgano le istituzioni e il mondo accademico, per il trasferimento adeguato delle conoscenze scientifiche al pubblico generalista consentirà di affrontare in maniera adeguata il tema degli effetti sanitari legati alle emissioni elettromagnetiche”.

 

Sima ha infine stilato un Decalogo per ridurre i rischi da esposizione ai campi elettromagnetici in ambienti indoor:

 

1.    In caso di eccessivo utilizzo del forno a microonde evitare la permanenza in sua prossimità.

2.    Collocare i babyphone a distanza dal lettino e programmare l’unità bambino sulla funzione di attivazione vocale.

3.    Impiegare le apparecchiature elettriche ed elettroniche alla massima distanza possibile.

4.    Evitare di dormire tenendo lo smartphone, magari anche in carica, e altri dispositivi elettronici (radiosveglie, segreteria telefonica ecc.) poggiati sul comodino vicino a noi.

5.    Non tenere inutilmente accesi, in ambienti domestici di lunga permanenza, apparecchi elettrici ed elettronici

6.    Introdurre i bambini all’utilizzo di apparecchiature elettriche ed elettroniche, incluso i telefoni cellulari, il più tardi possibile. In questo modo si possono ridurre i tempi di esposizione nelle nuove generazioni per le quali l’esposizione inizia in età precoce rispetto alle generazioni precedenti.

7.    Utilizzare i telefoni cellulari in condizioni di alta ricezione del segnale ed in zone ad alta copertura dalle reti di telefonia mobile. Preferire chiamate brevi e in caso di lunghi colloqui utilizzare auricolari e sistemi viva-voce. Preferire telefoni cellulari di recente generazione che sono caratterizzati da un assorbimento elettromagnetico più basso.

8.    Limitare l’uso del telefonino, computer portatile e tablet con scheda Wi-Fi attivata all’interno di un’auto in movimento.

9.    Posizionare le antenne dei sistemi WiFi, Bluetooth e reti senza fili in ambienti domestici meno frequentati. Nell’uso del laptop si consiglia di interrompere la connessione WiFi per evitare che la continua ricerca di una rete generi inutili esposizioni.

10.Progettare la struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro cosi come delle abitazioni civili in modo tale da minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici. 

 

tratto da quotidianosanita.it

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=80299&fr=n

 

 

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