LA DEPRESSIONE IN CARCERE È DEVASTANTE (Saverio C.)

Sono trascorsi dieci anni dalla mia carcerazione. Ho visto entrare e uscire tantissime persone dalle carceri dove io sono stato detenuto, e ne ho visti anche morire tanti. Qualcuno l’ho salvato in extremis solo per puro caso, altri invece non li credevo capaci di un simile gesto, forse per una forte depressione, o semplicemente per debolezza, ma di fatto si sono uccisi.

Nel 2012 nel carcere di La Spezia nella mia sezione c’era un ragazzo di circa 20 anni con una piccola pena da scontare e quando stava per uscire eravamo tutti così contenti per lui che abbiamo festeggiato la sua uscita con merendine e aranciata. Due giorni dopo abbiamo letto sul giornale che questo ragazzino era morto, di overdose, sulle scale della stazione ferroviaria.

Ricordo che nel 2013, sempre a La Spezia, c’erano due fratelli che conoscevo da tanti anni, questi due inalavano tantissimo gas in continuazione ed era inutile dirgli sempre: “smettetela, altrimenti fate una brutta fine”. Un giorno mentre passeggiavano nel corridoio uno di loro svenne battendo la teta a terra, aveva la lingua in gola così io stesso gli ho inserito due dita in bocca per estrargli la lingua ma ancora non si riprendeva, così gli ho rovesciato dell’acqua fredda addosso e si è ripreso. Si è salvato per miracolo almeno per quella volta.

Nell’estate del 2014 c’era un ragazzo che era detenuto nella cella di fronte alla mia. Una mattina come tante un assistente mentre fa la conta si accorge che era morto. Si era tolto la vita soffocandosi con il gas fino a farsi scoppiare il cuore.

Nello stesso anno mentre stavo passeggiando nel corridoio mi sono accorto che un ragazzo molto giovane, di 25 anni, era entrato nella saletta ricreativa e mi sono trovato davanti una scena a dir poco spaventosa. Era salito su uno sgabello, si era messo un laccio dell’accappatoio al collo appeso alla finestra e poi aveva rovesciato lo sgabello, ma sicuramente aveva cambiato idea perché stava facendo di tutto per trovare un appoggio da qualche parte per potersi sollevare con i piedi e tirarsi su, ma invano. Così io e il mio compagno di cella ci siamo avventati verso di lui, l’abbiamo sollevato il più possibile e abbiamo cominciato a gridare per chiedere aiuto. E’ stato portato in infermeria ma non è mai ritornato come era prima per i danni riportati dal cervello per la mancanza di ossigeno.

Nel 2017 ero detenuto nel carcere di Genova, un giorno ci mettono in cella una persona dall’apparenza normalissima, di circa 50 anni. Un paio di giorni dopo di mattina presto dal bagno sentiamo arrivare dei gran rumori, ci siamo precipitati e l’abbiamo trovato appeso alla finestra del bagno, aveva rovesciato lo sgabello che aveva usato per salire, e con i piedi aveva colpito ogni cosa intorno. Tutti insieme lo abbiamo sollevato e a gran fatica abbiamo tagliato la corda con un coltello di plastica che avevamo in dotazione del carcere, uno di quelli che non tagliano nemmeno la carta. Lo hanno portato via con la barella e non lo abbiamo mai più visto e nemmeno più sentito notizie di lui.

Nello stesso anno vengo trasferito nel carcere di Ivrea e dopo due giorni il mio compagno di cella mi dice: “Saverio, io non so se tu lo sai ma questa è una cella maledetta perché in questa cella un mese fa si è suicidato un ragazzo, inalando gas con la testa in un sacchetto. Aveva ancora le cuffie all’orecchio quando lo hanno trovato, ascoltava musica”.

Poi aggiunge: “sempre nella nostra cella due anni fa un’altra persona si è impiccata alla finestra del bagno”. Allora gli ho risposto: “tu pensi che ci sia almeno una cella in tutta Italia dove non sia morto qualcuno?”

Sempre qui, nel 2018, un ragazzo è uscito, per andare in una comunità a scontare i suoi ultimi tre mesi di detenzione ma non ci è mai arrivato, perché lo hanno trovato il giorno dopo morto di overdose alla stazione ferroviaria.

A novembre del 2019, sempre in questo carcere, si è suicidato un ragazzo di 35 anni impiccandosi alla finestra del bagno.

Qui nel carcere di Ivrea sono stato per un anno intero in una cella con un detenuto che ha tentato di togliersi la vita per ben due volte; arrivava da un reparto psichiatrico dove era stato tenuto in osservazione, con scarsi risultati, forse perché non aveva niente da curare. Forse quando una persona non ce la fa più si abbandona a sé stesso e vuole solo mettere fine alla sua sofferenza per sempre.

Tanti tentativi, molti morti, diverse motivazioni.

Ma se i motivi sono sicuramente tanti, alcuni uguali, altri diversi, c’è il carcere che li accomuna tutti.

 

Saverio C.

 

Per contattare la Redazione La Fenice o commentare l’articolo scrivi a   

redazione.lafenice@varieventuali.it

 

Tratto da La Fenice, il giornale dal carcere: http://lafenice.varieventuali.it/?p=414

Scrivi commento

Commenti: 0

PROGETTO

"COSA SI FA DI BELLO?"

anni 2020-2021

PROGETTO: "COSA SI FA DI BELLO?"
anni 2020-2021
cosa si fa di bello.pdf
Documento Adobe Acrobat 523.8 KB

PROGETTO

"ANCORA INSIEME" Relazione finale

PROGETTO "ANCORA INSIEME"
Relazione finale
ANCORA INSIEME - REL. FINALE.pdf
Documento Adobe Acrobat 83.2 KB

---------------------------

 Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

 

TOTALE VISITATORI:50740

 

TOTALE VISITE:  74466

 

MEDIA GIORNALIERA VISITATORI

negli ultimi 30 giorni: 59

 

MEDIA GIORNALIERAVISITE 

negli ultimi 30 giorni: 86

 

Dati aggiornati

al 23-05-2020

---------------------------------

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2019
DATI SITO 2014-2019.pdf
Documento Adobe Acrobat 797.1 KB

---------------------------------------------

NEWSLETTER DI MENTEINPACE

per riceverla

     scrivi una mail a      menteinpace@libero.it

----------------------------------------------

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

 

Alberto Fragomeni

 

DETTAGLI INUTILI

 

Edizioni Alpha Beta Verlag

Collana 180

 

“Dettagli inutili” di Alberto Fragomeni è un vero passepartout della Collana 180.

È un libro che attraversa con la naturalezza dell’ironia e del (quasi) distacco il confine costante tra normalità e follia, tra vita e dimensione psichiatrica.

Alberto, che i luoghi della salute mentale li ha attraversati, ha la capacità di scardinare con il suo linguaggio (che a tratti rasenta un’irresistibile e lucida comicità) tutti i luoghi comuni che gravitano attorno all’immaginario della follia.

 

http://www.edizionialphabeta.it/it/Book/dettagli-inutili/978-88-7223-267-5

 

Turismo
in Langa

 

Turismo in Langa
Corso Torino 4
12051 Alba (Cn)
Tel 0173.364030
SMS 331.9231050
info@turismoinlanga.it 

 

Clicca per visualizzare la home page dell'Associazione

http://www.turismoinlanga.it/it/

PESCHE RIPIENE

(PERSI PIEN)

 

Ricetta tradizionale

 

Ti presento un dolce tipico piemontese a base di frutta e biscotti amaretti. Si prepara nel periodo delle pesche, in estate, con un delizioso ripieno di amaretti e cacao e si cuoce in forno.  Facile e veloce, ecco tutti i passaggi per preparare le “Persi pien”! 

 

per la ricetta clicca su

 

https://unabloggerincucina.it/pesche-ripiene-persi-pien/