CI SIAMO DIMENTICATI DELLA SALUTE MENTALE? (Giorgio Simon)

10 FEB - Gentile Direttore,

 

la salute mentale è qualcosa che ha sempre un posto un po’ marginale nelle aziende sanitarie. Questi operatori che non usano il camice, che si occupano di farmaci ma anche di lavoro, di casa, di socialità, che chiedono di aprire negozi o aziende agricole, che portano i pazienti al cinema o al supermercato sono vissuti spesso con un senso di sopportazione e di fastidio. Un po’ si pensa che non abbiano veramente a che fare con il servizio sanitario fatto di diagnosi, farmaci, ricoveri e terapia.
 
Non si riescono mai a ricondurre nei parametri usuali: quante visite? Quanti ricoveri? Che degenza media? Che produttività?

 

In fin dei conti nelle aziende spesso la salute mentale e i suoi operatori sono sottoposti allo stesso stigma cui sono sottoposte le persone con disturbo mentale all’interno della società. “Sono strani”.
 
E così la salute mentale sembra essere uscita dall’agenda del nostro paese, al di là della buona volontà di alcune iniziative.

 

Tutto questo accade mentre tutta la letteratura e le raccomandazioni internazionali sulla “cronicità” (termine orrendo che suona come una condanna) sostiene che gli interventi efficaci sono quelli che, oltre alle buone cure mediche si basano su due altri pilastri, il protagonismo del cittadino/paziente e dei suoi desideri e il convogliamento della comunità. La salute mentale, dove funziona, lavora esattamente così, mettendo assieme cura e diritti.

 
Quindi se dovessimo fare qualcosa dovremmo proporre di far contagiare tutto il sistema, ed in particolare le cure primarie, da questo modello. La drammatica sofferenza dei pazienti e delle famiglie che si incontra nella patologia psichiatrica è una sfida per tutti.  Impariamo da qui come si può fare.

 

C’è un secondo tema che la salute mentale pone ed è quello che la letteratura ha definito “lo scandalo della mortalità “. 

 

Gli studi dicono che le persone che soffrono di disturbi mentali gravi muoiono mediamente dai 15 ai 20 anni prima delle persone della stessa età. E muoiono perché il loro diabete, la loro ipertensione o la loro BPCO sono curate male. Perché sono obesi senza controllo e fumano troppo. Ripeto 15 o 20 anni di meno di vita e con un trend in peggioramento, un’enormità. È tollerabile che questo accada nel Servizio Sanitario Nazionale?

 

Direi proprio di no. Si può pensare di rimettere in agenda nel nostro Paese, con urgenza, il tema della salute mentale e delle oltre 850mila persone seguite dai servizi?

 

Giorgio Simon
Già Direttore generale
Ass5 Friuli Occidentale 

 

tratto da quotidianosanita.it

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=81136&fr=n

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0

 Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

 

TOTALE

VISITE: 97635

 

MEDIA 

GIORNALIERA

VISITE 

negli ultimi 30 giorni: 70

Dati aggiornati

al 11-06-2021

---------------------------------

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2019
DATI SITO 2014-2019.pdf
Documento Adobe Acrobat 797.1 KB

PROGETTO

"COSA SI FA DI BELLO?"

anni 2020-2021

PROGETTO: "COSA SI FA DI BELLO?"
anni 2020-2021
cosa si fa di bello.pdf
Documento Adobe Acrobat 523.8 KB

PROGETTO

"ANCORA INSIEME" Relazione finale

PROGETTO "ANCORA INSIEME"
Relazione finale
ANCORA INSIEME - REL. FINALE.pdf
Documento Adobe Acrobat 83.2 KB
PROGETTO RESTART AND RECOVERY. Una rete di comunità per la salute mentale
Cooperativa Proposta 80
PROGETTO Restart and Recovery.pdf
Documento Adobe Acrobat 1'011.6 KB

---------------------------

---------------------------------------------

NEWSLETTER DI MENTEINPACE

per riceverla

     scrivi una mail a      menteinpace@libero.it

----------------------------------------------

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

---------------------------------------------------------

 

 

Francesca Mannocchi

Bianco è il colore del danno

Giulio Einaudi Editore

 

Il corpo di una scrittrice, in apparenza integro eppure danneggiato, diventa lo specchio della fragilità umana e insieme della nostra inarrestabile pulsione di vita. Francesca Mannocchi guarda il mondo attraverso la lente della malattia per rivelare, con una voce letteraria nuda, luminosa, incandescente, tutto ciò che è inconfessabile.


Quattro anni fa Francesca Mannocchi scopre di avere una patologia cronica per la quale non esiste cura. È una giornalista che lavora anche in zone di guerra, viaggia in luoghi dove morte e sofferenza sono all'ordine del giorno, ma questa nuova, personale convivenza con l'imponderabile cambia il suo modo di essere madre, figlia, compagna, cittadina. La spinge a indagare sé stessa e gli altri, a scavare nelle pieghe delle relazioni piú intime, dei non detti piú dolorosi, e a confrontarsi con un corpo diventato d'un tratto nemico. La spinge a domandarsi come crescere suo figlio correndo il rischio di diventare disabile all'improvviso e non potersi quindi occupare di lui come prima. Essere malata l'ha costretta a conoscere il Paese attraverso le maglie della sanità pubblica, e ad abitare una vergogna privata e collettiva che solo attraverso l'onestà senza sconti della letteratura lei ha trovato il coraggio di raccontare.

 

 

CLICCA QUI

-----------------------------------------------------------

 UNA BLOGGER IN CUCINA

 

Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

Cucini insieme a me?

 

Per visitare il blog

CLICCA QUI