BUONE PRATICHE DA URBINO (Francesco Cofano)

 

 

 

Maria soffre di un disturbo psichico. Crede che la famiglia, e in particolare la sorella, la perseguiti. Un’ossessione che l’ha costretta a lasciare l’università. Il dipartimento di salute mentale dell’Asl locale la affida al centro Varea – Dini di Urbino a settembre del 2015. Da quel momento comincia un percorso di riabilitazione che la porta a riallacciare gradualmente i rapporti con i parenti. Incontri in struttura, rientri a casa: passo dopo passo la vita si rimette in moto, la famiglia sostiene Maria che nel novembre del 2017 si laurea all’università di Urbino in Lingue e letteratura straniera. Ora fa supplenze in una scuola materna e lavora in un albergo della zona grazie a un tirocinio di inclusione sociale. E non frequenta più il centro riabilitativo.

Il Varea-Dini di Urbino ha compiuti da poco vent’anni, è gestito in convenzione dalla cooperativa sociale Alpha, nata a Pesaro nel 1977 e oggi diretta da Salvino Pozzi. Qui gli ospiti possono fare un sacco di cose: uscire, prendere gli acquerelli e dipingere le colline marchigiane: oppure indossare gli scarponcini da trekking e avventurarsi in lunghe escursioni di gruppo, in ordinate file indiane, come fanno gli scout; o ancora indossare la casacca e giocare a pallavolo, tra schiacciate e muri.

Pasquale invece è un imprenditore edile. La difficile situazione familiare gli provoca un tracollo psicofisico. Il percorso psichiatrico ne è la logica conseguenza. Al centro Varea riprende confidenza con la cura del proprio corpo e degli spazi domestici. Piccoli spiragli di normalità, a cui segue un tirocinio di tre giorni alla settimana in una realtà edilizia del territorio. Ma l’esperienza lavorativa si rivela ancora troppo dura per le sue condizioni e il crollo ritorna.

Il percorso di recupero prosegue, dalla struttura riabilitativa si passa al centro diurno, l’autonomia aumenta e grazie al centro per l’impiego e all’impegno di Bernardetta Bernardini, assistente sociale del centro di salute mentale, Pasquale inizia a lavorare in una falegnameria della zona. Proprio quando la strada sembrava in discesa, però, l’anno scorso l’attività è costretta a chiudere i battenti. I vecchi fantasmi riemergono ma per la terza volta Pasquale si rialza e ottiene un nuovo tirocinio in un centro commerciale della città. Lui frequenta ancora oggi il centro diurno e partecipa alle attività.

I protagonisti hanno nomi di fantasia ma le loro storie sono reali. Così come tangibile è l’impegno del centro Varea – Dini che attualmente accoglie cinque persone nella struttura residenziale riabilitativa – che richiede una permanenza h24 degli utenti – e 25 nel centro diurno. In quest’ultimo ogni giorno sono gli operatori che vanno a prendere gli utenti e li riportano a casa verso le ore 17. Ogni paziente lo frequenta con intensità differenti a seconda del proprio percorso personalizzato.

«Sabato la Lega giovani di Pesaro e Urbino ha organizzato per noi una raccolta solidale di materiale scolastico – spiegano William Piermattei, vicepresidente della cooperativa e coordinatore della struttura urbinate, e Cosimo Sternativo, membro del consiglio di amministrazione – ma non è la prima volta che siamo i beneficiari di iniziative del genere. Più di una volta l’Avis di Urbino ha raccolto oggetti per la scuola, ma anche denaro che ci ha permesso di comprare attrezzi per la palestra, computer e l’arredamento della sala infermieristica». Un segnale chiaro di come il centro sia molto conosciuto e apprezzato in paese, visto che – aggiungono i due – non mancano nemmeno le donazioni di privati per sponsorizzare eventi organizzati dalla cooperativa, che a Urbino è proprietaria anche di un appartamento privato convenzionato.

«Lavoriamo sulla salute mentale degli utenti – tengono a specificare William e Cosimo – e il nostro obiettivo non è rinchiudere gli utenti come si faceva decenni fa prima della legge Basaglia. Anzi, a tutti diciamo: Siamo qui per buttarti fuori, non per tenerti dentro». Proprio per questo il centro Varea utilizza alcuni locali in via Valerio, dati in gestione dal Comune, per organizzare Alpha e i suoi laboratori. Qui le persone in cura per quattro pomeriggi alla settimana si dedicano ad attività artigianali strutturate di vario tipo: dalla lavorazione del legno all’uncinetto, dalla cartonistica alla tessitura e alla ceramica. Anche grazie alla collaborazione con maestri d’arte che fanno i volontari. I prodotti vengono poi venduti negli stessi spazi, che fungono anche da punto vendita.

Lavori artigianali ma anche sport: gli utenti giocano a pallavolo sul campo di Fermignano, a calcetto e si dedicano anche al trekking. «Un modo per trascorrere del tempo all’aria aperta, un ottimo farmaco naturale. La scorsa estate abbiamo fatto anche il cammino dei briganti, un percorso ad anello di 100 chilometri su più giorni. Ci ha accompagnato anche un regista per produrre un docufilm che speriamo possa essere visto nelle scuole per sensibilizzare sul tema», spiega ancora la coppia.

«Abbiamo una scuola di pallavolo dal 2006 – aggiunge orgoglioso Cosimo – e dal 2010 partecipiamo come cooperativa ai campionati nazionali e ne abbiamo vinti cinque. I primi tre organizzati dal Centro sportivo italiano e gli ultimi due, nel 2017 e 2018, anche dalla Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali».

L’attività all’interno del centro, invece, ruota attorno alla lettura, la pittura, il problem solving e il cineforum. Un ventaglio di attività il più ampio possibile perché, come dice Cosimo, «per loro l’importante è mantenersi attivi e non lasciarsi sopraffare dalla noia e dall’inattività. Solo così si può riconquistare la normalità».

 

Tratto da: http://www.news-forumsalutementale.it/buone-pratiche-da-urbino/

 

[articolo uscito su Il Ducato: http://www.ilducato.it/2020/02/03/trekking-pallavolo-e-pittura-per-la-salute-mentale-il-centro-varea-dini-compie-ventanni/ ]

 

 

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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