“CHE SCHIFO”, LA CAMPAGNA SHOCK SULLA SOLIDARIETÀ (Clara Capponi)

Padova capitale europea del volontariato scommette sulla provocazione di frasi forti per smuovere le coscienze e sfidare i luoghi comuni. Raccontando in un sito le storie di chi ha fatto una “scelta diversa”: quella di essere d’aiuto agli altri 

 

di Clara Capponi

 

“Che schifo. Frugano nei cassonetti”, oppure “Che schifo. Perché non si lavano?” e ancora “Che schifo. Cosa sperano di trovare qui?”. Frasi forti come queste, che spesso sentiamo pronunciare in giro dalla “gente comune”, sono ora il cuore di una campagna di comunicazione che intende promuovere l’atteggiamento opposto: la solidarietà. A partire dal messaggio riportato sotto i caratteri cubitali di ciascuna di quelle frasi: “Pensarla così è una scelta. Essere d’aiuto è una scelta migliore. Scopri il volontariato”.

A lanciare la provocazione è Padova capitale europea del volontariato, che ha scommesso sull’idea dell’agenzia Young digitals di puntare su un messaggio che fa rumore e sfida i luoghi comuni per raggiungere tutti i cittadini e far conoscere le iniziative dedicate al volontariato che caratterizzeranno la città per tutto l’anno. Oltre agli slogan, diffusi con pubblicità su stampa locale e nazionale, social network, affissioni e installazioni, lo strumento principale della campagna è la piattaforma web cheschifo.it, che ospita un vero e proprio progetto editoriale ricco di “Storie di impegno sociale, di empatia, di volontariato. Storie che non fanno schifo”, raccontate dagli stessi volontari.

“Il volontariato è uno stato mentale, un’attitudine, un modo di pensare. Non si nasce volontari, ma lo si può insegnare dopo essere stati sensibilizzati, - spiega in una nota il Csv di Padova. - ‘Che schifo’ è una reazione di disgusto, indignazione, un pensiero che rappresenta la via più facile e immediata di reagire ai contesti in cui c’è bisogno di aiuto, di aiuto volontario. La campagna ha voluto mettere a nudo queste scene, non per legittimarle, ma per isolarne la reazione. Per decolpevolizzare gli oppressi, sensibilizzare gli indifferenti, mettere gli indignati di fronte alle loro responsabilità”.

 

La campagna insomma vuole indurre le persone a prendere una posizione: “sei dalla parte di chi si lamenta e giudica o dalla parte di chi si impegna?” E lo farà non solo attraverso le azioni citate, ma anche con flash-mob e performance che animeranno la città, sempre secondo la stessa logica, “Rappresentare una situazione di difficoltà per metterla in mostra, come in una sorta di presepe laico”, conclude il Csv.

 

Tratto da: https://csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3539-che-schifo-la-campagna-shock-che-promuove-la-solidarieta?Itemid=893

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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