IL SERVIZIO PUBBLICO ALLA PROVA DEL CORONAVIRUS (Edizioni Gruppo Abele)

«Ricordate John Q, film del 2002 di denuncia del sistema sanitario statunitense? Racconta la storia (vera) di un bambino che ha bisogno di un intervento salvavita, un trapianto di cuore, ma non viene inserito nella lista di attesa perché l’assicurazione non copre le enormi spese per l’intervento (oltre 250.000 dollari) e la famiglia fatica a trovare i soldi che l’ospedale pretende in contanti.

Vorresti vivere in un Paese in cui se tuo figlio avesse improvvisamente bisogno di un trapianto di cuore potresti essere costretto a lasciarlo morire, nonostante la medicina sia assolutamente in grado di salvarlo?»

 

 

Il Servizio Sanitario Nazionale al tempo del Coronavirus

 

Il giornalista Luigi Mastrodonato, in un approfondimento su Wired, afferma «Se c’è una lezione che dovremmo aver imparato quando tutto il caos coronavirus sarà finito, è sull’importanza della sanità pubblica». Ma non è l'unico a tessere le lodi del servizio pubblico, in questi giorni.

 

Questa emergenza epidemiologica mondiale ci ha infatti ricordato l'importanza di ospedali aperti e pubblici, che assicurino a tutte le persone un letto, un'équipe preparata e ogni forma di trattamento sanitario.

Indipendentemente dal reddito in banca, dall'assicurazione medica, dalla disponibilità economica.

 

Nerina Dirindin, ex direttrice generale del Ministero della Salute, in È tutta salute ha scritto per noi un saggio - edito nel 2018 per i quarant'anni del SSN - che è un elogio al servizio sanitario pubblico. Ma è anche un invito alla politica a riportare al centro del discorso la gratuità e il libero accesso alla sanità per tutte e tutti, contro le forme di privatizzazione selvaggia. Perché «il benessere di una collettività dipende dal benessere dell’individuo che sta peggio». Non di chi ha più soldi.

 

Nerina Dirindin

 

È tutta salute. In difesa della sanità pubblica

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

Per visualizzare il sito della casa editrice e la pagina dedicata al libro

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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