IL PARERE DI UN MEDICO SULLA PAURA DEL CORONAVIRUS (Paola Maria Mandelli)

06 MAR - Gentile Direttore,
la paura della malattia è insita nell’uomo e nell’era moderna, nonostante i grandi traguardi scientifici raggiunti, paradossalmente è aumentata. E bisogna tener presente che quando prende campo può fare molti danni. Occorre fermarsi a pensare e ragionare, cercare di distinguere la realtà dalla fantasia
la razionalitàdall’incoerenza, gli aspetti reali da quelli immaginari.
 
C’è da dire che la società occidentale, considera la salute un diritto “fondamentale” (così è sancito anche nella nostra Costituzione) senza considerare la possibilità che con la globalizzazione possa essere messa in pericolo da eventi eccezionali o comunque non prevedibili e casuali.
Non solo, l’avvento di internet, la moltiplicazione esponenziale di messaggi postati nei media , ha portato a credere di avere sufficienti conoscenze sul tema salute da essere “autonomi” con una non celata diffidenza se non sfiducia, verso le fonti scientifiche accreditate, la sanità in genere e in primo luogo verso i medici.

Ed ecco in questo scenario arrivare l’epidemia Covid-19, con i dovuti richiami alla Spagnola del 15/18, il tanto prospettato avvento di un nuovo virus mortale e devastante ..., il tam tam continuo, incessante, insistente assordante di tutti i media.
 
Finché era in Cina, nessuno comunque se ne è molto preoccupato, anzi forte della propria “immortalità“ ha anche fatto ritorno da quel paese senza prendere nessuna precauzione, nè per se nè per gli altri.
 
Ora che il Covid-19 è arrivato in Italia, è scattata la paura, viscerale, diffidente, irrazionale. Invece di informarsi dal proprio medico, si sta ore davanti alla tv o al PC a ascoltare o leggere qualsiasi notizia venga detta o scritta, e più è negativa, preoccupante , infausta più la si ascolta e diventa la propria verità.
 
Invece questo è il momento della reazione, del riappropriarsi della vita.
Per prima cosa rivolgersi al proprio medico per tutte le informazioni certe della situazione nazionale e locale della malattia.
Seguire le precauzioni che da giorni l’istituto Superiore di Sanità ha pubblicato sui giornali, divulgato sui media e che sono affisse in tutti gli ambulatori medici, prima fra tutte l’importanza della disinfezione frequente delle mani e degli oggetti più comuni (telefoni, tastiere pc, tablet, maniglie di auto ..) cosa che peraltro viene consigliata da sempre (ricordiamoci che esistono moltissime malattie che così si diffondono ..), non affollare gli ambulatori medici o i pronto soccorso non avendo sintomi o eventuale contatto con persona infetta, ma solo per paura, oppure affollare farmacie e parafarmacie in cerca di strani e costosi disinfettanti o delle famose mascherine. A questo proposito ricordo che le mascherine servono solo per chi è malato (o sospetto tale) per evitare di diffondere l’infezione, non per chi è sano.
 
Altra condizione è la prevenzione e le cautele per il personale sanitario ovviamente per i contatti multipli e rischiosi ai quali veniamo ad essere esposti.
 
E infine riacquistiamo la fiducia nella nostra sanità che sta dando prova di “tenere” a questa improvvisa e inaspettata emergenza, dimostrando senza dubbio di essere ancora una volta una delle migliori sanità al mondo.
Perché in questa epidemia quello che conta è essere seguiti e curati in maniera dovuta. Ed è quello che il SSN sta facendo.
 
Paola Maria Mandelli
Medico di medicina generale, specialista in Allergologia - Pistoia

 

tratto da quotidianosanita.it

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=82166&fr=n

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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