PARLIAMOCI A DISTANZA (Gianfranco Conforti, Ivana Sciandra e Mario Silvestro)

lun 23 mar 2020 alle 18:43 < menteinpace@libero.it> ha scritto:

 

 

 

Come associazione è da parecchi giorni che non ci troviamo e ciò durerà ancora molto. Quello che vorrei proporre è di parlarci a distanza. Il tema è la pandemia, ma non necessariamente solo quello. Potrebbe anche essere una ricetta di cucina, un consiglio, una barzelletta per stemperare il clima pesante.  Già Paola Bolla è stata la prima a mandare una poesia. Concetta sta mandando tante poesie ed ha mandato uno scritto commovente sui “nonni del covid-19”. Anche Chiara ha mandato uno scritto ed Andrea ha fatto la bella proposta di inviare foto di montagna da mettere su facebook. Io ho condiviso le foto di una gita fatta proprio l’anno scorso.

Spiego la mia proposta:

vi chiedo, se avete voglia visto che in questo periodo di tempo ce n’è, di condividere riflessioni, commenti, analisi, frasi, poesie su quello che stiamo vivendo e su come lo stiamo vivendo. Non facciamoci problemi,  chiedo di scrivere ciò che questo periodo di restrizioni e quarantene suscita in noi, a livello intellettivo o emozionale. Può anche essere solo una frase; i pezzi di poche parole li potrei raggruppare. Io mi incarico di mettere ciò che manderete sul sito www.menteinpace.it e sugli spazi facebook dell’associazione.

Già oggi ho pubblicato una riflessione che ha mandato Alessandro Petronio, docente di Psicologia di Comunità alla Sapienza e referente de Le Parole Ritrovate di Reggio Calabria

(https://www.menteinpace.it/2020/03/23/coronavirus-e-auto-mutuo-aiuto-i-depressi-possono-aiutare-come-esperti-per-sapere-esperienziale-alessandro-petronio-docente-di-psicologia-di-comunit%C3%A0/).

Poco fa è arrivata alla mail menteinpace@libero.it  una bella riflessione di Patrizia Porcellana di Asti, dell’Associazione “Amici Cari”, conosciuta a Trento (ha dato il consenso alla pubblicazione).

Per cui parliamoci, anche se a distanza. Scusate la lunghezza.

Per chiarimenti potete rispondere alla mail menteinpace@libero.it

Grazie

Paco

 

Grazie Paco. A me sembra un 'ottima idea. Penso che potremmo addirittura organizzarci se si
può, e utilizzare del tempo per provare a scrivere il libro che abbiamo iniziato. Chissà che
questo inatteso tempo sospeso non ci stimoli! Però io sono poco tecnologica e ho difficoltà a
pensare a come organizzare il lavoro collettivo. Con Patrizia avremmo  anche pensato che, se
può essere utile, possiamo lasciare i nostri numeri di telefono per chi è solo e ha voglia di
parlare. A presto, almeno virtualmente. Se e quando ne usciremo avremo certamente scoperto
dei lati positivi di noi e forse potremo tutti ripensare ad altri modelli di convivenza, più poveri
di cose e più ricchi di umanità. Un abbraccio a tutti

 

Ivana

 

24/3/2020 17:46

A  Alice Lorenzin,   Andreina Gastaldi   e altri 47

 

Chat di whatsApp

 

Buongiorno,

la proposta di Paco, che condivido, mi ha fatto venire in mente che potremmo anche, gli iscritti a MenteInPace, comunicare tra noi tramite una chat di WhatsApp, che permette di entrare in contatto rapidamente e dove ogni partecipante può inviare pareri, video…. quello che vuole e dove si può o no rispondere.

Io, che sono notoriamente un esperto informatico, posso provare a fare il gruppo. Chi è d'accordo dovrebbe comunicarmelo e soprattutto mandarmi il suo numero di cellulare.

A presto

Mario 

 

 

 

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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