La pandemia nella testa di chi soffre di una malattia psichiatrica (Giuseppe Rizzo)

 

Quando i medici hanno provato a spiegargli l’importanza di indossare una mascherina, Massimo gli ha detto di non preoccuparsi troppo per lui: “Come sapete, sono immortale”. Magro, capelli rasati e occhi verdi, Massimo non scherzava. Ha 34 anni e dal febbraio del 2018 vive a Villa Letizia, una comunità terapeutica convenzionata nel quartiere di Monteverde a Roma. Santo Rullo, lo psichiatra che guida la struttura, gli ha risposto con la stessa serietà. Ha detto a Massimo di capire la sua situazione ma gli ha chiesto di mettersi nei panni degli altri 24 pazienti e in quelli dei dottori, degli infermieri e degli operatori che danno una mano a lui e ai suoi compagni: “Fallo per noi”. Massimo ha capito, ha detto che la mascherina non l’avrebbe indossata, ma che avrebbe fatto una concessione: dal momento che tutti loro sono mortali, avrebbe mantenuto la distanza di sicurezza. Rullo ha sorriso e gli ha detto che era già qualcosa.

In queste settimane, una delle parti più complicate del lavoro della sua squadra è stata fare l’esatto contrario di quello che fa da sempre, e cioè raccomandare di innalzare delle barriere con il mondo esterno invece di superarle, chiedere di mantenere le distanze tra le persone anziché accorciarle. Naturalmente, rinunciare a progetti di reinserimento o perfino a semplici passeggiate, sentire l’aria intorno a sé diventare satura di ansie e paure, ha avuto le sue conseguenze. Dall’inizio della pandemia, a Villa Letizia e nell’adiacente Villa madre Chiara Ricci, che ospita 19 minorenni, si sono contati due tentativi di suicidio, un paio di fughe e alcuni ricoveri in ospedale di pazienti che non hanno retto.

La quarantena ha modificato la trama delle giornate di tutti, è perfino ovvio dirlo, ma per tanti quella trama era già fatta di fili sottili, in grado di rompersi facilmente. Esmé Weijun Wang, scrittrice californiana che soffre di schizofrenia, ha trovato una sintesi efficace per raccontare la condizione di chi ogni giorno fa i conti con un disturbo psichico: “Essere vivi e malati è una fatica molto più complessa di quanto ci piacerebbe ammettere”. Alleggerire questa fatica è parte del lavoro di medici come Rullo. Capire che riguarda molte più persone di quante si pensi, dovrebbe essere lo sforzo di tutti.

https://www.internazionale.it/reportage/giuseppe-rizzo/2020/04/21/pandemia-malattia-psichiatrica

Giuseppe Rizzo

 

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Benedetto Saraceno

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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