NON “EROI” MA “NORMALI” PROFESSIONISTI DELLA CURA (Mirka Cocconcelli)

05 MAG - Gentile Direttore,

 

analizzando la Spoon River del Personale Sanitario che si è infettato ed è deceduto per curare questa pandemia, colgo l’occasione per alcune riflessioni da esporre a Lei ed ai Suoi numerosi lettori.

L'impatto del COVID-19 ha evidenziato due concetti: 

1) la Sanità è un settore strategico da finanziare e non da tagliare indiscriminatamente, come è stato fatto negli ultimi decenni;

2) la Sanità italiana, povera finanziariamente, è ricchissima nel “capitale umano”, rappresentato da tutti i sanitari che esercitano la nobile professione di cura e assistenza alla persona malata, anziana e/o disabile.

 

Le Istituzioni ed i cittadini devono capire che il vero valore aggiunto che ha sorretto in questi anni il sistema sanitario nazionale, regionale, locale è stato il capitale umano, le donne e gli uomini in divisa bianca/verde/azzurra che costituiscono il motore stesso della Sanità italiana, non solo per lo spirito di sacrificio dimostrato in questi mesi, ma anche e soprattutto, per il grande patrimonio di umanità e conoscenza messo a disposizione della cittadinanza, quindi non "eroi", ma "normali" professionisti formati per curare persone.

 
Assegnando l'etichetta di eroi agli Operatori Sanitari, si demanda implicitamente, a loro, di immolarsi per il bene comune e, sicuramente, ne ho la certezza matematica, quando la pandemia sarà finita, ci si dimenticherà delle condizioni di lavoro gravose in cui siamo costretti ad operare, dei turni di guardia massacranti, dei tagli ai posti letto subiti negli ultimi decenni, delle aggressioni perpetrate fino a ieri, della cronica carenza di personale, della chiusura dei piccoli Ospedali, in nome esclusivamente di una perversa logica aziendalistica fordista.

 

La maggior parte degli Operatori Sanitari rifiuta l’etichetta di “eroi” ed in questo rifiuto c’è la richiesta di essere considerati per quello che siamo, ossia uomini e donne comuni, che hanno scelto un mestiere entusiasmante ma difficile e paragonarci a figure mitologiche disposte a gesti eccezionali non solo è insulsa retorica, ma sottintende l’ipocrita idea che, per salvare se stessi, sia necessario che altri si immolino.

 

Mi irrita che gli Operatori Sanitari siano strumentalizzati dai media e dai cosiddetti “pseudoscienziati da salotto”, in continua passerella mediatica, che il malato lo hanno visto solo dipinto in un quadro di Durer e che continuano ad autoincensarsi, come tanti Dott. Balanzone, autoproclamandosi inutili rappresentanti di quell’eroismo che, seppur esistesse, loro non ne farebbero parte.

 

Ricordo al circo mediatico di questi para-scienziati, in pieno delirio di onnipotenza, caduti nel tranello di arrivare a facili ed effimere conclusioni, che nessuno è dotato di "scienza infusa" o peggio di verità apodittiche!

 

Questi pseudoscienziati in overdose mediatica che non riescono più a distinguere tra ipotesi, opinioni e fatti, quando la scienza medica è fatta di sperimentazioni, formula tesi, le verifica con rigore, può sbagliare, ma si corregge e poi, forse, arriva a risultati che, in ogni caso, sono sempre parziali e temporanei! Ricordo, a lor signori, che la conoscenza medica parte dal dubbio, che si trasforma in osservazione, ipotesi, teoria, dimostrazione,ossia la razionalià di Cartesio che abbraccia il metodo galileiano. Quindi,le nuove conoscenze devono meritarsi una propria dignità scientifica e terapeutica con sperimentazioni, prove, studi, metodologicamente corretti e riproducibili, attestando, la propria efficacia e qualità che può essere modificabile nel tempo. Suvvia, "nobili scienziati" un bagno di umiltà!

 

Abbiamo un obbligo morale, dinanzi alle migliaia di cittadini contagiati e morti, dinanzi alla generosità dimostrata da tutto il comparto sanitario, dinanzi ai loro sacrifici, sapendo che nessun sanitario è un eroe o sta combattendo una guerra, ma sta applicando un metodo scientifico per debellare questa pandemia e che, per curare una malattia non si utilizzano cannoni o fucili, ma farmaci e vaccini.

Per operare in sanità è indispensabile possedere doti di: "Tenacia, coraggio, umiltà, solidarietà, perizia, prudenza e diligenza", concetti antichi di secoli, ma riassunti efficacemente nel Giuramento d’Ippocrate e confermati dal nostro Codice Deontologico.

 

Ribadisco il concetto che non è obbligatorio, né necessario essere eroi, invece è indispensabile esercitare l’ars medica, tutti i giorni, silenziosamente, come schiere di medici hanno sempre fatto e vorremmo che ci si ricordasse di noi concretamente, quando questa pandemia sarà finita, perché non siamo eroi, non vogliamo medaglie, ma riconoscimenti dei nostri diritti, sì anche economici, perché con le medaglie non si mangia e vorremmo rispetto e considerazione per il lavoro svolto. 
 
Infatti, il passaggio dalla glorificazione mediatica, all’accusa di malasanità è brevissimo e se diventi un “eroe”, allora non hai più alcun diritto di lamentarti, se ti mancano i dispositivi di protezione individuale o se sei costretto ad un turno di guardia di 24 ore ininterrotte!

 

Per questo, quando saranno calate le luci della ribalta, superata questa drammatica pagina legata alla pandemia, si colga l'occasione per ripensare modelli organizzativi non più attuali, partendo dalla necessità di un ripensamento globale che riformi il Servizio Sanitario e sarebbe opportuno che in ogni città, in ogni paese, venisse intitolata una via, una piazza, un luogo pubblico simbolico in grado di fissare per sempre il ricordo di tanti Medici, Infermieri , Fisioterapisti, Operatori Socio-Sanitari, Farmacisti, Tecnici-Sanitari che, durante questa pandemia, si sono impegnati quotidianamente, sono stati contagiati e sono deceduti, mentre prestavano la propria opera, al fine di onorarne il sacrificio e come segno di imperitura gratitudine, riconoscenza e rispetto.
 
Come diceva il poeta Lucio Dalla:" L'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale"

 


Dr.ssa Mirka Cocconcelli
Chirurgo ortopedico
Socio onorario di Obiettivo Ippocrate
Bologna

 

 

tratto da quotidianosanita.it

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=84879&fr=n

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Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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