CON CHI È PIÙ RILASSANTE DIALOGARE? (Franco Fornari)

Anche se conversare con chi ha una visione del mondo più simile alla nostra è certamente meno faticoso rispetto al confronto con chi ne ha una diametralmente opposta, non è questa la condizione che metterei in cima alla classifica come la più gratificante e proficua in assoluto.
Come diceva Freud: "Se due persone la pensano sempre esattamente allo stesso modo, vi posso assicurare che una delle due pensa anche per l'altra!".

Piuttosto, le persone con cui è più piacevole conversare sono quelle che:

1. se ti chiedono come stai, hai la sensazione che gli interessi veramente saperlo;

2. quando proponi un argomento di conversazione, ti seguono su quel tema oppure ti dicono sinceramente che non ne sanno nulla o che non lo trovano interessante;

3. ti ascoltano con la sincera intenzione di capire quello che stai dicendo e non sono convinte di aver già capito tutto, prima ancora che tu abbia espresso il tuo pensiero compiutamente;

4. non ti parlano sopra, ma sanno rispettare i turni di una conversazione: uno parla e l'altro ascolta, a turno, appunto;

5. se parli di A, loro non rispondono parlando di B, casomai lo faranno in un secondo momento come argomento separato e distinto da A;

6. se esprimi un'opinione su un argomento specifico, anche un'eventuale loro opinione contraria sarà comunque centrata su quell'argomento;

7. se sono in disaccordo con te, sono in grado di argomentare la loro divergenza di opinione restando "sul pezzo" senza divagare;

8. non ti attribuiscono pensieri o intenzioni che non hai mai avuto, né tanto meno parole che non hai mai pronunciato.

In sintesi? Si chiama "riconoscimento dell'Altro"! Un'acquisizione della mente, tutt'altro che scontata.

 
Franco Fornari

Psicologo, Psicoterapeuta

 

tratto dal profilo facebook: https://www.facebook.com/100005128412323/posts/1510319175815682/?sfnsn=scwspwa&extid=BGVrYUP5gHIlPh2E

 

Segnalato da Alice Lorenzin, volontaria di MenteInPace,

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

Per visualizzare il sito della casa editrice e la pagina dedicata al libro

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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