DOVE POSIAMO LO SGUARDO (Gianni D’Elia)

DA info@altritasti.it

 

05/06/2020 : 09:26

 

A  menteinpace@libero.it 

 

In questo tempo si impone a noi l’evidenza e l’importanza del volto, dello sguardo.
Volti spesso celati dalle mascherine, anche quando non necessarie o addirittura dannose. Per paura, per obbligo, per protezione di sé o degli altri, per avvio di una moda.

Chissà quante persone che indossano con convinzione, con determinazione e quasi con orgoglio la mascherina magari fino a tre mesi fa, criticavano le donne che per loro cultura, mostrano solo gli occhi...

Lungo i marciapiedi, nei negozi, in coda, di corsa o in bicicletta, emergono gli occhi e gli sguardi al di sopra delle mascherine. Occhi e sguardi intensi, sfuggenti, malinconici, bassi, altezzosi, impauriti, seri, allegri, caldi, freddi o tiepidi. Sguardi pieni di speranza o di pessimismo, a volte indifferenti o carichi di partecipazione umana.

Alcuni giorni fa, chi ha alzato lo sguardo alle frecce tricolori che sfrecciavano su Torino e sull’Italia, e tra qualche giorno sfrecceranno ancora, cosa ha guardato?
Quando lo sguardo si posa su uno spettacolo del genere, cosa si vuole vedere o cosa si mostra a noi?

Dove abbiamo bisogno di posare i nostri sguardi, con o senza mascherina?

In fondo, sta sempre a noi decidere di rivolgere il nostro sguardo alla forza, alla velocità, all’inaudito sperpero, alla manipolazione in nome dell’unità nazionale o di una “missione di pace”.

Oppure, se posare lo sguardo compassionevole o benevolo all’altro che ci passa a fianco, chiunque sia. Per rivolgere sguardi che restituiscano fiducia, coraggio, comprensione, apertura.

Almeno sui nostri sguardi e dove decidiamo di posarli, chi ha potere non lo ha fino in fondo. Sta a noi girare il volto e i nostri occhi in basso, in alto o in orizzontale.

E se proprio alziamo lo sguardo sia per il cielo e le nuvole che corrono. Sia per la luna, le stelle, il gabbiano o il mistero della vita.

Si, sta a noi decidere dove posare i nostri occhi perché si riempiano di più luce, di più gioia, di più comprensione delle cose, di noi stessi, degli altri.

Bruno Chenu in "Tracce del volto" scrive: «…se certi sguardi oggettivizzano, altri destano e vivificano…»; il poeta René Char aggiunge: «…solo gli occhi sono ancora capaci di emettere un grido…».

C’è in questa esplorazione del visibile un magnetismo irresistibile verso l’invisibile. Ogni sguardo è un itinerario verso la profondità nascosta: quando io guardo colui che mi guarda, non ci guardiamo semplicemente gli occhi, ci guardiamo negli occhi. Maurice Merleau Ponty lo esprimeva in altri termini: «…il visibile ha esso stesso una membrana d’invisibile…». Ogni sguardo è alla ricerca della luce piena.

Ogni essere umano ha l’anima nell’occhio.

 

Gianni D’Elia

 

Dalla newsletter di Associazione di Promozione Sociale Altritasti


Tratto da: http://serenoregis.org/2020/05/29/dove-posiamo-lo-sguardo-gianni-delia/

 

 

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L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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