COSA VUOL DIRE ESSERE FIGLI DI MALATI MENTALI (Marianna Palermo)

Cosa vuol dire per un bambino o adolescente avere uno o entrambi i genitori affetti da un disturbo mentale? Quali sono i suoi vissuti e le sue emozioni? Come possono trovare espressione? A chi ci si può rivolgere in caso di bisogno?

 

 

 

Il libro di Stefania Buoni, fondatrice e presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Children of Mentally Ill parents”, cerca di fornire una risposta a questi quesiti. Si rivolge direttamente ai piccoli caregiver, a chi, pur essendo figlio, si trova ad essere genitore dei propri genitori.

Quando mamma e papà hanno qualcosa che non va: a chi si rivolge

I dati che si possiedono sui giovani caregiver ci dicono che ci sono tanti bambini e ragazzi che si trovano a dover affrontare da soli la patologia del proprio genitore, a doversi occupare di faccende quotidiane e domestiche o dei fratelli più piccoli dimenticandosi o dovendo accantonare i propri sogni e desideri di bambini. Il silenzio, la solitudine e l’isolamento è ciò che spesso caratterizza queste famiglie per il timore dello stigma sulla malattia mentale, per vergogna e tutto questo comporta una sofferenza ancora maggiore.

Il libro intitolato Quando mamma o papà hanno qualcosa che non va vuole essere una sorta di guida per questi ragazzi alla sopravvivenza, alla comprensione del proprio dolore, alla condivisione. È un modo per dare voce ed esplorare quei vissuti che spesso vengono soppressi, non compresi e non accolti da nessuno perché a volte la malattia del genitore è indicibile o il genitore stesso rifiuta le cure e non accetta l’aiuto.

La prevenzione e l’informazione sono gli obiettivi primari del libro e dell’associazione, per superare alcuni tabù e imparare a chiedere aiuto quando necessario.

Quando mamma e papà hanno qualcosa che non va: un valido aiuto per bambini e ragazzi

Il libro si apre con alcuni estratti di storie di giovani caregiver in cui è possibile riconoscersi e rispecchiarsi. Segue una descrizione sintetica sui principali disturbi mentali per fornire informazioni su ciò che accade ai genitori e favorire una maggiore comprensione dei loro sintomi più acuti. Subito dopo largo spazio viene dedicato alle emozioni di questi bambini o ragazzi per favorire una esplorazione di sé e una riscoperta dei propri bisogni da bambino; la paura, la vergogna, la rabbia, il senso di colpa, la tristezza, il senso di responsabilità e la sensazione di isolamento sono solo alcune delle emozioni che spesso vivono i giovani caregiver. E questo può portare a sentirsi sfiduciati, senza punti di riferimento, non amati o non compresi. Molti di questi vissuti emotivi possono comportare delle difficoltà anche in età adulta, nelle relazioni con gli altri ed è opportuno spesso esplicitarli, rielaborarli affinché non compromettano anche la propria vita futura.

Nel capitolo successivo viene prestata attenzione, invece, alle qualità e alle caratteristiche positive che possono sviluppare i giovani caregiver con genitori affetti da un disturbo mentale. Tali esperienze, se da un lato possono compromettere la propria serenità nel presente e nel futuro, dall’altro possono diventare motivo di resilienza e di sviluppo di punti di forza e qualità.

Vengono successivamente forniti consigli, i numeri di emergenza da contattare in caso di necessità e una descrizione dei principali servizi sul territorio ai quali ci si può rivolgere per ricevere assistenza e ascolto. E a proposito di resilienza molti di questi ragazzi entrano a far parte di associazioni di promozione sociale o di gruppi di auto mutuo aiuto online, allo scopo di fornirsi supporto a vicenda e di dare voce a vissuti che altrimenti rischiano di restare sepolti e inespressi.

Un libro davvero utile, semplice, profondo, che si rivolge direttamente a questi giovani caregiver per non lasciarli soli, per dare supporto e consigli, per favorire un’informazione e una espressione di emozioni contrastanti, che spesso non trovano spazio.

E’ possibile ricevere una copia del libro con un contributo alla campagna di crowdfunding su Buona Causa

Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/2018/12/quando-mamma-o-papa-hanno-qualcosa-che-non-va/

           

Marianna Palermo                                                          

Psicologa clinica

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

Tratto da  https://www.stateofmind.it/2018/12/quando-mamma-o-papa-hanno-qualcosa-che-non-va/#:~:text=Quando%20mamma%20e%20pap%C3%A0%20hanno%20qualcosa,va%3A%20a%20chi%20si%20rivolge&text=Il%20libro%20intitolato%20Quando%20mamma,del%20proprio%20dolore%2C%20alla%20condivisione.

 

 

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A Capo Nord bisogna andare due volte

Storia di un viaggio accessibile tra limiti e risorse

 

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Può una persona disabile andare a Capo Nord? Può, in generale, viaggiare? Certo che può. Anzi: deve. Tuttavia per arrivare ad avere un po’ di autonomia personale, che spinga una persona con una qualche disabilità a desiderare un viaggio e che le consenta di progettarlo, occorre anche un’autonomia di contesto di vita, di educazione, di crescita che permetta l’uscita da casa. Il cosiddetto “contesto di fiducia” come lo chiamano al Centro Documentazione Handicap di Bologna. Un contesto, a partire dalla famiglia, che infonda fiducia anche nella pur minima capacità residua, un contesto in cui, per esempio, se tu riesci a muovere un solo dito di una mano, si possa credere che tu con quel dito potrai sollevare il mondo, senza sentirti limitato e incapace. Ma come si costruisce un contesto di fiducia?
A Capo Nord, Valeria Alpi c’è stata, non una ma due volte. E quello è stato il primo di una serie di viaggi che lei, con la sua disabilità, ha fatto da sola.
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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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