CUNEO, QUASI L’80% DI ASSOCIAZIONI ATTIVO NELL’EMERGENZA (Alessia Ciccotti)

DA ufficiostampa@csvnet.it

 

1/7/2020 – 14:15

 

A  menteinpace@libero.it 

 

Oltre 3 mila i volontari messi in campo durante l’emergenza Coronavirus. In linea con le fotografie scattate dai Csv nel resto d’Italia, la consegna a domicilio è stato il servizio più diffuso. Ora consolidare le reti tra pubblico e privato e supporto agli enti per la ricerca di fondi e nuovi volontari 

 

di Alessia Ciccotti

 

Mentre si è appena conclusa una consultazione avviata da CSVnet con tutti i Centri di servizio per il volontariato per far emergere le lezioni apprese nella fase 1 dell’emergenza Coronavirus, ma anche le idee e i progetti per il prossimo futuro, continuano ad arrivare i risultati dei sondaggi che i vari Csv nelle scorse settimane hanno condotto sui rispettivi territori.

L’ultimo in ordine di tempo è quello del Csv di Cuneo, che restituisce un’immagine coordinata con quella già emersa in altre parti d’Italia, sia dal punto di vista dell’operatività degli enti di terzo settore sia dei disagi e delle necessità riscontrate.

Al questionario del Csv (che ha adottato il modello proposto da CSVnet) hanno risposto 335 enti, di cui il 91 per cento sono organizzazioni di volontariato, il 6 per cento associazioni di promozione sociale (comunque rilevanti considerando che il registro delle Aps ne conta oggi 36 iscritte in provincia di Cuneo). Le altre risposte sono state di onlus, enti religiosi ed enti generici senza scopo di lucro.

Complessivamente, durante il lockdown il 21 per cento degli Ets ha bloccato ogni attività e servizio, il 57 per cento è rimasto parzialmente operativo, il 22 è stato pienamente operativo. Le attività ordinarie interrotte sono state quelle per il tempo libero e la cultura, quelle formative ed educative, nonché l’assistenza alle persone in difficoltà. L’interruzione totale o parziale o il mancato svolgimento di iniziative in risposta all’emergenza sono dipesi principalmente dal rispetto dei decreti governativi.

La maggioranza delle realtà non profit locali ha avuto la capacità nonostante tutto, di riprogettare e rimodulare i propri servizi. Infatti dei 209 enti rimasti operativi, il 28 per cento ha avviato attività nuove, mentre il 21 per cento ha proseguito quelle già svolte prima dell’emergenza.

La distribuzione a domicilio di cibo e farmaci a soggetti fragili è stato tra i servizi più diffusi, seguito dal volontariato di protezione civile, servizi di ascolto e compagnia telefonica, raccolte fondi, volontariato sanitario, disbrigo di pratiche amministrative e supporto psicologico. Molte associazioni hanno poi consegnato strumenti informatici e/o materiale didattico agli studenti, o dato supporto materiale agli operatori del 118. I servizi hanno raggiunto principalmente anziani, cittadini in quarantena o persone sole e fragili come disabili, minori, persone con patologie a rischio contagio.

L’88 per cento delle realtà attive ha collaborato con i Comuni, la Protezione Civile e altre associazioni non profit. Tale collaborazione è stata dettata principalmente dalle ordinanze della fase acuta dell’emergenza, ma secondo il Csv “dovrà rimanere una sfida perseguibile nelle prossime progettualità per la ripresa delle attività associative e per una risposta integrata ai nuovi bisogni sociali innescati dalla crisi”.

Le principali difficoltà operative riscontrate sono derivate soprattutto dalla generale carenza o mancanza dei DPI e dalla carenza o mancanza di risorse economiche per coprire nuove spese. Una rilevante percentuale riguarda anche l’incertezza normativa e la carenza di volontari per l’impossibilità di impiegare persone anziane.

Nel 37% dei casi, gli enti impegnati in attività in risposta all’emergenza hanno continuato a svolgere solo in parte le attività ordinarie, il 35% ha svolto anche attività ordinarie, mentre il restante 28% le ha interrotte. Tra queste ultime si segnalano le iniziative formative ed educative, quelle per il tempo libero, culturali e l’assistenza diretta a persone fragili.

In totale sono stati messi in campo 3.180 volontari, di questi il 13 per cento era un nuovo volontario. Il 30 per cento degli enti ha poi segnalato un incremento di volontari durante la fase emergenziale (in media tra 1 e 5 volontari), mentre è di circa 900 il numero di volontari dichiarati necessari per far fronte ai nuovi bisogni sociali, dato questo su cui il CSV ha intenzione di riflettere “per ripensare a campagne di people raising più efficaci e capaci di coinvolgere in modo strutturale soprattutto il mondo giovanile nella fase di ripresa”.

Le problematiche riscontrate con più frequenza nella cittadinanza sono la solitudine e l’aumento della povertà, ma anche le difficoltà nella gestione domestica e/o finanziaria e l’aumento o l’insorgenza di casi di depressione.

Tutte le associazioni che hanno risposto al questionario hanno individuato nel supporto per la ricerca di bandi e finanziamenti la principale richiesta da fare al Centro di servizio (140 preferenze); a seguire il potenziamento delle risorse in capo ai volontari: dalla consulenza sulla sicurezza (110 preferenze), alla ricerca di nuovi volontari (105), al reperimento dei dispositivi di sicurezza (102), alla formazione (98).

Secondo il Csv, per affrontare le sfide del post-emergenza, sarà fondamentale agire sul consolidamento del supporto agli enti per la ricerca di fondi e nuovi volontari, ampliare l’offerta informativa/formativa, animare e sistematizzare le collaborazioni e le reti tra soggetti pubblici e privati sociali nate in risposta ai bisogni urgenti, per realizzare progettualità condivise ed integrate dei servizi di welfare per la comunità.

Leggi il report integrale.

 

 

 

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