UNA PICCOLA STORIA…di rispetto per gli alberi (Gianfranco Conforti)

Un giorno una signora, che abita nel quartiere San Paolo a Cuneo, mi raccontò una storia…una piccola storia.

 

Lei abita vicino ai Giardini Baden Powell e tutti i giorni porta a spasso il suo cane. Un giorno vide un piccolo albero, da poco piantato, una quercia. Questo albero è stato piantato nell’occorrenza dei cento anni dalla fondazione della Lituania (il 18 novembre del 2018) e rappresenta, come sta scritto nel cartello posto davanti, “il simbolo dell’amicizia tra il popolo italiano e quello lettone”.

 

Ma questo piccolo albero era tutto piegato, quasi a novanta gradi. La signora pensò che non sarebbe certo cresciuto bene, che forse addirittura sarebbe morto. Per un simbolo di amicizia fra i popoli non si prospettava un bel futuro. La signora provò un’emozione di pena. Gli alberi, quando soffrono, non possono lamentarsi, non possono chiedere aiuto a nessuno. Beh…ci pensò lei. Telefonò all’Ufficio del Verde Pubblico del Comune di Cuneo e le rispose il Responsabile (così lei mi disse). Lei mise le mani avanti dicendo che si rendeva conto di quanto lavoro avessero da svolgere e che forse gli organici erano quello che erano. Affermò, con timidezza, che chiamava per un problema che  poteva sembrare futile, banale…insomma chiamava per una piccola storia. Ma spiegò che questa pianta era tutta piegata e forse non sarebbe cresciuta. Dall’altra parte del telefono la voce non fu solo gentile ma anche premurosa; si fece spiegare dove si trovava l’alberello in questione e disse che avrebbero provveduto. Pur apprezzando la gentilezza del funzionario, in lei non si spense la preoccupazione che le rassicurazioni ricevute fossero solo un espediente per tacitare la sua preoccupazione. Sperò di sbagliarsi.

Nei giorni seguenti continuò a portare fuori il cane e passò tutti i giorni a trovare la piccola quercia. I primi giorni niente, la piccola quercia continuava a soffrire in una posizione innaturale, quasi toccando terra con le foglie. Pazientò. Ma, nel giro di una settimana, vide che la piccola quercia aveva cambiato posizione. Ora era dritta, fiera della fama di albero possente. Sembrava un bambino orgoglioso che inizia a camminare. Provò un’emozione grandissima! Tornò a casa felice e subito telefonò al funzionario per ringraziarlo. Ora la quercia ha due grossi pali a fianco a cui è legata, che la proteggono e le permettono di crescere dritta, non solo come merita un simbolo ma come qualsiasi albero merita.

 

Mi piace pensare che la piccola quercia sia diventata un appuntamento obbligato per questa signora. L’alberello sa chi ringraziare tutte le volte che la vede passare con il suo cane. E, parimenti, la signora la guarda con affetto, sapendo di aver fatto il suo dovere di cittadina ma condito da quella sensibilità ed amore con cui è riuscita a far crescere dritti i suoi due figli.

 

Ho voluto raccontare questa piccola storia perché tante piccole storie, a volte, racchiudono grandi significati. È una piccola storia che parla di un alberello, ritenuto dai più come qualcosa d’insignificante e che parla di attenzioni dedicate non a chi è riverito, stimato o temuto. Premure messe in atto senza voler ricevere in cambio favori, né potere, né tantomeno denaro.

Questa piccola storia parla dell’importanza di dare valore al bene pubblico, in questo caso rappresentato da un piccolo e silenzioso albero, anche se ci costa la “fatica” di una telefonata.

 

Gianfranco Conforti

 

 

 

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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