Un giorno una signora, che abita nel quartiere San Paolo a Cuneo, mi raccontò una storia…una piccola storia.
Lei abita vicino ai Giardini Baden Powell e tutti i giorni porta a spasso il suo cane. Un giorno vide un piccolo albero, da poco piantato, una quercia. Questo albero è stato piantato nell’occorrenza dei cento anni dalla fondazione della Lituania (il 18 novembre del 2018) e rappresenta, come sta scritto nel cartello posto davanti, “il simbolo dell’amicizia tra il popolo italiano e quello lettone”.
Ma questo piccolo albero era tutto piegato, quasi a novanta gradi. La signora pensò che non sarebbe certo cresciuto bene, che forse addirittura sarebbe morto. Per un simbolo di amicizia fra i popoli non si prospettava un bel futuro. La signora provò un’emozione di pena. Gli alberi, quando soffrono, non possono lamentarsi, non possono chiedere aiuto a nessuno. Beh…ci pensò lei. Telefonò all’Ufficio del Verde Pubblico del Comune di Cuneo e le rispose il Responsabile (così lei mi disse). Lei mise le mani avanti dicendo che si rendeva conto di quanto lavoro avessero da svolgere e che forse gli organici erano quello che erano. Affermò, con timidezza, che chiamava per un problema che poteva sembrare futile, banale…insomma chiamava per una piccola storia. Ma spiegò che questa pianta era tutta piegata e forse non sarebbe cresciuta. Dall’altra parte del telefono la voce non fu solo gentile ma anche premurosa; si fece spiegare dove si trovava l’alberello in questione e disse che avrebbero provveduto. Pur apprezzando la gentilezza del funzionario, in lei non si spense la preoccupazione che le rassicurazioni ricevute fossero solo un espediente per tacitare la sua preoccupazione. Sperò di sbagliarsi.
Nei giorni seguenti continuò a portare fuori il cane e passò tutti i giorni a trovare la piccola quercia. I primi giorni niente, la piccola quercia continuava a soffrire in una posizione innaturale, quasi toccando terra con le foglie. Pazientò. Ma, nel giro di una settimana, vide che la piccola quercia aveva cambiato posizione. Ora era dritta, fiera della fama di albero possente. Sembrava un bambino orgoglioso che inizia a camminare. Provò un’emozione grandissima! Tornò a casa felice e subito telefonò al funzionario per ringraziarlo. Ora la quercia ha due grossi pali a fianco a cui è legata, che la proteggono e le permettono di crescere dritta, non solo come merita un simbolo ma come qualsiasi albero merita.
Mi piace pensare che la piccola quercia sia diventata un appuntamento obbligato per questa signora. L’alberello sa chi ringraziare tutte le volte che la vede passare con il suo cane. E, parimenti, la signora la guarda con affetto, sapendo di aver fatto il suo dovere di cittadina ma condito da quella sensibilità ed amore con cui è riuscita a far crescere dritti i suoi due figli.
Ho voluto raccontare questa piccola storia perché tante piccole storie, a volte, racchiudono grandi significati. È una piccola storia che parla di un alberello, ritenuto dai più come qualcosa d’insignificante e che parla di attenzioni dedicate non a chi è riverito, stimato o temuto. Premure messe in atto senza voler ricevere in cambio favori, né potere, né tantomeno denaro.
Questa piccola storia parla dell’importanza di dare valore al bene pubblico, in questo caso rappresentato da un piccolo e silenzioso albero, anche se ci costa la “fatica” di una telefonata.
Gianfranco Conforti
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