LA PRATICA QUOTIDIANA DELLA SPERANZA (Giuseppe Tibaldi)

Sono molto felice di annunciare l’uscita di questo nuovo libro della Collana “Storie di Guarigione”, presso la Casa Editrice Mimesis. Esso contiene infatti alcune testimonianze personali sul tema della diade speranza/disperazione (Pat Deegan, Akiko Hart, Rai Waddingham), ma contiene anche alcuni contributi (come quello di Kaethe Weingarten) che mi sembrano essenziali per chi cerca – come me – di promuovere aspettative favorevoli in tutte le situazioni in cui il pessimismo tende a prendere il sopravvento. Nell’introduzione mi spingo a definire questo pessimismo come l’ultimo muro del manicomio, ancora molto lontano dall’essere abbattuto. Ringrazio molto Don Luigi Ciotti per la sua prefazione e tutti coloro che hanno reso possibile la pubblicazione di questo libro. In particolare, coloro che partecipano, con me, alla promozione delle pratiche dialogiche in Italia. Due dei contributi del libro, uno teorico (di Tom Arnkil) ed uno esperienziale (a due voci, tra cui la mia) sono dedicati proprio alle esperienze dialogiche. Ringrazio, fin d’ora, tutti coloro che vorranno farmi avere i loro commenti.

 

Giuseppe Tibaldi

psichiatra

 

Quali sono i fattori che favoriscono i percorsi positivi in situazioni che appaiono disperate, come molte esperienze esistenziali dolorose e poco comprensibili, come quelle psicotiche? Chi ha scandagliato i racconti di centinaia di “sopravvissuti” (G. Hornstein), ha indicato una risposta chiarissima: disporre di almeno una persona che creda fermamente alla possibilità della tua “guarigione”. Coerentemente con questa indicazione, le speranze ragionevoli, che sono il denominatore comune dei contributi proposti in questo testo, sono sempre speranze condivise. Le testimonianze dirette (P. Deeagan, A. Hart, R. Waddingham) ne sono una conferma evidente. Il contributo del curatore, quello di K. Weingarten e quelli finali, sulle pratiche dialogiche, consentono – soprattutto ai professionisti della salute e del sociale – di avere piena consapevolezza del proprio ruolo quotidiano di partner attivi nei percorsi positivi, resistendo alle lusinghe delle teorie biologiche della sofferenza mentale, che alimentano la disperazione e il pregiudizio di inguaribilità (che è l’ultimo impalpabile muro del manicomio). 

 

 

Giuseppe Tibaldi è nato ad Alba e attualmente vive e lavora a Carpi, come Direttore della rete dei servizi della Salute Mentale Adulti dell’Area Nord, nel Dipartimento di Salute Mentale di Modena. È stato co-promotore del Concorso Letterario “Storie di guarigione”, a Biella (due edizioni). I racconti dei “survivors” gli hanno insegnato molto. È membro del Direttivo della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP). Recentemente, ha concluso il training per adottare e diffondere l’approccio “Open Dialogue” ed è entrato nella rete di esperti dell’International Institute for Psychiatric Drug Withdrawal (IIPDW). 

 

Il libro è già disponibile presso il sito della casa editrice e presso le librerie che lo richiederanno. Per visualizzare la pagina specifica dal sito della casa editrice

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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