LE INTERAZIONI SOCIALI POSSONO ESSERE IL MIGLIOR PROTETTORE CONTRO LA DEPRESSIONE NEGLI ADULTI (www.cufrad.it)

 

Per quanto riguarda i fattori associati al rischio di depressione, i ricercatori hanno identificato qualcosa di semplice e apparentemente innocuo come il tempo passato a guardare la televisione

 

 

Sebbene rimanga un argomento di cui molti preferiscono non parlare, la depressione è la principale causa di disabilità in tutto il mondo. Le cause che la originano sono molto varie e possono essere associate anche ad altre condizioni. E questo, insieme alla scarsa disponibilità a ricevere cure professionali, ne rende difficile la comprensione, la diagnosi e il trattamento in maniera adeguata.

Finora, i ricercatori hanno identificato una manciata di fattori di rischio e di protezione, che abbracciano uno o due domini, ma si stima che siano molto più ampi. E infatti lo sono. Recentemente, un team di ricercatori del Massachusetts General Hospital ha identificato una serie di fattori di rischio modificabili che potrebbero rappresentare obiettivi per prevenire la depressione negli adulti.

 

UNO STUDIO IN DUE FASI

 

I ricercatori hanno adottato un approccio in due fasi. Nel primo, hanno raccolto i dati di oltre 100.000 partecipanti alla Biobanca britannica da uno studio di coorte globale di adulti. L’obiettivo era esaminare un’ampia gamma di fattori modificabili che potrebbero essere associati al rischio di sviluppare depressione: interazioni sociali, uso dei media, modelli di sonno, dieta, attività fisica ed esposizione a diversi effetti ambientali.

La seconda fase consisteva nella selezione dei candidati modificabili più forti dalla mostra. Hanno quindi applicato un metodo statistico chiamato randomizzazione mendeliana per identificare i fattori che potrebbero avere una relazione causale con il rischio di depressione.

IL RUOLO DELLE INTERAZIONI SOCIALI

È stato allora che hanno notato il ruolo che le interazioni sociali, l’avere amici e la famiglia e la capacità di fidarsi degli altri svolgono nella prevenzione della depressione. I suoi effetti protettivi sono stati mantenuti anche nelle persone che avevano un rischio maggiore di depressione, a causa della vulnerabilità genetica o che hanno subito traumi nella loro vita.

Di gran lunga il più importante di questi fattori era la frequenza di fiducia negli altri, ma anche le visite a familiari e amici, che hanno evidenziato l’importante effetto protettivo della connessione sociale e della coesione sociale“, osserva Jordan Smoller, MD, Capo associato della ricerca ScD, Dipartimento di psichiatria MGH e autore principale dello studio. “Questi fattori sono più rilevanti ora che mai in un momento di allontanamento sociale e separazione da amici e familiari“.

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

https://infinitynews.it/2020/08/24/le-interazioni-sociali-possono-essere-il-miglior-protettore-contro-la-depressione-negli-adulti-21255

 

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito http://www.cufrad.it/)

Tratto da: http://www.cufrad.it/news-alcologia/psicofarmaci-depressione-ansia-/le-interazioni-sociali-possono-essere-il-miglior-protettore-contro-la-depressione-negli-adulti/40168

 

 

 

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Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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