ADOLESCENZA E IMPULSIVITA’ : LE BASI NEUROBIOLOGICHE (Ce.S.D.A.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragazzi e giovani con una corteccia più sottile in regioni cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle decisioni sono più portati ad avere un comportamento impulsivo. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Neuroscience” da un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania a Philadelphia che ha confrontato dati neuroimaging e test comportamentali di centinaia di soggetti tra 9 e 24 anni, rafforzando l’ipotesi di una forte base neurobiologica dell’impulsività.

Ragazzi e giovani con una corteccia più sottile in particolari regioni cerebrali sono più impulsivi nelle decisioni rispetto a quelli con una corteccia più spessa: lo rivela un nuovo studio.
La scoperta suggerisce che le differenze individuali nella struttura cerebrale potrebbero essere usate per identificare i soggetti più propensi a fare scelte rischiose per la propria incolumità o per quella altrui.

In un precedente studio sugli adulti, era stato scoperto che lo spessore corticale è associato alla preferenza per una ricompensa immediata, anche se di lieve entità, invece di una ricompensa più consistente in un secondo momento. Si tratta di un tratto di personalità detto delay discounting, o svalutazione del differimento, che consiste nella progressiva diminuzione del valore attribuito a una gratificazione via via che questa viene ritardata.
Il problema della svalutazione del differimento è particolarmente rilevante nei soggetti più giovani, che spesso mostrano una notevole incapacità di valutare correttamente le conseguenze delle proprie azioni.

Questa tendenza è attribuibile in parte alla mancanza di esperienza e in parte a processi neurobiologici: nel corso dell’adolescenza, in particolare, il sistema nervoso centrale subisce una profonda ristrutturazione, in cui molte delle connessioni neuronali stabilite in precedenza vanno perdute e se ne formano altre nuove.

Per analizzare le profonde – e in gran parte sconosciute – connessioni tra comportamento e fattori neurobiologici, negli anni scorsi alcuni autori dell’Università della Pennsylvania hanno condotto il Philadelphia Neurodevelopmental Cohort, un ampio studio sull’età dello sviluppo in cui hanno raccolto e confrontato dati genomici, comportamentali, cognitivi e di imaging cerebrale di migliaia di soggetti.

Sfruttando le informazioni contenute in questo enorme database, sono stati analizzati i dati di neuroimaging di 427 ragazzi e ragazze di età tra 9 e 24 anni circa, correlandoli a dati di comportamento raccolti durante batterie di test in cui a ciascun volontario veniva chiesto di scegliere tra una piccola somma di denaro immediatamente corrisposta o una somma più grande, corrisposta sei mesi dopo.

Risultato: il minore spessore è risultato correlato a un maggior grado di delay discounting in ben 19 strutture cerebrali, tra cui la corteccia prefrontale ventromediale, la corteccia orbitofrontale, il polo temporale e la giunzione temporoparietale. Sono coinvolte in particolare alcune regioni cerebrali che elaborano le decisioni.

Questa correlazione si mantiene al di là delle differenze demografiche e cognitive, e di altre variabili come il livello di scolarità delle madri, corroborando l’ipotesi di una forte base neurobiologica per il comportamento impulsivo e in particolare della correlazione con lo spessore della corteccia.

 

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Tratto da: http://www.cesda.net/?p=17587#more-17587

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