QUANDO LA DIETA DIVENTA UN’OSSESSIONE (www.cufrad.it)

Disegno di Anna Pili

 

 

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24/9/2020 20:08

 

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Dieting ovvero quando la dieta diventa un’ossessione. La psicologa spiega come intervenire.
 
Negli ultimi anni si è sentito spesso parlare di dieting, l’ossessione per la dieta. Anche se non è riconosciuto come un disturbo psicopatologico, si tratta di un comportamento estremamente diffuso tra le adolescenti e può essere precursore di malattie più gravi come l’anoressia nervosa. La psicologa Simona Calugi spiega come riconoscerlo e come affrontarlo.

Dieting vuol dire ossessione per la dieta. Essere inflessibili, non contemplare alcuna possibilità di sgarrare il regime alimentare che si sta seguendo fino a compromettere anche la propria vita sociale. Letteralmente in realtà dieting vorrebbe soltanto dire essere a dieta, ma negli ultimi anni il significato di questa parola ha assunto una connotazione differente. Un corpo snello e in forma a tutti costi è l'obiettivo di chi ‘soffre' di dieting. Le virgolette sono obbligatorie in questo caso perché non si tratta di un disturbo psicopatologico riconosciuto: "Non rientra in una patologia di ambito psicologico o psichiatrico – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Simona Calugi, psicologa psicoterapeuta e presidente dell'AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso) – Il termine tecnico sarebbe restrizione dietetica, intesa come atteggiamento di controllo sull'alimentazione finalizzato al controllo del peso e della forma del corpo. E può essere l'espressione di un problema legato a un disturbo dell'alimentazione come l'anoressia nervosa o la bulimia nervosa o il disturbo da binge eating".

Come riconoscere il dieting


Quando la dieta diventa quasi una dipendenza, quando pur di raggiungere un certo peso o una certa forma fisica siamo pronti a rinunciare a ogni cosa, possiamo parlare di dieting. "Una caratteristica di questo atteggiamento è il fatto che ci si impone delle regole dietetiche estreme e rigide, molto difficili, se non impossibili da rispettare – chiarisce la dottoressa Calugi – E se non posso mai sgarrare, se non posso mai rompere le regole che io stessa ho imposto, il dieting può diventare un limite per la vita sociale". Quasi sempre chi vive perennemente a dieta ha alle spalle un sistema di valutazione di sé basato sul peso e sulla forma del corpo: "Controllare l'alimentazione – spiega la dottoressa – ci fa sentire in grado di controllare tutto e sentiamo anche che migliore sarà il nostro aspetto e più basso sarà il nostro peso, maggiore sarà il nostro valore". Anche se il singolo episodio non è indicativo di un problema, ma sono la ripetizione e la rigidità da tenere sotto controllo, è bene che la soglia di attenzione, soprattutto se si tratta di adolescenti, sia altissima: "Non abbiamo ancora dei risultati o degli studi significativi su questa modalità di comportamento. Quel che sappiamo con certezza è che se un ragazzo o una ragazza durante l'adolescenza segue qualsiasi tipo di dieta, aumenta di 8 volte il rischio di andare incontro a un disturbo alimentare come anoressia nervosa o bulimia nervosa".


Come evitare che si trasformi in anoressia nervosa


Di disturbi alimentari in Italia ne soffrono circa 3 milioni di persone, di cui il 90% sono donne. E il dieting può essere in qualche modo un precursore di patologie gravi come l'anoressia nervosa o la bulimia nervosa: "Talvolta il dieting si risolve anche in maniera autonoma dopo qualche mese, ma in generale un comportamento ossessivo nei confronti della dieta può essere una manifestazione di un problema più importante. Solitamente ci sono anche altri segnali, come la tendenza a salire frequentemente sulla bilancia e esagerare con lo sport". 

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link:

https://https://dieting-ovvero-quando-la-dieta-diventa-unossessione-la-psicologa-spiega-come-intervenire/

 

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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