L’ATTENZIONE, LA DISTRAZIONE E LO SGUARDO (Nicoletta Cinotti)

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4/10/2020 09:52

 

Ci accorgiamo subito quando qualcuno è distratto: sia online che dal vivo. La distrazione è una delle poche cose sulle quali è quasi impossibile fingere. Cambia lo sguardo, cambia, in maniera impercettibile, la presenza dell’altro davanti a noi e il nostro rilevatore di attenzione segnala subito se siamo finiti fuori strada, se abbiamo dimenticato chi ci stava di fronte persi dietro ai nostri pensieri o dietro alla tecnologia.

Le sessioni online, paradossalmente, lo rivelano ancora di più permettendo una visione del viso in primo piano. Ma come mai siamo così sensibili rispetto al ricevere (e al dare) attenzione? Perché l’attenzione è il primo segnale di coinvolgimento relazionale. Il primo segnale che ci permette di comprendere che siamo “ingaggiati” in qualcosa o in qualcuno.

 

L’attenzione nelle relazioni

Credo di aver assistito a molti conflitti nati da una mancanza di attenzione reciproca. Genitori distratti che si ritrovavo soverchiati dal caos dei loro figli, partner delusi che manifestano il loro scarso coinvolgimento affettivo attraverso la distrazione e la disattenzione. Anniversari dimenticati, chiamate non fatte, appuntamenti a cui arriviamo in ritardo sono tutti segnali a cui è difficile dare un significato univoco eppure ci colpiscono.

Di che cosa ha bisogno l’attenzione? Di qualche ingrediente essenziale (messo insieme dalla colla della curiosità): osservazione, percezione, capacità di entrare in relazione (in una relazione intima), capacità di stare da soli. Il frutto di tutto questo? Un rinnovato senso di presenza, creatività e motivazione!

 

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GIANLUIGI PASSARO

SULLA PELLE

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tra migrazione,

memoria e futuro

 

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Gli innumerevoli naufragi degli ultimi anni al largo delle coste italiane ci restituiscono il tragico rischio che le persone migranti sono disposte a correre per guadagnare la possibilità di un futuro e, al contempo, evidenziano con forza le responsabilità di chi, sulla riva dell’Europa, è invitato a contemplare la propria e l’altrui alterità così da accogliere, cambiare e lasciarsi cambiare.

Questo  libro  racconta  del  percorso terapeutico di un giovane uomo, Ouro, del suo viaggio di migrazione dal Togo all’Italia e, soprattutto, del viaggio intimo ed esistenziale intrapreso  per  avverare  la  sua  “fiaba  interiore”  −  la  propria  autentica  essenza −,  per  compiere  ciò  che  Jung  ha  definito cammino di individuazione.

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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