CO-DIPENDENZA, QUANDO COMPLETARSI NON È SEMPRE UN BENE (Simona Lauri)

Dharma (opera di Damiano Fenoglio)

 

“Sono dentro questa relazione ambigua…e non capisco nulla! Lui è libero ma non è disponibile dal punto di vista affettivo. Dice quei preziosi “ti voglio bene”, cerca complicità, confidenza profonda…Il sesso non è un problema. Non mi ama, anche se all’inizio sembrava di si. Non considera il nostro rapporto come una vera storia, una relazione. Gli ho proposto di essere amici e di chiuderla ma, a quel punto, dice che non è ciò che vuole. Ho imparato che se lo lascio andare lui si ravvicina. Ma quanto è doloroso…quando prendo le distanze…è lui a cercarmi ma se chiedo di ritagliarci spazi, si irrigidisce…ma torna sempre e questo mi manda in confusione!”

 

Ecco come una paziente descrive la sua storia di codipendenza affettiva, una vera e propria trappola per la felicità di coppia, nella quale è facile cadere ed altrettanto difficile è uscirne.

A prima vista può sembrare un racconto simile alla tua storia d’amore o alla situazione che sta vivendo una tua amica. In realtà, questo breve spaccato, contiene “informazioni salienti” su come questo tipo di relazioni possano imprigionare i due partner all’interno di un disegno, dove, bisogno di attenzione e sacrificio perenne si alternano in maniera complementare.

La persona codipendente è essenzialmente bisognosa d’affetto (come in fondo lo siamo un po’ tutti) ma, ciò che la distingue dalla normale tendenza umana a voler essere amati, è proprio il bisogno fuori misura di attenzioni e amore.

È facile che il soggetto codipendente abbia un carattere particolarmente accondiscendente che lo rende eccessivamente compiacente a qualsiasi richiesta, nel timore costante di deludere l’altro. 

Questo non solo lo espone a dover sopportare fatiche immani per non deludere nessuna delle persone che incontra sulla sua strada, ma lo predispone, anche, alla manipolazione da parte di soggetti che sono in grado di intercettare queste debolezze e piegarle a loro vantaggio, o meglio a vantaggio del loro bisogno di attenzione, come spiegheremo nei prossimi paragrafi.

 

Codipendenza e partner narcisisti

 

La situazione precipita, infatti, se la persona in questione si lega ad una personalità di tipo narcisista o con problematiche quali dipendenze da sostanze, alcol ecc…

La persona codipendente ha un fortissimo bisogno di essere amata ma è destinata ad essere infelice all’interno di una relazione, dove chiede affetto a qualcuno che non può o non è in grado di darglielo.

Come già accennato precedentemente esistono delle persone le cui caratteristiche di personalità, si “adattano” particolarmente a questo tipo di dipendenza emotiva.

 

Codipendenza e stili di attaccamento

 

Un fattore importante nel definire l’identikit di un codipendente è lo stile di attaccamento acquisito durante l’infanzia.

Gli psicologi J. Bowlby e M. Ainsworth si sono occupati dello studio dell’attaccamento, e quindi  del bisogno di relazioni del piccolo e del modo con cui i genitori rispondono a questo. 

Basandosi sulle teorie di Bowlby, se l’attaccamento è di tipo sicuro il bambino è in grado di chiedere affetto alla madre, considerarla un porto sicuro ed avere una corretta e non eccessiva ansia al suo distacco. Il tipo di attaccamento più diffuso tra le persone con dipendenza affettiva è, invece, quello insicuro che, sostanzialmente, è caratterizzato da schemi mentali improntati ad un elevato livello di ansia relazionale.

La principale preoccupazione di questi soggetti si manifesta sotto forma di ansia da prestazione, paura delle critiche e soprattutto paura dell’abbandono.

 

Codipendenza e stili di coping

 

Per coping si fa riferimento alle strategie utilizzate per far fronte alle difficoltà e ai problemi della vita quotidiana e sebbene varino a seconda delle situazioni, seguono generalmente uno schema che dipende fortemente dalla personalità. 

Le strategie di coping adottate da chi soffre di codipendenza affettiva sono maggiormente orientate sul fronte dell’accondiscendenza-sottomissione o l’identificazione.

Più precisamente o si crea una dinamica di potere, nella quale il codipendente è di fatto sottomesso al suo partner, o si crea un’identificazione del partner con una determinata caratteristica, buona o cattiva, della figura di attaccamento.

Proprio grazie a questa complementarietà la persona dipendente sottomessa acquisisce la caratteristica del masochismo: fa fronte ai problemi con una soluzione che lo farà stare peggio.

 

Sono codipendente?

 

Le persone codipendenti, o predisposte ad esserlo, hanno delle particolari caratteristiche che, a seconda della gravità, oscillano tra il semplice disagio e la “patologia”:

·         Hanno difficoltà a prendere decisioni quotidiane in autonomia, ma ricercano sostegno e rassicurazione anche per le questioni più banali.

·         Difficilmente si assumono la responsabilità in totale autonomia

·         Provano una grande angoscia nell’esprimere dissenso rispetto ad una qualunque questione: nutrono una profonda paura di deludere la persona che stanno contraddicendo

·         È quasi impossibile che comincino un progetto senza l’approvazione degli altri.

·         Se succede qualcosa di negativo si sentono  responsabili dell’accaduto

·         I loro confini personali sono deboli ed è facile che restino coinvolti in relazioni disfunzionali

·         La totale intolleranza alla solitudine le spinge ad un’eccessiva necessità di stare con il proprio partner, fino a livelli eccessivi.

·         Sono scarsamente assertivi e tendenti alla passività: vengono riconosciuti come “yes man”, non sono in grado di dire di no.

 

Love addiction e codipendenza: come uscirne

Per riuscire ad affrontare efficacemente questa problematica è importante liberarsi di una serie di credenze:

1.    Innanzitutto, inizia a riflettere sul fatto che puoi soddisfare i bisogni di qualcuno ogni tanto, potrai addirittura soddisfare moltissime persone, ma non potrai mai soddisfare tutti.

2.    È venuto il momento di fartene una ragione, cominciare a selezionare le persone che contano davvero. Ti capiterà di deludere qualcuno e scoprirai che non è una bella sensazione, ma non sarà così terribile come immaginavi e questo ti riconnetterà agli altri in maniera realmente autentica.

3.    Metti te stesso al centro…nelle scelte di tutti i giorni. Esistono soddisfazioni che ti puoi prendere anche quando gli altri non sono d’accordo. Questo non vuol dire fregarsene di tutto e di tutti ma non soccombere nel tentativo forsennato di voler essere ben visti da chiunque.

 

Assertività: parola d’ordine per stare bene

 

Sebbene si pensi che il contrario di co-dipendenza sia l’egoismo, il suo vero opposto  è l’assertività

Esiste un’abilita sociale chiamata, in psicologiaassertività. Per assertività si intende la capacità da parte della persona, attraverso una comunicazione verbale e non verbale efficace, di affermare le proprie abilità e doti personali e al contempo riesce a costruire delle relazioni positive con gli altri. Più specificamente, con il termine assertività si fa riferimento alla capacità di esprimere le proprie emozioni, le proprie opinioni, in maniera adeguata e coerente al contesto nel quale ci si trova.

Imparare ad essere assertivi, per un codipendente, non è per nulla semplice e vuol dire “disintossicarsi” da quella che si presenta come una vera e propria dipendenza, ma è un prezzo adeguato a riscattare la propria felicità, ed è forse l’unico modo per avere una relazione che genera gioia e non dolore.

 

Per maggiori approfondimenti leggi il mio articolo sulla Sindrome di Wendy.

 

Bibliografia

https://autori.fanpage.it/la-codipendenza-affettiva-il-parere-dell-esperto/

 

http://codipendenti-anonimi.it/menu/che-cos%C3%A8-codipendenza

 

https://www.google.it/amp/s/www.psychologytoday.com/us/blog/fearless-you/201410/needy-5-tips-stop-codependent-people-pleasing%3famp

 

https://www.betterhelp.com/advice/how-to/healthy-relationships-101-how-to-stop-being-codependent/

 

Dott.Ssa Simona Lauri – Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico

Psicologa e psicoterapeuta breve strategica.

 

 

Tratto da: https://www.milano-psicologa.it/codipendenza/

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

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Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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