DONNE E UOMINI AI MARGINI DEL PRESENTE (Gruppo Abele)

DA sostieni@gruppoabele.org

 

A  menteinpace@libero.it  

 

Tre donne sotto la pensilina della fermata di un autobus, due carrozzine al loro fianco e un bambino, più grande, tra di loro. Intorno, la periferia di una città industriale, in un giorno d’inverno, con quelle strade che quando scende la neve non fanno cartolina: piuttosto diventano scivolose, insidiose per chi cammina e per le ruote delle macchine.

In occasione della Giornata Mondiale dei Poveri, vogliamo presentarvi e raccontarvi il presepe del Gruppo Abele e i personaggi che lo abitano. 

Nell’anno trascorso a lungo all’interno delle nostre case, un anno che ci ha ovattati rispetto ai rumori del mondo con il rischio di farci dimenticare degli altri, abbiamo scelto di raccontare la vita che c’è fuori. Quella vita quotidiana che, ai margini delle nostre città, di tutte le nostre città, scorre sempre identica, passa con le stesse dinamiche, e anzi con qualche fatica in più. Così, l’immagine del nostro Natale 2020 è l’immagine di un presepe affaticato. Un presepe vivente, di carne, abitato di persone reali, che soffrono freddo vero, che patiscono ristrettezze vere.

E se il presepe è una raffigurazione sacra, noi abbiamo voluto prenderne piuttosto in prestito la sua visione umana e universale: quella che narra la storia antica di un uomo e di una donna in viaggio spinti ai margini di un villaggio. Che è una storia di respingimento e accoglienza negata a due persone dai piedi stanchi e con tanta fatica nelle gambe. In questo presepe contemporaneo, c’è lo stesso patire, lo stesso migrare, lo stesso soffrire. Come se non fossero bastati due millenni di storia umana per spiegare che la dignità è di ogni uomo e di ogni donna e che privare gli uni e le altre è un affronto alla giustizia umana, prima ancora che a quella divina.

Oggi, vediamo tanti silenziosi Giuseppe ai margini della strada: padri che, con tutta la forza che hanno, a costo di enormi sacrifici, provano a dare un futuro ai propri figli, cosa non sempre facile quando hai perso un lavoro e nessuno intorno può darti una mano.

Ci sono tracce di Maria nelle donne in fuga che scelgono di ribellarsi alla violenza, come in quelle che non hanno il coraggio di farlo ancora; nelle donne straniere che studiano l’italiano per darsi un’opportunità, come in quelle italiane che, rimaste senza casa per le tempeste della vita, di notte trovano un pasto caldo e un letto nei dormitori.

E i ragazzi ritirati sociali, chiusi in pochi metri di stanza a contatto con i soli strumenti digitali, i giovani di periferia che non hanno luoghi di incontro se non i parchi abbandonati e con l’erba male rasata, i bambini figli di donne maltrattate: sono loro i nostri bambinelli, insieme fragili per la condizione di vulnerabilità e potenti per il carico di futuro che hanno addosso.

Persone che non scendono dalle stelle, come succede in quella famosa canzone di Natale. Che non arrivano nel nostro mondo per sbaglio, da un momento all’altro. Ma che sono in strada, che lo abitano questo grande presepe in movimento perenne che è il nostro presente. Corpi reali, non statuine d’argilla, che il Gruppo Abele incontra da 55 anni: per strada, nel nostro Drop in, in tutte comunità, girando con i furgoni di giorno e di notte: con loro, lavoriamo per costruire insieme percorsi di riappropriazione di dignità smarrita. E allora, come loro, anche a Natale, noi non scendiamo dalle stelle. 

Per dare sempre risposta ai bisogni, alle necessità, alle sofferenze degli ultimi: di chi vive, pandemia o non pandemia, un’esistenza di continua emergenza. 

 

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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