IL LINGUAGGIO DEI SOGNI (Giorgia Lauro)

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UNO STUDIO HA CERCATO DI COMPRENDERE SE IL LINGUAGGIO USATO DALLE PERSONE PER DESCRIVERE I PROPRI SOGNI DIFFERISCA DAL LINGUAGGIO CHE USANO PER DESCRIVERE LE LORO ESPERIENZE DI VEGLIA.

Capita spesso di svegliarsi e ricordare le immagini principali dei sogni fatti durante la notte, ma non si riesce a ricordare nient'altro.

Molte persone, tengono un taccuino ed una matita vicino al letto così da poter cogliere l'essenza di un sogno prima che, riaddormentandosi, lasci completamente la sua coscienza.

Al contrario, potrebbero anche esserci dei sogni che non si riescono a dimenticare, nonostante si possa desiderare di rimuoverli.

In questi casi, forse il sogno comporta il rivivere un grave incidente o una rottura dopo il fallimento di una relazione a lungo termine.

Mentre il giorno si consuma, il ricordo del sogno inizia a trasformarsi con la memoria dell'evento reale, ma spesso si desidera di poter tornare al sogno reale nel tentativo di ottenere una visione del modo in cui l'evento della mente si è ripetuto.

La ricerca sui sogni soffre dell'ovvio problema di ottenere rapporti attendibili dai partecipanti delle loro esperienze.

Non esiste una realtà ”oggettiva” dalla quale i ricordi possono essere confrontati, e anche se i partecipanti sono costretti a svegliarsi dopo aver superato il sonno REM, questo non assicura che possano trovare le parole giuste per descrivere le loro esperienze.

Sviluppare un lessico per i sogni, quindi, sembrerebbe fornire una possibile soluzione al problema consentendo così ai ricercatori di costruire un database di termini simili per classificare ciò che i partecipanti agli studi sui sogni sono in grado di dire sui loro viaggi notturni attraverso lo stato inconscio.

Kelly Bulkeley, del Sleep and Dream Database di Portland, Oregon, ha collaborato con Mark Graves, del Fuller Theological Seminary  per adattare un programma computerizzato alla codifica del linguaggio naturale attraverso l'uso di gruppi di categorie predeterminate.

Il database è stato lanciato da Bulkeley nel 2009 come un archivio digitale destinato ad ampliare il già esistente “Dreambank”, un deposito online di materiale onirico.

Bulkeley ha aggiunto diverse funzionalità al suo database, sperando di migliorare il modo in cui i dati dei sogni possono essere analizzati per produrre “i modelli di contenuto più forti e significativi”.

Il rapporto Bulkeley e Graves descrive l'adattamento ai sogni del sistema Linguistic Inventory e Word Count (LIWC) sviluppato dallo psicologo dell'Università del Texas, James Pennebaker e colleghi negli anni '90.

Il sistema LIWC include 100 diverse categorie analitiche da applicare alla scrittura espressiva. Dato che le persone non sempre sono in grado di spiegare i loro sogni in parole, qualsiasi analisi testuale presenta una sfida significativa.

Inoltre, non è chiaro se l'uso di un sistema di analisi del conteggio delle parole standard consentirebbe la distinzione tra diversi tipi di sogni.

Tenendo presente queste precauzioni, Bulkeley e Graves hanno analizzato una raccolta di sogni nel loro database per un totale di 5208 segnalazioni separate di sogni della notte precedente o di due notti precedenti da parte dei partecipanti.

Una seconda raccolta ha coinvolto 625 segnalazioni dei cosiddetti “peggiori incubi”, e 388 in più sono state tratte da resoconti di lucida autocoscienza in cui le persone sapevano in modo consapevole di stare sognando.

Il set di paragone di materiale verbale comprendeva scritti ottenuti da blog personali, scritti espressivi di romanzi universitari, romanzi inglesi scritti tra il XVII° secolo ed il XXI° secolo, discorsi naturali registrati durante le esperienze quotidiane delle persone, articoli del New York Times scritti tra il 2010 ed il 2014 e post su Twitter.

Questo gruppo eclettico di scritti avrebbe potuto fornire, secondo gli autori, un'ampia gamma di materiali di confronto.

La principale questione di interesse in questo studio completo ed innovativo era se il linguaggio usato dalla persone per descrivere i propri sogni differisce dal linguaggio che usano per descrivere le loro esperienze di veglia.

Le categorie utilizzate per il confronto includono “processi linguistici” (tono, parole/frase, parole del dizionario, pronomi personali, verbi comuni), “processi psicologici” (emozioni positive e negative, riferimenti femminili e maschili, sessualità, alimentazione), “orientamento temporale” (passato, presente, futuro), “preoccupazioni personali” (lavoro, tempo libero, casa, denaro, religione, morte) e “punteggiatura”.

Attraverso i confronti tra i report di base e quelli onirici, Bulkeley e Graves hanno osservato che ci sono forti differenze nel modo in cui le persone descrivono i loro sogni rispetto alle altre ampie categorie di linguaggio esaminate.

Le categorie più elevate nei sogni rispetto alla base comprendevano un focus sul passato, l'uso di affermazioni inizianti per “Io”, l'uso di pronomi, il riferimento al movimento, lo spazio, la casa e l'uso delle parole del dizionario.

È importante sottolineare che i sogni erano anche permeati dal cosiddetto “linguaggio autentico”, definito come “il grado in cui una persona filtra attivamente ciò che lui o lei sta dicendo per un pubblico”.

L'insolita percentuale alta di tale lingua autentica, spiegano gli autori,“sembra essere un riflesso delle origini inconsce del sogno e della sua libera espressione di pensieri, sentimenti, desideri e paure non censurati”.

Il fatto che le persone nei resoconti dei sogni parlassero di parole relative alla casa supporta la tendenza delle persone a fare riferimento ad aspetti familiari del loro ambiente nei loro sogni.

Il linguaggio dei sogni sembra, concludono gli autori, più romanzato e meno naturale, suggerendo che i sogni hanno lo stesso scopo della narrazione narrativa.

Avendo stabilito la differenza tra i sogni e la parola in altri contesti, i ricercatori hanno poi continuato a determinare se potevano operare distinzioni tra i diversi tipi di sogni.

Gli incubi, come già evidenziato dalla letteratura, avevano il maggior numero di riferimenti all'ansia, rabbia, tristezza, morte e familiari.

Il coinvolgimento dei membri della famiglia, sottolineano gli autori, si riferisce al “motivo dell'incubo comune di un'invasione dello spazio personale intimo, che spesso coinvolge i membri della famiglia come aggressori o vittime”.

Il sogno lucido, al contrario, comportava un maggior uso di riferimenti cognitivi nel linguaggio e poche parole sulla percezione visiva.

Come concludono gli autori, “l'attenzione del sognatore sulla propria consapevolezza può subentrare a scapito dell'attenzione all'apprensione visiva dell'ambiente”.

Dati i differenti modi in cui le persone sperimentano e riportano i loro sogni, è impressionante che gli autori siano riusciti a distillare i tre tipi di stati legati ai sogni in queste categorie predominanti.

La ricchezza e la complessità di questo stato di coscienza alterato è quindi portatore di un fascino infinito e, con sempre nuovi strumenti, si avrà la possibilità di approfondire anche la propria storia personale.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

Tratto da: https://www.psiconline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16309:il-linguaggio-dei-sogni&catid=24

 

 

 

 

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