LA SINDROME DELLA CAPANNA NELL’ERA DEL COVID-19 (News di alcologia)

DA news.alcologia@gmail.com

23/11/2020 20:02

A  menteinpace@libero.it  

 

DISTURBO MENTALE O UNA REAZIONE EMOTIVA NATURALE?

IL RUOLO DELLA SINDROME NELLA PANDEMIA

 

In questi mesi abbiamo provato sentimenti contrastanti.

Inizialmente, siamo stati colti di soprassalto dall’aumento di contagi e vittime che ha dato inizio alla pandemia del Covid-19, costringendoci a rimanere relegati a quella che fino a poche settimane prima non avremmo mai considerato come una prigione: la nostra casa. 

Successivamente, abbiamo ricominciato gradualmente a ”vivere” con virus, mediante limitazioni comportamentali come l’uso della mascherina e del distanziamento sociale. In tale fase, se da un lato molte persone sono finalmente ritornate alla propria vita frenetica, tra aperitivi e feste in discoteca, dall’altro molti soggetti, sia adulti che adolescenti, hanno sperimentato paura, ansia o insicurezza all’idea di poter uscire nuovamente.

Tale fenomeno è detto ”sindrome della capanna”, o del prigioniero.

LE ORIGINI DELLA SINDROME

Si tratta di una reazione emotiva naturale che ha cominciato a svilupparsi nella seconda metà dell’Ottocento, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti, durante la quale i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna. Dovendo concentrare la loro attività in determinati periodi dell’anno, vivevano in uno stato di isolamento seguito da sentimenti di paura, rifiuto di tornare alla civiltà, sfiducia nei confronti del prossimo, stress e ansia, implicando la voglia di continuare a rimanere al sicuro nel proprio rifugio.

IN COSA CONSISTE LA SINDROME DELLA CAPANNA?

Il quadro sintomatologico prevede:

·         episodi di irritabilità

·         demotivazione

·         difficoltà di concentrazione

·         tristezza, paura, ansia, angoscia, frustrazione

·         stato di letargia, sentirsi stanchi, percepire malessere fisico, avere la necessità di riposarsi spesso

·         voglia di determinati cibi per alleviare l’ansia.

Poiché manca di letteratura e casistica, tale sindrome non è ancora riconosciuta completamente a livello psicologico e scientifico, anche se alcuni dati confermano come, proprio a causa della pandemia da Covid-19, molti abbiano sperimentato un eccessivo disorientamento all’idea di ricominciare a prendere contatto con l’esterno.

In particolare, la Società Italiana di Psichiatria ha affermato che tale reazione emotiva stia interessando circa 1 milione di persone. Il rischio di contagio, infatti, genera in questi soggetti il timore che le persone care possano ammalarsi fino a percepire angoscia per il futuro, oltre che la paura di riprendere contatto con la vita sociale esterna, facendo prevalere la necessità di rifugiarsi nella propria casa ritenuta più sicura e stabile e meno caotica. Ulteriore causa di ansia è il ritorno alla vita ordinaria mediante uso di mascherine e del distanziamento sociale, esempi di limitazioni comportamentali che possono destabilizzare la mente umana e sviluppare un senso d’insicurezza tale da configurarsi come ”paura di tornare a vivere”.

 

QUALE POTREBBERO ESSERE I RIMEDI PER SUPERARE QUESTO MOMENTO DI DIFFICOLTÀ MENTALE?

Innanzitutto, è necessario accettare le nostre emozioni e cercare di prefissarci degli obiettivi a breve termine, in modo da gestire in modo ottimale il tempo a disposizione e impedire che le preoccupazioni prendano il sopravvento: leggere, guardare dei film, suonare uno strumento, fare attività fisica, effettuare esercizi di respirazione (può favorire il rilassamento psico-fisiologico e prevenire eventuali attacchi di panico e di ansia), ascoltare musica, sono alcune delle modalità attraverso le quali è possibile mettere da parte ansie e paure.

Inoltre, ciò che risulta essere fondamentale è guardare positivamente a tale momento: questa pandemia può aiutarci a comprendere il valore dei propri affetti, delle persone realmente importanti e a lasciarci alle spalle quanto di superfluo aveva caratterizzato la nostra vita. 

Riflettere su noi stessi potrebbe essere un modo per ridurre gli effetti della sindrome della capanna, oppure avere la possibilità di aprirsi e parlare con qualcuno di come ci sentiamo, contribuendo ad alleviare la tensione e ridurre il proprio senso di solitudine.

LA SINDROME DELLA CAPANNA NEGLI ADOLESCENTI

Secondo la dottoressa Anna Oliviero Ferraris, in un’intervista all’Huffington Post, ”alla fine del primo lockdown alcuni ragazzi non avevano neanche più voglia di uscire di casa, ormai assuefatti a uno stile di vita differente”, a causa dell’inclinazione a passare molto tempo sugli schermi accentuata dal confinamento, sottolineando il ruolo chiave della scuola come luogo di posizionamento sociale, un mondo più vario e differente da quello del nucleo familiare, luogo di amicizie e delle alleanze oltre che di apprendimento grazie alla presenza degli insegnanti e agli stimoli provenienti dai compagni di classe.

 

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.socialnews.it/blog/2020/11/23/la-sindrome-della-capanna-nellera-del-covid-19/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

Tratto da: http://www.cufrad.it/news-alcologia/psicofarmaci-depressione-ansia-/disturbo-mentale-o-reazione-emotiva-naturale/40447

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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