RAPPORTO TRA INQUINAMENTO E DETERIORAMENTO COGNITIVO (Linda Carroll)

DA quotidianosanita@qsedizioni.it

 

A  menteinpace@libero.it  

 

Esposizione a inquinamento atmosferico e presenza di placche di beta-amiloide nel cervello

 

Un nuovo studio condotto negli USA aggiunge ancora un’evidenza al rapporto tra inquinamento e deterioramento cognitivo. Alcuni ricercatori del Weill Institute for Neurosciences dell’Università della California di San Francisco hanno condotto un’analisi combinata tra dati sull’inquinamento ambientale e informazioni estrapolate dalle scansioni cerebrali di oltre 18.000 pazienti con deterioramento cognitivo. È emerso che coloro che vivevano in ambienti ad alta concentrazione di PM 2.5 avevano maggiori probabilità di essere positivi alla PET amiloide

 

01 DIC - (Reuters Health) – Un nuovo studio statunitense è giunto alla conclusione che l’esposizione a livelli elevati di inquinamento atmosferico si associa a maggiori probabilità che siano presenti nel cervello placche di proteina beta-amiloide.

L’evidenza è emersa da un’analisi che ha combinato i dati sull’inquinamento ambientale della Environmental Protection Agency con le informazioni estrapolate dalle scansioni cerebrali di oltre 18.000 pazienti con deterioramento cognitivo.

“Vivere in aree con elevate concentrazioni di polveri sottili può esporre al rischio che alla PET sia osservata la proteina beta- amiloide”, dice l’autore principale dello studio Leonardo Iaccarino, del Memory and Aging Center del Weill Institute for Neurosciences dell’Università della California di San Francisco.

“Naturalmente, questo non è il primo studio a mostrare una relazione tra inquinamento atmosferico e deterioramento cognitivo e demenza, ma è il primo studio di grandi dimensioni che osserva un’associazione tra inquinamento ambientale e un biomarcatore per la malattia di Alzheimer”, ha aggiunto Iaccarino.

 

Lo studio

 

Per indagare sul possibile legame tra inquinamento atmosferico e placche di beta-amiloide, Iaccarino e colleghi hanno condotto un’analisi secondaria dei dati dello lo studio Imaging Dementia – Evidence for Amyloid Scanning (IDEAS) e li hanno combinati con informazioni storiche fornite dall’EPA sull’inquinamento da polveri sottili e ozono in due momenti temporali.

Lo studio IDEAS ha reclutato beneficiari di Medicare con un’età pari o superiore ai 65 anni con deterioramento cognitivo lieve (MCI) o demenza di eziologia incerta. Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a una PET amiloide con uno dei tre traccianti radiofarmaceutici approvati dalla Food and Drug Administration.

L’analisi ha riguardato 18.178 partecipanti (età media 75,8). 10.991 partecipanti avevano deterioramento cognitivo lieve e 7.187 demenza.

Dopo l’aggiustamento per fattori demografici, socioeconomici e relativi allo stile di vita e per le comorbilità cliniche, tra cui malattie respiratorie, cardiovascolari, cerebrovascolari, psichiatriche e neurologiche, i ricercatori hanno osservato che viveva in aree con maggiori concentrazioni di PM 2.5 presentavano un aumento delle probabilità di positività alla PET amiloide.

Tra i soggetti che vivevano in un’area a elevata esposizione nel 2002-2003, le probabilità di una PET amiloide positiva erano maggiori del 10% (odds ratio 1,10). Con una maggiore esposizione nel 2015-2016, le probabilità aumentavano del 15% (OR 1,15).

 

Fonte: JAMA Neurology

 

Linda Carroll

 

Tratto da: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e farmaci/articolo.php?articolo_id=90497&fr=n

 

 

 

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 Matteo Spicuglia

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Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

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Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

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Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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