INQUINAMENTO E QUALITÀ DELL’ARIA (Lara Barbara)

DA varieventuali@rossetorri.it

 

A  menteinpace@libero.it  

 

Tra responsabilità individuali e collettive, la schizofrenia di un sistema incapace di uscire dai propri impasse

È ormai da quasi un anno che il paese è paralizzato dalla crisi pandemica; di conseguenza, è quasi un anno che non si parla d’altro. Giornali, riviste, libri scritti e pubblicati in tempi record, approfondimenti, programmi TV, interviste, seminari e conferenze online: tutto esclusivamente (o quasi) a tema “covid”. Se, da una parte, ci troviamo effettivamente di fronte a quella che con ogni probabilità si configurerà come una delle più grandi crisi globali sperimentate dalle generazioni attualmente viventi, è anche vero che, purtroppo, non è questa l’unica di cui dovremmo preoccuparci. Nel corso di questi mesi si sono susseguiti molti avvenimenti che avrebbero richiesto la nostra attenzione e che, invece, sono a malapena riusciti a guadagnarsi un posto nella pagina di un quotidiano o nella scaletta di un telegiornale. In particolare, sembra che quest’anno ci siamo dimenticati di vivere in città pesantemente inquinate.

Mi spiego: sembra che quest’anno sia saltata quella che deciderò di chiamare la “paranoia autunnale da inquinamento” (d’ora in poi PAI): la PAI arriva tutti gli anni, all’incirca verso ottobre, quando inizia a fare più freddo e smette di piovere. La drastica riduzione delle precipitazioni e la ri-stabilizzazione, dopo le ferie, dell’attività umana ritualizzata (la routine quotidiana dei lavoratori-consumatori, ma anche il ritorno a pieno regime della produzione) porta, ogni anno, all’aumento dell’inquinamento, riscontrabile in preoccupanti concentrazioni nell’aria di particelle e polveri sottili dannose per la salute (non solo) umana. L’aria in città si fa pressoché irrespirabile, una coltre grigia e opaca filtra ogni cosa, specialmente a Torino, una delle città più inquinate in Europa; quindi, ci spaventiamo, entrando in PAI per qualche settimana: i quotidiani ne parlano, le giunte comunali bloccano il traffico, Chiara Appendino ci dice di “stare a casa” (con le finestre chiuse), si fa qualche riflessione collettiva sul nostro povero pianeta inquinato, e poi silenzio fino all’anno successivo, quando la PAI colpirà ancora. Ecco, quest’anno la PAI non è arrivata o, almeno, non con la consueta forza: la crisi pandemica ha monopolizzato le nostre energie mentali. Non che cambi molto: con la facilità con cui si è sempre liquidata la questione, spingendola nel dimenticatoio, peraltro già ben fornito, delle cose gravi ma di complessa soluzione, aver evitato l’ennesimo allarmismo destinato a scomparire nel giro di poche settimane (con le prime piogge e una maggiore respirabilità si ritorna tutti, tendenzialmente, abbastanza sereni) è forse un bene. Il problema non sta tanto nel fatto che la sensibilizzazione sul tema “inquinamento” quest’anno risulti un po’ fiacca, quanto nella sistematica mancanza di soluzioni efficaci, nonostante il problema dell’inquinamento ci perseguiti da decenni.

(…)

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Tratto da: http://www.rossetorri.it/inquinamento-e-qualita-dellaria/

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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