QUANDO LO SFRUTTAMENTO DIVENTA CINICO: i lavoratori a punti (Davide Lovisolo)

DA newsletter@volerelaluna.it

11/12/2020 13:15

A menteinpace@libero.it

 

Parte prima

Il sistema a punti nell’industria di lavorazione della carne negli Usa ha costretto molti lavoratori a recarsi al lavoro anche se presentavano sintomi di infezione da Covid.

Ogni giorno che stai a casa hai un punto. Con un certo numero di punti (da 6 a 14, a seconda degli stabilimenti) sei licenziato. L’attribuzione dei punti dipende anche dalla benevolenza del capo, che ti devi conquistare. Le principali industrie hanno dichiarato di aver sospeso il sistema durante la pandemia, ma in realtà, anche nei casi migliori, la cosa è vera solo dopo che sei risultato positivo a un test. Fare il test è costoso, per molti c’è la paura dei controlli da parte dell’ufficio immigrazione, si deve aspettare a lungo il risultato e intanto si deve andare a lavorare. Alcune ditte hanno allentato i criteri nel momento di massima attenzione alla epidemia in questo settore (in molti stabilimenti c’è stato un elevato numero di morti) per poi tornare a regole ancora più rigide. In alcuni casi, i punti venivano assegnati e il lavoratore doveva fare un ricorso per farseli togliere, a volte a un call center che comunicava solo in inglese, problema ostico in stabilimenti dove i lavoratori parlano decine di lingue diverse. Il settore occupa principalmente lavoratori immigrati, in genere senza formazione professionale, che, nonostante le smentite delle aziende, vengono visti come un componente facilmente sfruttabile e manipolabile del processo produttivo, come «un pezzo di macchinario»

(https://jacobinmag.com/2020/11/meatpacking-tyson-covid-symptoms-work).

Parte seconda

Vale la pena scommetterci. Complessivamente a metà novembre il numero di lavoratori dell’industria della carne che avevano contratto il Covid era di circa 50.000, con 250 morti. Risultato di un’assenza di regolazione e di controlli, di indebolimento del sindacato e di calcolata negligenza dei datori di lavoro, pronti a giocare con le vite dei dipendenti pur di far girare gli impianti. Il fatto è che parlare di giocare non è purtroppo solo una metafora: come si vede, i numeri sono abbastanza grandi, e si può pensare a utilizzarli per qualche forma di intrattenimento. In uno stabilimento dello Iowa, di quelli di cui si parlava sopra, un capo ha organizzato un giro di scommesse fra dirigenti e capisquadra: si puntava su quanti lavoratori si ammalavano, chi ci azzeccava vinceva tutto. La cosa è saltata fuori, è partita una denuncia, la ditta nega tutto (ma ha sospeso i capi). La denuncia si riferisce anche all’assoluta mancanza di protezioni e di distanziamento, alle pressioni per continuare a lavorare anche se chiaramente malati. Il cinismo dei capi è una cosa, ma ancor più grave è la mancanza totale di controlli da parte degli enti federali e statali, che delegano alle imprese tutte le questioni legate alla sicurezza: nello Iowa, sede della storia che stiamo raccontando, l’agenzia statale raccoglie semplicemente le denunce dei lavoratori (che richiedono la compilazione di complicati moduli, tutti naturalmente solo in inglese), poi telefona o manda una lettera alla ditta coinvolta, dal tenore «abbiamo ricevuto questa denuncia, non sappiamo se è vera, verificate voi e fateci sapere»

(https://jacobinmag.com/2020/11/meatpacking-iowa-tyson-lawsuit-work-conditions-covid-19).

I comportamenti inumani si fondano sempre su solide basi strutturali…

Davide Lovisolo

 

 

Tratto da: https://volerelaluna.it/lavoro-2/2020/12/08/umano-inumano-negli-stati-uniti-lavoratori-a-punti/

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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