E SE IN TEMPO DI COVID CI FOSSERO STATI I MANICOMI? (Psicoradio)

 

 

DA psicoradio@gmail.com

 

A  menteinpace@libero.it  

 

In questo periodo abbiamo visto quanto sia difficile la gestione dei luoghi "chiusi" della nostra società, abbiamo visto gli effetti della diffusione del coronavisrus dentro le Cra, dentro le RSA, dentro il carcere. E stiamo assistendo ancora adesso alle difficoltà, per chi è dentro, di incontrare i propri parenti, di mantenere il poco di socialità che prima dell'emergenza sanitaria era permessa. Se il covid ci avesse colpiti 40 anni fa, o anche solo 20, ci sarebbero state molte persone con disagio psichico che lo avrebbero vissuto chiusi dentro un manicomio. 

Fortunatamente non è così. Però c'è chi ancora oggi continua ostinatamente a rimpiangerli, e afferma che i manicomi sarebbero preferibili alla situazione attuale della cura della salute mentale. Naturalmente non sono persone che sono state rinchiuse in manicomio, magari per decenni. O che ci hanno lavorato come infermieri o psichiatri...
Dovrebbero tornare in manicomio, invece, secondo il giornalista Massimo Fini. Qualche tempo fa ha pubblicato sul Fatto Quotidiano un articolo intitolato:” la vera follia...”
Noi gli avevamo risposto con una trasmissione che potete riascoltare sul nostro sito.

Su questo tema un nostro redattore, Claudio Nappi, ha scritto un articolo per il 
Manifesto in Rete, "un articolo molto personale", forse il più personale della sua vita, come lui stesso ammette, per spiegare perchè la vita - e anche il covid - è molto meglio viverli fuori dal manicomio.

Leggi il bellissimo articolo di Claudio Nappi: Buona lettura! 

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

Per visualizzare il sito della casa editrice e la pagina dedicata al libro

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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