GLI ASPETTI SOCIOLOGICI DEI SOCIAL NETWORK (Giorgia Lauro)

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LE TEORIE SOCIOLOGICHE CI AIUTANO A PENSARE AD INTERNET E AI SOCIAL NETWORK COME UNA PIATTAFORMA PER PRESENTARE SE STESSI E RELAZIONARCI, PIÙ O MENO EFFICACEMENTE, CON IL MONDO CHE CI CIRCONDA.

 

I sociologi usano il termine diversità culturale per catturare la varietà culturale che esiste tra le persone che si ritrovano a condividere uno spazio fisico o virtuale.

Un indicatore approssimativo della diversità culturale all'interno di un paese è rappresentato dal numero di lingue parlate dai suoi residenti.

Le teorie sociologiche - funzionalista, conflitto e interazionismo simbolico - ci aiutano a pensare ad internet come una piattaforma per presentare se stessi.

I funzionalisti si concentrano su come le parti della società funzionano in modi previsti e inaspettati per mantenere l'ordine sociale esistente.

Inoltre, prestano attenzione a come le parti interrompono l'ordine esistente in modi previsti e inaspettati. Naturalmente l'uso dei siti di social networking come piattaforma per presentare se stessi agli altri è la parte della società che attualmente viene analizzata.

Alcune funzioni previste o evidenti dei social network sono che facilitano le connessioni con familiari, amici e conoscenti; consentono ai membri di condividere foto e video; facilitano le discussioni con persone che hanno gli stessi interessi e aiutano gli utenti a pianificare incontri faccia a faccia con gli amici.

 

Inoltre, consentono agli utenti di stabilire e mantenere i contatti con un numero molto maggiore di persone rispetto a quanto è in genere possibile fare nella vita normale.

Una funzione inaspettata o latente dei social network è che molti offrono agli utenti la possibilità di connettersi con persone con cui hanno perso i contatti.

È anche uno strumento che i dipartimenti di polizia utilizzano per raccogliere informazioni o prove incriminanti.

Una disfunzione manifesta dei social network è che non c'è modo di dire se le persone presentino un profilo di sé reale o “fabbricato”.

Come sostiene un critico, “c'è una sensazione generale che il social network sia una sorta di farwest nella gestione dell'identità”.

Molte persone creano una pagina Facebook allo scopo di incontrare amici con la stessa mentalità o rimanere in contatto, non pensando che i potenziali datori di lavoro possono vedere i loro post per raccogliere indizi su di loro, oltre che valutare il curriculum o il colloquio.

Una disfunzione inattesa o latente dei social network è che una volta che qualcosa viene pubblicato per gli altri, non c'è modo di controllare come verrà usato.

I teorici del conflitto cercano di identificare le varie tipologie di gruppi che si creano all'interno delle piattaforme di social network, nel tentativo di descrivere come i gruppi promuovono e proteggono i loro interessi.

Per quanto riguarda le piattaforme sociali, questi teorici si chiedono:

chi controlla in ultima analisi questi siti? E chi beneficia di questo accordo e a spese di chi?”.

I teorici del conflitto sostengono che i gruppi avvantaggiati comprendono coloro che possiedono i social network, gli inserzionisti, i potenziali datori di lavoro e altre parti interessate alla vendita di prodotti.

Indipendentemente da quanto gli utenti ritengono di beneficiare dai social network, in ultima analisi sono i gruppi svantaggiati, soprattutto, a credere erroneamente di controllare le informazioni che hanno pubblicato.

Facebook, ad esempio, chiarisce che “tutti i contenuti del Sito e disponibili attraverso il Servizio, inclusi progetti, testi, immagini, grafici, video, informazioni, applicazioni, software, musica e via dicendo, sono proprietà esclusiva della società”.

MySpace avverte che potrebbe utilizzare “cookie e strumenti simili per personalizzare il contenuto e la pubblicità ricavati dalle informazioni fornite al programma”.

Infine, gli interazionisti simbolici studiano l'interazione sociale e si concentrano sull'auto-consapevolezza, sui simboli e sull'ordine negoziato.

Questi si chiedono: “come fanno le parti coinvolte a sperimentare, interpretare, influenzare e rispondere a ciò che loro e altri stanno dicendo e facendo?”.

 

Gli interazionisti simbolici sono interessati ad apprendere come le piattaforme di social network fungono da specchio, offrendo agli utenti, in particolare agli adolescenti, la possibilità di essere notati dagli altri e di ricevere feedback.

Questo gruppo di studiosi che analizzano Facebook e altre piattaforme familiarizzano con il vocabolario ed i simboli che le persone usano per comunicare intenti e stati d'animo con parole come “blocco” (impedire ad un utente di stabilire un contatto o visualizzare un profilo) e “aggiungere” (avere un nuovo amico).

Da questo breve excursus si può quindi comprendere come l'impatto sociale dello sviluppo di nuove reti di comunicazione implichi la creazione di nuove forme di azione e interazione nel mondo sociale, nuovi tipi di relazioni sociali e nuovi modi di relazionarsi con gli altri e con se stessi.

In poche parole, l'uso dei social newtork ha trasformato l'organizzazione spaziale e temporale della vita sociale creando nuove forme di azione e interazione, e nuove modalità di esercizio del potere che non sono più legate alla condivisione di un luogo comune.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

Tratto da: https://www.psiconline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16378:gli-aspetti-sociologici-dei-social-network&catid=24

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 Matteo Spicuglia

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Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

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Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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