ABITARE POETICAMENTE IL MONDO (Nicoletta Cinotti)

DA info@nicolettacinotti.net

 

20/12/2020 18:06

 

A  menteinpace@libero.it  

 

 

 

È possibile “abitare poeticamente il mondo” come dice Bobin?

È possibile proprio in questo momento in cui tutto sembra così crudo e duro?

E, soprattutto perché vale la pena farlo?

 

 

 

 

 

 

 

La poesia non è fiocchi e balocchi

Ci sono delle false convinzioni che riguardano la poesia. La prima è che sia un modo edulcorato e romantico di descrivere il mondo e i sentimenti

In realtà poesia significa parlare attraverso una metafora – visiva o sonora – che permette di entrare dentro l’esperienza in modo diretto. È la matrice attraverso la quale un bambino impara a parlare. Poi perdiamo – quasi sempre – questa capacità e la perdiamo proprio come perdiamo altre qualità della nostra mente bambina e proprio come “impolveriamo” le qualità della nostra mente originaria. Le perdiamo a favore della nostra efficienza e della nostra capacità di fare e agire. Niente di male quindi.

Il punto – come ripetiamo spesso nella pratica di mindfulness – è coltivare non solo la nostra modalità del fare ma anche la modalità dell’essere, quella capacità contemplativa che esprime la nostra creatività. A cosa serve, direte voi? Tanto più siamo in un momento difficile, tanto più abbiamo bisogno di un pensiero laterale, creativo.  Potrei raccontarti diverse storie di persone che, in questo momento, hanno trovato modi creativi di organizzarsi. Ma forse, queste storie le conosci e le vivi anche tu. Sono le piccole storie quotidiane in cui troviamo soluzioni semplici per cose che sembrano difficili

 

Poesia è un atteggiamento, una pratica di relazione con il mondo che consente alle cose, alle persone, agli eventi, di mostrarsi a noi, come se nascessero ogni volta.

(Sara Costanzo dall’introduzione di C. Bobin)

 

La poesia è per poeti oppure per artisti

Abbiamo una cultura che insegna l’iper-specializzazione. Non sempre è la soluzione migliore. Oltre a questo molti grandi poeti erano, realisticamente, impiegati di banca o comunali. Non è solo perché è estremamente difficile vivere e, come lavoro, fare i poeti.  Succede perché la poesia è un modo di guardare alle cose e al mondo che può prescindere dal lavoro che facciamo. Un modo di assoluta verità. Questa non è una qualità esclusiva degli artisti. La creatività è una dotazione che abbiamo tutti e che coltiviamo nel nostro lavoro ogni volta che facciamo qualcosa con attenzione e con passione. La “cosa poetica” non è un dato concettuale ma qualcosa di vissuto intensamente, qualcosa che rompe la noia, dove la noia è proprio l’assenza della realtà e l’iperbole della ripetizione.

Dopo aver pubblicato la sua opera più importante – La terra desolata – Tomas Stearn Eliot continuò a lavorare in banca ancora per tre anni. Aldous Huxley lo definiva “il bancario più bancario immaginabile”. E quando si licenziò infine dalla banca lo fece per iniziare a lavorare in una casa editrice – lavoro che fece per altri 40 anni – scriveva poesie nel tempo libero. Che spreco – potremmo pensare – oppure che saggezza! Sentirci sicuri in un ambito – in questo caso nell’ambito economico – ci lascia la libertà di essere originali in un altro.

 

Arriva il treno e taglia la neve

scoperchiando improvvisamente la lucentezza dei binari

l’uccella altissima vede la velocità.

Annamaria Farabbi

 

La base poetica della mente

James Hillman, clinico junghiano internazionalmente noto, definiva la base poetica della mente il linguaggio primario dei modelli archetipici di cui sono un esempio il discorso metaforico dei miti, che possiamo considerare i modelli fondamentali dell’esistenza umana. Per studiare la natura umana, secondo Hillman,  bisogna rivolgersi alla mitologia, alla religione, all’arte, dove questi modelli sono rappresentati.

La qualità̀  e lo sviluppo del nostro linguaggio e della memoria è globale. Impariamo e ricordiamo attraverso la percezione. Anche le parole vengono apprese sulla base di caratteristiche percettive oltre che di significato. L’amore per le storie, la passione per “leggere i libri” ha una ragione neurobiologica: la nostra mente impara che le cose accadono per una ragione, che c’è un prima e un dopo. Che le sequenze danno ritmo e l’insieme della storia diventa un ricordo. Impariamo così come organizzare la memoria autobiografica, con una disciplina dell’ascolto mediato dalla voce degli altri. la voce delle persone che amiamo.

Accanto alla memoria delle esperienze, attiva fin dalla nascita, arriva così anche la memoria autobiografica e semantica. Questi due stili di apprendimento e memorizzazione rimangono attivi tutta la vita. Abbiamo una mente sensoriale e una mente narrativa; una memoria procedurale e sensoriale e una memoria semantica e narrativa.

Quando stiamo bene la mente sensoriale parla a bassa voce. Non per questo è meno importante. Non per questo non è significativa. È significativa e importante ed è la rete su cui costruiamo significati. Parla attraverso metafore. Cos’è una metafora? La metafora, a partire da una esperienza, trasporta il significato in una forma linguistica, la metafora è la forma linguistica base della poesia. Ecco perché potremmo dire che la poesia è ricordare e curare.

 

(…)

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Il corpo di una scrittrice, in apparenza integro eppure danneggiato, diventa lo specchio della fragilità umana e insieme della nostra inarrestabile pulsione di vita. Francesca Mannocchi guarda il mondo attraverso la lente della malattia per rivelare, con una voce letteraria nuda, luminosa, incandescente, tutto ciò che è inconfessabile.


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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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