REQUIEM PER NARBONA (poesia di Flavio Menardi Noguera)

Requiem per Narbona*

 

Meglio sarebbe stato se,

allontanatosi l’ultimo abitante,

per un attimo si fosse distratta

Rocha dla Préza, formidabile difesa,

 ed avesse lasciato passare

la più colossale valanga

immaginata da queste montagne.

 

Una coltre immensa e immacolata

t'avrebbe ricoperta e sepolta, intatta,

ogni cosa esattamente al suo posto,

come a Pompei fece la lava.

 

Compattandosi e indurendosi

la neve avrebbe affrontato per te

il sole e il caldo di sessanta estati

e occultandoti t’avrebbe risparmiato

l’umiliazione dei ripetuti saccheggi

che t’hanno spogliata di tutto,

l’agonia del lento disfarsi,

lo schianto dei colmi possenti,

la desolazione delle scomposte rovine,

l’amaro tramutarsi in pietraia informe.

 

Oggi che i ghiacci del mondo, malati,

si ritirano corrosi dal cancro moderno,

disciolto lo scudo della vecchia valanga,

saresti riapparsa al mondo,

integra e ardita come in passato,

gli oggetti di casa già pronti all’uso

le porte aperte su stalle, cucine e fienili,

e forse, uomini e donne dal cuore nuovo,

pure antico, sarebbero lentamente tornati,

per abitarti ancora e renderti viva.

 

Flavio Menardi Noguera

 

Tratta da:

Flavio Menardi Noguera, Il romanzo di Narbona, Nerosubianco, Cuneo, 2020, pag. 7

 

* Narbona è (o meglio era) una borgata di Castelmagno, abitata sino alla fine degli anni cinquanta del XX secolo.

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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