LA DIFFICOLTÀ NELL’ACCOGLIERE VOLONTARI “NON NORMALI” (Chiara Roncelli)

«Abbiamo bisogno di nuovi volontari»

È una delle frasi che gli operatori dei Centri di servizio per il volontariato sentono pronunciare più spesso dalle associazioni. Quando però arriva il momento di accogliere qualcuno le associazioni non sono sempre pronte, aperte o disponibili. 

 

DA ufficiostampa@csvnet.it

 

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Se da un lato le organizzazioni di volontariato riportano come principale preoccupazione quella di trovare nuovi volontari per garantire continuità ai propri servizi, dall’altra gli operatori si trovano spesso in difficoltà nell’indicare enti disponibili ad accogliere i numerosi «aspiranti volontari». Sembra un paradosso. Per questo il Csv di Bergamo nel settembre 2018 ha deciso di avviare un percorso di ricerca, durato due anni e accompagnato dalla consulente Barbara Di Tommaso, che ha dato vita alla pubblicazione “Il volontariato e la sfida dell’accoglienza”, disponibile sul sito bergamo.csvlombardia.it.

Il dato di partenza è stato la constatazione che le persone che vogliono fare volontariato ci sono. Forse i loro profili sono cambiati, ma comunque la domanda resta alta. Nel servizio di orientamento Csv Bergamo da alcuni anni incontra persone che si avvicinano al volontariato per i più svariati motivi, e alcuni di loro non rientrano nel canone che le associazioni si aspettano come “normale” aspirante volontario, quel “volontario efficiente” che afferisce alle realtà più tradizionali portando energie e competenze. Oggi arrivano anche profili che possono rappresentare risorse, ma allo stesso tempo necessitano di una collocazione accompagnata e mirata: sono ad esempio i volontari “utenti”, cioè cittadini e famiglie che arrivano dal sistema dei servizi sociali e spesso sono anche beneficiari delle azioni di alcune organizzazioni; i “volontari coatti” o “volontari inVolontari”, cittadini obbligati a fare attività di volontariato per diverse ragioni (messa alla prova, lavori di pubblica utilità, detenuti che scontano il fine pena fuori dalla struttura penitenziaria, studenti in sanzione disciplinare); oppure i “volontari fragili”, persone che portano con sé bisogni particolari e si avvicinano al volontariato alla ricerca di socialità o per un bisogno terapeutico. Sono tipologie di volontari che possono evolversi nel corso del tempo, ma definirle ha aiutato gli operatori a comprendere meglio le fatiche dell’accoglienza e quali strumenti mettere in campo per incentivarla.

Dalla ricerca emerge che non sempre le associazioni sono preparate ad accogliere queste persone. Alcune non se la sentono, altre non stanno nemmeno ad ascoltare, altre ancora sono più predisposte ma si accorgono che questo significa tenere in considerazione aspetti diversi rispetto a quelli a cui sono abituate; infine ci sono quelle aperte all’accoglienza senza se e senza ma perché lo sentono come parte della propria missione. I dati emersi dicono che l’8% delle associazioni censite è “aperta senza condizioni”, il 30% ha una ampia e intenzionale propensione all’accoglienza, il 28% accoglie a partire da condizioni selettive, il 28% è disponibile e solo il 6% ha una limitata propensione all’accoglienza. Dati incoraggianti, che però sono accompagnati dalla riflessione che per accogliere nuovi volontari è necessario essere preparati e conoscere anche gli aspetti burocratici e tecnici a cui si va incontro. All’interno della pubblicazione sono nate, così, anche alcune schede che possono essere utili per le associazioni che vogliono predisporsi all’accoglienza: definire in che tipologia rientra il volontario e quali aspetti vanno presi in considerazione aiuta a mettere in campo attenzioni e strumenti adeguati, oltre che a rispondere ad eventuali obblighi di legge. E in questo modo l’esperienza sarà di maggiore valore anche per l’aspirante volontario, che potrà sentirsi accolto con le proprie caratteristiche e potenzialità e rendere così il suo servizio una risorsa per l’associazione.

La ricerca verrà presentata giovedì 14 gennaio 2021 alle 18.00 online sulla piattaforma Zoom nel corso degli Stati Generali del Volontariato Bergamasco 2021. Per partecipare alla presentazione è richiesta l’iscrizione compilando il form disponibile cliccando qui. Per maggiori informazioni scrivere a bergamo@csvlombardia.it

 

 

Tratto da: https://csvnet.it/component/content/article/144-notizie/3899-quelle-associazioni-impreparate-ad-accogliere-volontari-non-normali#

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

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L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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