VIAGGIO A LAGHET, CULLA DEGLI EX-VOTO (Francesca Graziano)

 

Gli ex-voto sono espressioni artistiche che si collocano tra il familiare e l’ignoto, il soprannaturale. Il santuario di Notre-Dame-de-Laghet ne raccoglie più di 5.000: una collezione unica che attira il pellegrinaggio di numerosi fedeli.

 

di Francesca Graziano

 

 

Liguria di Ponente e Provenza si incontrano a Laghet, piccolo villaggio dell’entroterra nizzardo, nel cuore delle Alpi Marittime, giusto sopra Eze e poco lontano dal Trofeo della Tourbie, dove nel 16 a.C. Augusto faceva erigere uno dei più singolari monu­menti delle Gallie con i nomi dei popoli assoggettati; fra questi i Sabates, i Docilii, i Vedianti, ultime tribù Liguri che avevano combattuto fino allo stremo per la loro indipendenza. Una stretta strada a gomito segue l’aspro rilievo alpino, sale tra crinali e muri a secco e vigneti andati perduti in un paesaggio di una bellezza antica, ingentilito da qualche pino e dalla macchia mediterranea che in stagione si colora del giallo della ginestra e della mimosa, del candore del biancospino.

Tuffato in un fresco bosco di querce e di lecci, Laghet è un pugno di case alla confluenza di un ponte, luogo di transito nel passato per i “routiniers” che dalla costa monegasca si recavano sui monti, il posto conserva ancora il fascino un po’ ambiguo delle terre di frontiera. 

Più che un paese Laghet è un Santuario segnato dai passi di una moltitudine di pellegrini (dall’8 settembre all’8 dicembre del 1653 i  geno­vesi organizzarono a piedi  52 pellegrinaggi), dove, si incontrano,  unite dalla fede comune, cultura  italiana  e francese. Giunti sul piazzale prima del ponte che attraversa il torrente, si lascia la macchina e ci si avvia, sono pochi passi, verso la Chiesa che la devozione popolare ha consacrato fin da tempi remoti come uno dei luoghi dove alita il soffio dello spirito.

 

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Tratto da: https://artslife.com/2020/12/31/tra-il-familiare-e-lignoto-viaggio-a-laghet-culla-degli-ex-voto/

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Commenti: 3
  • #1

    Patrizia Porcellana (lunedì, 04 gennaio 2021 10:59)

    Grazie all'autrice dell'interessante articolo.
    La meta merita senz'altro un viaggio per scoprire tale luogo ricco di suggestioni.

  • #2

    Béatrice (lunedì, 04 gennaio 2021 19:36)

    Quanti ricordi d'infanzia legati a quel luogo!!! Mio zio, fratello di mio papà, miracolato da un brutto incidente in macchina, aveva portato un ex-voto in quel Santuario. Ogni anno, il lunedì di Pasqua, ci ritrovavamo a pregare e ringraziare a Laghet, 5/6 famiglie di oriundi Italiani residenti a Cannes, Cagnes, Antibes, Nice e Menton. Per pranzo, si faceva il classico "pique-nique sur l'herbe" del lunedì di Pasqua oppure qualche volta, ci si ritrovava da un nostro amico a L'Ariane, sobborgo di Nizza. Per me bambina, figlia unica, era un appuntamento fisso molto festoso che aspettavo con trepidazione, perché allora non capitava spesso di andare in giro con i miei e in quell'occasione ritrovavo parenti, cugini, amici... e si faceva festa! Scusate, ma non ho potuto fare a meno di condividere questo ricordo indelebile...

  • #3

    Gianfranco Conforti (martedì, 05 gennaio 2021 10:14)

    Grazie a Patrizia e Beatrice per i commenti ed i ricordi di Bea.

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

Per visualizzare il sito della casa editrice e la pagina dedicata al libro

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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