EMMA E CARLO, OLTRE LE PAURE (Elisabetta Proietti)

Emma, Carlo e l’arte di essere fratello e sorella. Oltre le paure

 

Quando l’unica piccola finestra attraverso la quale il fratello vede sembra essere compromessa, anche le pagine del libro diventano nere in quel buio che incombe e che non si sa se durerà. Bisogna aspettare, bisogna fidarsi, intanto accarezzare. 

 

DA nl@redattoresociale.it

 

A  menteinpace@libero.it  

 

di Elisabetta Proietti

 

“Caro dio/ grazie di tutto/ soprattutto per Carlo/ perché le cose da fare/ sono molte, molte/ prima che sia notte/ e non è detto/ che il sole debba scendere/ per forza”.

Le parole di Emma sono il filtro delicato e profondo cui Silvia Vecchini affida il racconto del legame della ragazzina con il fratello Carlo nel libro appena uscito per Bompiani “Prima che sia notte”. Carlo non sente, vede solo da un occhio. Carlo è stato ferito aperto cucito in molte parti del corpo. “Mio fratello fa i suoni con le mani, in casa mia è tutto un silenzio”. È una lingua che rende tranquilli la Lis, perfino i rimproveri con essa sembrano pacati. E poi c’è il Braille, “una lingua che si tocca. Questa sì che è una mano sulla bocca”. Lo si sta imparando, il Braille, in famiglia, perché bisogna essere pronti. Quando l’unica piccola finestra attraverso la quale il fratello vede sembra essere compromessa, anche le pagine del libro diventano nere in quel buio che incombe e che non si sa se durerà. Bisogna aspettare, bisogna fidarsi, intanto accarezzare.   

Carlo, Emma e il cane Lulù vivono con i genitori su un’isola. Tante volte hanno fatto viaggi sopra il mare per poter star meglio, per i ricoveri di Carlo e per i ritorni. Il racconto si snoda poeticamente tra versi e prosa. In mezzo c’è l’uomo del supermercato che permette a Carlo di battere i tasti della cassa, il segretario della scuola dove si è appena deciso che Carlo non potrà più frequentare e vorrebbe ribellarsi per questa ingiustizia ma non lo fa, l’infermiera che ha imparato ad osservare, la bidella che spera in qualcuno capace di trovare finalmente le parole giuste, il maestro sordo arrivato ad aprire una breccia. C’è lui, l’amico e compagno di scuola di Emma, e tra i due nasce un sentimento capace di far naufragare paura e perfino pregiudizi.

Il libro nasce da una serie di sentieri che si intrecciano. Uno è quello che ha fatto incontrare l’autrice con Emma e Carlo, due bambini veri, oggi ragazzi. Un altro riguarda la biografia dell’autrice che fin da piccola si è sentita raccontare di una complicazione, durante la gravidanza della madre, che avrebbe potuto consegnarla a un futuro senza immagini né suoni. Soprattutto, spiega Vecchini, “volevo che altri potessero vedere cosa è un bambino, cos’è una bambina, cosa sono due fratelli. Cos’è parlare, cosa è farlo senza suoni, com’è immaginare di farlo senza segni mentre l’unica fessura da cui si guarda fuori di sé diventa sempre più piccola”.

Pochi libri raccontano con tanta intensità il sentire e il punto di vista dei fratelli e delle sorelle di bambini disabili, quelli che testi e ricerche anche italiani vorrebbero farci chiamare siblings, ma che ci additano semplicemente e fortemente, come fa la piccola Emma, di che è fatta la parola fraternità. Una volta letto, “Prima che sia notte” lo si vorrà leggere ancora.

La recensione di Elisabetta Proietti è pubblicata sulla rivista SuperAbile Inail.

 

Tratto da: https://www.redattoresociale.it/article/notiziario/emma_carlo_e_l_arte_di_essere_fratello_e_sorella_oltre_le_paure?UA-11580724-2#

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

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Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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