A GORIZIA DUNQUE! (Newsletter Collana 180)

 

All'ombra dei ciliegi giapponesi di Antonio Slavich ci porta a Gorizia, "in uno degli ospedali psichiatrici più periferici e insignificanti d'Italia, al confine del mondo occidentale", dove tutto cominciò. 

 

 

DA collana180@studiosandrinelli.com

 

A  menteinpace@libero.it  

 

È il 16 novembre 1961 quando Franco Basaglia entra in servizio come direttore di ruolo nell'ospedale di Gorizia, Antonio Slavich lo raggiungerà pochi mesi dopo; quello che si presenta davanti ai loro occhi è un mondo di sofferenza, di violenza, di annientamento: non uomini e donne ma internati senza volto né storia.

 

"Qualcosa bisognava pur fare affinché quel poco o tanto che sapevamo o potevamo si traducesse, davanti ai malati prima di tutto, ma anche davanti agli infermieri di buona volontà, in un’attività professionale abbastanza credibile da consentirci almeno di guardarci allo specchio senza vergogna”.

 

Comincia da qui il cambiamento che porterà alla Legge 180 e alla progressiva chiusura dei manicomi, comincia da piccoli gesti che diventano rivoluzionari, da piccole azioni che sembrano sconvolgere il mondo fermo, immobile, secolare del manicomio e delle istituzioni.

 

Il giardino con gli alberi, ai quali venivano legati gli internati fino ad allora, è uno degli scenari di questa rivoluzione: all’ombra dei frondosi ciliegi giapponesi, nei caldi pomeriggi estivi, avviene l'incontro con i malati - non con la malattia - che hanno di nuovo un volto, un nome, una storia che, finalmente, riaffiora.

 

LA PUBBLICAZIONE POSTUMA

 

 

Antonio Slavich è mancato prima di terminare la stesura definitiva del libro All'ombra dei ciliegi giapponesi. Il dattiloscritto incompleto è stato recuperato dai figli, la versione definitiva è stata ricostruita grazie all'aiuto di amici e colleghi preziosi. Il figlio Carlo ci racconta com'è andata in questo video registrato nel 2018 durante la presentazione del libro.

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La famiglia, all'origine della civiltà, oggi ne sta decretando la fine. È una crisi che investe l'intera società perché ciò che accade all'interno della famiglia ha rilevanza sul sociale e sul futuro dell'uomo. I genitori hanno rinunciato al ruolo di guida proteggendo all'infinito i figli: è il plusmaterno che nasce dal fallimento della cura e sospende il momento della responsabilità. La generazione che ha contestato sta crescendo figli e nipoti docili, pronti all'assoggettamento. Cosa è successo? I giovani che non dissentono permettono al fantasma mai sconfitto dell'antica tendenza dell'essere umano alla sottomissione di giocare la partita della vita al posto loro, rovesciandola in morte. Laura Pigozzi, psicoanalista, esplora in questo saggio come lo scacco della famiglia sia la radice di una tragedia sociale più vasta e ferocemente distruttiva. Attraverso il concetto di disobbedienza civile elaborato da Hannah Arendt, prende forma in queste pagine una inedita rilettura delle origini del totalitarismo che per la prima volta riesce a spiegare le conseguenze politiche della pulsione di morte freudiana e ci permette di riscoprire alcuni casi emblematici di rapporti genitoriali fallimentari, come quello di Hitler con sua madre. «L'adattamento di un giovane» ci ricorda l'autrice «ha sempre qualcosa di immorale» perché sia un soggetto che una comunità si fondano sulla divergenza. È nelle famiglie che i ragazzi dovrebbero allenarsi a trovare lo slancio verso l'esterno, diventando adulti. Fallire questa trasformazione significa condannarli a un'eterna infanzia, che apre le porte non solo ai dittatori bambini ma anche a quelli veri.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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